Profumo di un Natale #Baltico

Quando dicembre sbaraglia sul calendario ed iniziano ad accendersi le prime luci propiziatorie delle feste che verranno, la voglia di immergersi in un’atmosfera natalizia a 360 gradi giunge spontanea.
Quale modo migliore se non quello di fare un salto in un posto nordico e freddo, corazzato da vino caldo alla cannella e mercatini di Natale, con casette lignee e graziose, per tuffarsi a capofitto nella magia del Natale?
E tra tutto il nord, io quest’anno ho scelto le repubbliche Baltiche, come la Lettonia e la Lituania.
Tra luci soffuse e diffuse nei centri storici imponenti delle città di Riga e Vilnius, costellati di addobbi graziosi ed eleganti, in un’inondazione di note natalizie, è inevitabile inalare l’intenso profumo di un Natale baltico.
Pare, come leggenda comanda, che il primo albero di Natale fu addobbato per la prima volta proprio a RIGA.
Ed è qui, nella capitale lettone, che il Natale, con luminosa eleganza, abbraccia ogni cosa, dai palazzi alla natura, dalle strade ai giardini, sino a diffondersi nell’animo della gente. Nella piazza antistante il Duomo, un maestoso albero di Natale, finemente addobbato, capeggia e domina tra le graziose casette in legno che danno vita al mercatino di Natale. Artigianato locale, dove legno, ambra e lana si trasformano in oggetti accoglienti, cucina tipica, vino caldo speziato, tisane natalizie al profumo di cannella ed al sapor di frutti di bosco e gli immancabili dolcetti allo zenzero, donano una calorosa atmosfera natalizia alle pendici del duomo.
Lì nei pressi è d’obbligo curiosare per la stradina che accoglie i bizzarri e colorati edifici dei Tre Fratelli, tre edifici simili ma diversi tra loro, il centrale dei quali ospita il Museo di architettura lettone, entrare ad ammirare la chiesa di San Giacomo, passeggiare tra i suggestivi vicoletti sino a raggiungere il castello, Riga Pils, sulla cui piazza si erge un altro maestoso albero di Natale. Il castello di Riga si affaccia sul fiume Daugava e si pone e si impone, nella sua semplicità, dirimpetto al moderno quartiere oltre sponda, fatto di alti edifici di acciaio e cristallo. Camminando per le strade della Vec Riga, il centro storico per intenderci, anelito di atmosfera natalizia e, cosa non da poco, patrimonio UNESCO, ci si imbatte nelle maggiori attrazioni della città, come la casa delle Teste Nere, edificio pregno di storia e ricco di decorata architettura, la chiesa di San Pietro, affiancata da un’irta torre campanaria, la casa del Gatto, i vari mercatini ed alberi di Natale dislocati nelle principali piazze della città, lo svettante monumento della libertà, gli straordinari ponti, come il suggestivo ponte ferroviario in metallo, costituito da arcate superiori ricorrenti o il recente e moderno ponte Dienvidu, e il contemporaneo edificio triangolare che ospita la Libreria Nazionale, che con pesante leggiadria si riflette nelle acque del fiume. Emblematici, nonostante le rigide temperature, sono anche i numerosi parchi che si intervallano nell’ordinata trama urbana. Degna una capatina  il grottesco mercato centrale, colorato da numerose varietà di frutta, verdura, carni e pesci.
Non si può non salire al 26esimo piano del Radisson Hotel situato su una delle vie principali, Elizabeth Iela, che ospita lo skybar panoramico, con vista pazzesca sullo skyline della città, che permette di ammirare, durante l’ascesa nell’ascensore vetrato, le curve geometrie dorate dell’imponente cattedrale ortodossa. Proseguendo su questa stessa via, costeggiata da negozi luxury, si arriva ad un quartiere più a nord pregno di edifici ad alta concentrazione di Art Nouveau, che è possibile osservare passeggiando con il naso all’insù per Antonjas Iela, Alberta Iela e traverse annesse e connesse.
Altro quartiere che merita una tappa è Miera Iela Republika, il quartiere hipster di Riga, presieduto da edifici industriali dismessi, negozietti e baretti alternativi, e dalla tuttora operante fabbrica di cioccolato Leima, marchio lettone, emanante un intenso odore di cacao, che si propaga per l’intero quartiere.
Per appagare l’ appetito, che, ahimè, non manca mai, oltre alle sfiziose proposte dei mercatini natalizi, è possibile gustare zuppe e piatti della cucina locale nel caratteristico e centrale ristorante Salve, bere qualcosa di caldo, cioccolatoso e coccoloso nel Black Riga Bar, dove l’ingrediente principale è il Black balm, liquore tipico di Riga, e bere un’ottima birra, accompagnata da piatti tipici a base di carne e di musica live lettone, al Folkklubs Ala Pagrabs.
A poche ore di macchina o di autobus (economico e comodo, con schermo
a bordo per ogni sedile se si sceglie di viaggiare con la compagnia Ecolines), dirigendosi a sud, si raggiunge un’atra capitale Baltica, VILNIUS, nel cuore della Lituania, più piccola, semplice e discreta ma comunque pervasa dalla magia del Natale che impazza. Circondato da una periferia un po’ trasandata e, per così dire, alquanto vintage, il centro storico vanta però imponenti edifici di rappresentanza, come il Municipio e la sede principale dell’Università, e chiese di alto pregio, come il Duomo in perfetto stile neoclassico, sovrastato dall’imponente Torre di Gediminas, la chiesa di S. Caterina, la strabiliante chiesa gotica di S. Anna, la splendente e bizzarra chiesa ortodossa di S. Michele e S. Costantino e la Sinagoga, situata nell’elegante ed accogliente quartiere ebreo.
Anche qui il mercatino di Natale ha luogo nei pressi del Duomo e lambisce, con le sue eleganti baracche, bianche e con i tetti a spiovente, un albero di Natale gigante, fatto di filari di luci. È possibile gustare snack prevalentemente dolci e caratteristici del nord Europa e, lì nei pressi, salire su un luminoso trenino che fa il tour per le principali vie della città.
Per una pausa dal freddo, un’ottimo the caldo, da accompagnare con una squisita e saporita fetta di torta, è servito nella pasticceria chabby Pinavija. Se si ha voglia di un caffè fragrante ed appena macinato, in versione ristretta, lunga o filtrata, non si può che andare nella caffetteria hipster Love is strange, posizionata a valle della collina delle Tre Croci, dove design essenziale e chicchi aromatici avvolgono la giovane clientela.
A proposito di hipsteria, la zona più di tendenza a riguardo è la repubblica di Uzupis, con tanta di costituzione da rispettare se si vive in questo quartiere così bohemian e dal carattere forte, bizzarro, alternativo ed indipendente. Arte contemporanea e storia si intrecciano, abbracciando anche i vicoli più segreti.
Per un’abbuffata di cucina locale vale la pena cenare da Senoji Trobele, trattoria dall’intimo animo lituano, dove è possibile gustare i Cepelinai, ossia i famosi gnocconi di patate farciti di carne o verdure, mangiare della tenerissima carne di cervo e sgranocchiare pane fritto con scaglie di aglio da intingere in una maionese calda al formaggio.
Con il gelo come sfondo e la neve che lenta si adagia sui tetti a spiovente, ogni inverno dai primi di dicembre sino allo scoccare dell’Epifania, gli accoglienti mercatini di Natale di Riga e di Vilnius tornano ad allietare grandi e piccoli, con tutta la carica di positività e di dolcezza che, sovente, gli caratterizza.
Confortati dal calore delle luci di Natale, con in sottofondo Let it snow e lo scoppiettio del legno che arde nei braceri atti a cuocere le prelibatezze del posto, la felicità è una cosa semplice quando non si ha”niente altro che del bianco a cui badare“.
Profumo di un Natale #Baltico

Una settimana a #NewYork

New York è una città dalle dimensioni che rasentano l’infinito, così come rasentano l’infinito anche le cose da vedere, da fare, da assaggiare.

Se stilare una lista dei posti emblematici sembra essere una “mission impossible”, ecco un’accurata selezione di luoghi e di assaggi imperdibili per vivere e sopravvivere ad una settimana newyorkese, in un girotondo di attrazioni turistiche selezionate e attimi di vita da “very local”.

Pronti… Ma prima di spiccare il volo, nel vero senso della parola, non dimenticate di compilare, entro al massimo 72 ore prima della partenza, l’ESTA (autorizzazione di viaggio obbligatoria), operazione possibile solo ed esclusivamente sul sito ufficiale (https://esta.cbp.dhs.gov/esta/application.html?execution=e1s1) ad un costo di circa 14$ (diffidate dalle imitazioni e da siti truffatori). Inoltre è buona regola fornirsi di una buona assicurazione sanitaria (il costo si aggira intorno ai 70€), per eventuali e scongiurati infortuni, essendo le spese mediche molto esose negli States.

…Partenza, via!

Atterrati all’aeroporto J. F. Kennedy sarete probabilmente presi da una repulsione per questa struttura che sembra andare controcorrente rispetto all’avanguardistico avanzare di una metropoli come NY. Ma, superata la lunga fila per il check dei passaporti, dove forse vi rivolgeranno domande scomode o di semplice routine, sarete sopraffatti da una scarica di adrenalina per il solo e semplice fatto che avete appena messo piede nella città più ambita del mondo. Se non volete sborsare almeno 60$ per giungere in centro comodamente seduti su di un famoso taxi giallo, dirigetevi verso l’Airtrain che, direttamente dall’interno dell’aeroporto, vi porta in poche fermate sino a Jamaica Station, grande nodo di interscambio metropolitano dove è possibile prendere una delle tante linee metro per raggiungere il vostro alloggio. Badate bene che il biglietto del treno si acquista all’uscita del treno e si oblitera, quindi, all’uscita. Dirigendovi nell’interrato metropolitano, non esitate ad aqcuistare subito la Unlimited Ride Metrocard, direttamente dalle macchinette automatiche poste nei pressi dei tornelli della metro, che con una spesa di 32$ vi permetterà di viaggiare sui mezzi del trasporto pubblico urbano per una sette giorni.

Optate per un hotel, magari uno dei pochi con colazione inclusa e magari situato in una posizione centrale come Manhattan, da prenotare con largo anticipo, o per un appartamento da riservare su Airbnb, leggermente più economico. Posate le valigie, esitate davanti ad un alto e soffice materasso ma desistite perché lì fuori c’è un mondo pronto a sorprendervi.

Armatevi di scarpe comode perchè i kilometri da percorrere saranno tanti; di una tripla dose di caffeina mattutina perché New York è una città che non dorme mai e anche voi, di conseguenza, tenderete ad assecondare il ritmo frenetico di questa energica città contagiosa; di una mappa della città, cartacea e tangibile, perché google a volte può trarvi in inganno.

Vi avviso: le miglia da percorrere saranno tante, le gambe vi tremeranno per la fatica, ma ogni sforzo sarà ripagato da quella semplice emozione di sentirsi come catapultati in una canzone di Alicia Keys, in una serie di Suits, in una puntata di Sex and the city, in una scena di Colazione da Tiffany, in un dialogo di Gossip girls, in un vlog di Clio Make-up, in una puntata de Il boss delle torte, in una sceneggiatura di Woody Allen.

Day 1:

Agguerriti e pronti ad andare in avanscoperta della città, non appena arrivate iniziate a vagare senza meta, partendo dal cuore di Manhattan, per esplorare la città d’impulso, per prendere confidenza con essa, per far librare le vostre prime emozioni.

Il mio approccio è stato quello di ingurgitare subito un hamburger (avevate dubbi?), ovviamente da Shake Shack, famosa catena newyorkese di burger di qualità, immersa in quel piccolo squarcio di verde del Madison Square Park, con vista Flatiron Building, edificio simbolo dell’eleganza storicizzata di New York.

Vi consiglio di iniziare proprio così ad assaporare Manhattan, cominciando a macerare hamburger ed a macinare chilometri, con la testa tra le nuvole ed il naso all’insù, mentre provate a metabolizzare l’essenza enigmatica di questa città. Passeggiate per Union Square, sino ad arrivare al vicino Whashington Square Park. Risalendo verso nord, fermatevi da Doughnut Plant, per assaggiare la vera doughnut americana, soffice, con un lieve sentore di fritto ed un’ampia scelta di gusti, in questa bakery dal design carino a tema ciambelle. Se arrivate poco prima delle chiusura, vi verranno regalate delle ciambelle avanzate in omaggio.

Lì nei pressi, ritornando verso il Flatiron Building, al Flatiron Room, potrete gustare degli ottimi drink miscelati da talentuosi barman americani, in un ambiente raffinato, un po’pretenzioso ed, ovviamente, costoso, ma che vi fa rivivere l’atmosfera datata dell’America di un tempo, tra note jazz e voci soul, rigorosamente live.

Sperduti, e forse anche perduti, nella fitta trama stradale di streets e di avenues, costeggiata da edifici slanciati, tesi e protesi verso un cielo che, timido, fa capolino, ci si sente piccoli e discreti, ma parte indissolubile di un tutto.

Prima di ritirarvi non potete perdere il magico incanto di passeggiare nel trambusto di Times Square di notte, sbaragliati da luci, suoni e colori, in un bombardamento di immagini che sprizzano globalizzazione da tutti i pixels! Sopraffati da questa esplosione di trash a profusione, cercate conforto nella vicina Broadway, dove magari cadrete in tentazione acquistando un costoso biglietto per uno dei tanti famosi musical del palinsesto. A proposito di tentazioni, perdetevi nei meandri colorati dello store M&M’s world, facendo cadere dai dispenser cascate di noccioline colorate al cioccolato nero o bianco o persino al burro d’arachidi; fate la scorta di pacchi e pacchi di reese’s, i famosi cioccolatini ripieni di burro d’arachidi, nel Reese’s store; fate un giro nell’Hard Rock Cafè; assaggiate i gamberetti fritti panati nel cocco di Bubba Gump, pub ispirato all’omonimo posto del film Forrest Gump.

Esausti ed increduli, è ora di andare a dormire, perchè da domani si inizia a fare sul serio!

 

 

Day 2:

Caffè americano nero bollente, reflex appesa al collo…ed una mini cheescake da Elieen’s Special Cheesecake per degustare quella torta buona buona che solo i neyorkesi sanno fare! Loro la prediligono plain, ossia senza topping superiore. E’ così, dopo una colazione veloce ma calorica, si è pronti a dirigersi verso il simbolo per antonomasia della grande mela: la Statua della Libertà! Arrivate nel profondo sud di Manhattan e prendete il traghetto da Battery Park per Ellis Island, ad un costo complessivo andata e ritorno di circa 18$. Il vero spettacolo è nel tragitto: traghettati sulla cresta del fiume Hudson, voltatevi per scrutare il profilo aguzzo di New York, sormontato come è da grattacieli che frastagliano il cielo. Prima tappa l’isolotto presidiato dalla Statua della Libertà, Liberty Island per l’appunto. Scendete ed ammirate da vicino, dal basso verso l’alto, questo monumento enorme più nell’immagginario comune che non nella realtà. Se trovate posti vacanti, se siete il tipico turista medio e se non soffrite di vertigini, salite sulla corona della Statua per osservare il panorama. Riprendete il traghetto, fate una capatina su Ellis Island, più per continuare ad osservare la City da questo lontano punto di vista che per visitare il museo dell’Immigrazione, gratuito ma mediocre. Potete anche scegliere di risparmiare questi dollari per il traghetto e di ammirare la Statua della Libertà da lontano, a bordo del gratuito Staten Island Ferry, che lambisce ma non tange la Liberty Island, ma che è gratuito.

Tornati sulla terra ferma, è un rito di passaggio la visita a Ground Zero, dove le orme delle Torri Gemelle sono state consacrate alla memoria insieme alle tante anime perite nell’attentato dell’11 settembre. Un parco, un museo, l’osservatorio nazionale del World Trade Center, e l’avanguardistico scheletro bianco dell’Oculos di Calatrava, non colmano il vuoto lasciato dalle gemelle omozigote dello scenario newyorkese.

Continuando la passeggiata nel Lower Manhattan, addentratevi nel Financial District, per sentirvi un po’ Will Smith nel celebre Hitch, con You Can Get It If You Really Want in sottofondo che vi ronza nella mente, per vedere da vicino Wall Street, la Borsa, e per provare a fare una foto all’agguerrito toro accerchiato da turisti pronti a selfarsi.

Risalite il centro sino a giungere a China Town, per respirare una ventata di vera Asia in un ambiente che profuma d’oriente, pur essendo inglobato in un occidente che più occidente non si può. Qui, tra scritte cinesi ed odori forti, assorbita da questo quartiere emblema del Levante, scorgerete la piccola scritta “Little Italy“,  che vi dà il benvenuto nella piccola ed omonima via dedicata ai sapori ed alle tradizioni della nostra Patria.

 

 

Day 3:

Se il sole pulsa forte nel cielo, non potete che fare una piacevole passeggiata sull’High Line. Percorretela tutta, che ne vale davvero la pena. Immettetevi su queste rotaie sopraelevate, trasmutate in un parco lineare, imboccandole da Gansevor Street, per ammirare il cantiere di isolati che partoriranno architetture di nuova generazione, in uno spiccato spaccato di una città ancora più contemporanea. Camminando su questa linea verde, magari con un coffee to go firmato Starbucks tra le mani, gusterete un esempio raffinato di progettazione intelligente, che ha permesso di trasformare un vecchio percorso ferroviario in un vero e proprio parco, dal design ammiccante e contemporaneo, che permette di isolarsi temporaneamente dal trambusto cittadino senza però perdere il contatto con esso. In questo susseguirsi di tratti , tra intervalli di solido cemento e di friabile erba, tra rigide panchine e comode sdraio, tra edifici di ieri e di domani, tra pit stop rilassanti e camminamenti incessanti, si arriva al Chelsea district.  E dato che l’appetito vien camminando, intrufolatevi nel Chelsea Market, un mercato coperto e non convenzionale, dall’aspetto vintage e retrò estremamente accattivante, per una sosta a base di shopping (c’è lo il famosissimo store di Anthropologie!) e a base di cibo. Ricavato all’interno di una ex fabbrica di biscotti, i famosi Oreo per intenderci, vi tenterà con odori e colori nei vari shop dislocati al pian terreno; ai piani superiori invece sono ospitati degli spazi di lavoro di nomi rinomati, come Youtube per esempio. Non perdetevi un tacos saporito e veloce da Los Tacos N.1, un assaggio di sushi fresco e scioglievole all’interno del Lobster Place dove tra le mille tentazioni è possibile gustare un ottimo, anche se minuto, Lobster Roll, un calorico dolcetto da Amy’s bread ed una bevanda salutare a base di Matcha al ChaLait. Di fronte al mercato non potete esimervi dall’ammirare l’ampia sede di Google, immaginando cosa possa accadere all’interno di quel fantastico mondo che dal reale spazia al virtuale. Costeggiando il Chelsea Market, vi imbatterete in un wall total black dove si trova la porta di ingresso del famoso ristorante fusion Buddakan, reso celebre, oltre che dalla raffinatezza dei piatti serviti, anche dalla scena di Sex and The City in cui Carrie festeggia con le amiche la sua ultima sera da single, prima di convolare a nozze con Mr. Big. Continuate a scoprire il quartiere, sino a sconfinare senza rendervene conto nel Metapacking District, dall’animo affine al Chelsea district. Qui potrete assoporare l’arte giovane americana al Witney Museum, edificio progettato di Marcel Breuer ed ampliato da Renzo Piano, semplice fuori, esplosivo dentro.

Spostatevi verso Soho, per una piacevole passeggiata tra le vetrine di negozi di grandi marche, come il Prada Flagship Store progettato dallo studio Oma (575 Broadway). Continuate a camminare sino a giungere a Tribeca, altro grazioso quartiere, e non esitate ad entrare nel New Museum progettato da Sanaa (235 Bowery), dove la facciata bianca e contemporanea sgomita tra edifici un po’ più cupi e datati.

Scovate un “posticino” nel vostro stomaco per addentare con estrema difficoltà ma con golosa dedizione il pastrami on rye, sandwich farcito con innumerevoli strati di arrosto succulento, al “modico” costo di circa 20$, da Kat’z Delicatessen, luogo famoso per aver fatto da sfondo alla scena cult del film Herry ti presento Sally del mitico Woody Allen. E già al primo morso capirete che l’orgasmo di Sally infondo non era poi così simulato!

 

 

Day 4:

Oggi la giornata non può che iniziare addentando un egregio biscotto da Levain Bakery, forno celebre per i cookies dalle dimensioni, dal peso e dalla bontà smisurati! Rimpizzati da un numero smisurato di calorie, si è pronti ad esplorare Central Park.  L’emozione di un ricordo di una qualche scena di un qualche film vi rapirà, tra l’incanto del verde e la magia del rumore finalmente ovattato. Percorrendo sentieri, ammirando vallate, respirando aria ossigenata, fermatevi a sorseggiare un caffè sulla terrazza della Loeb Boath House, che affaccia sul laghetto, sorridendo nell’ammirare le barchette remate per lo più da turisti impacciati. Indulgiate, trattenendo la lacrima, presso lo Strawberry Field Memorial, uno splendido giardino all’interno del parco dedicato alla memoria di John Lennon, dove potrete ammirare il mosaico commemorativo con la scritta Imagine. Poi sdraiatevi sull’erba fresca, per rilassarvi contemplando un cielo infinito, magari canticchiando una canzone dei Beatles.

Contornato dal verde immenso di Central Park, proprio a metà del lato destro del parco, troverete il MET (The Metropolitan Museum of Art), uno dei musei più famosi al mondo, dedicato all’arte senza tempo di tutti i tempi. Per pranzo concedetevi un veloce, semplice ma succulento, hamburger da Burger Joint, un fastfood retrò dal carattere schietto ed informale, situato all’interno di un formale e lussuoso hotel, Le Parker Meridien. Preparatevi ad affrontare una lunga ma veloce fila.

Per smaltire qualche morso del panino appena ingerito, camminate ancora nell’arte, risalendo, passo dopo passo, in un crescendo di bellissima cultura, la spirale perfetta del Guggenheim Museum. Prima di entrare fermatevi ad adulare le rotondità perfette di questo museo dal carattere semplice, forte e moderno, progettato dal celebre architetto americano F. Lloyd Wright. Il sabato pomeriggio, dalle 17.45 alle 19.45 circa, l’ingresso al museo avviene non pagando obbligatoriamente il costo dell’intero biglietto, ma lasciando una libera e simbolica offerta.

Concedetevi una cena coi fiocchi, e magari provate ad addentare una tenera t-bone, da Smith & Wollensky per assaporare la celebre bistecca di Miranda ne Il Diavolo veste Prada o da Club A Steakhouse, per un filetto davvero succulento a lume di candela.

 

 

Day 5:

A New York, sin dai tempi di Real Time, è ormai tappa obbligata una capatina da Carlo’s Bakery, si, lui, il boss delle torte reso famoso dal celebre canale del digitale terrestre.  Aprofittatene per fare una colazione dei campioni, scegliendo tra le tante dolcezze esposte. Se andate nello shop sulla 8th Ave, nei pressi di Times Square, passate per Penn Station e sbirciate per vedere il Madison Square Garden, famoso stadio casalingo del basket e dell’hockey.  Nelle vicinanze potrete ammirare l’edificio del New York Times Bulding, grattacielo che prende forma nella mente ingegnosa di Renzo Piano e l’Hearst Tower di Norman Foster. Arrancando verso il lusso, spostatevi sulla quinta strada per passeggiare nei meandri della magnificienza, tra boutique d’alto rango, la Trump Tower e caffè sontuosamente moderni.  Fate un tour da Tiffany e si, voi donne, scattatevela pure una foto fingendo di essere Audrey Hepburn dinanzi la celebre vetrina sulla 5th Avenue; ammirate il cantiere per la rimozione del famoso cubo di vetro, un tempo ingresso del più celebre negozio Apple al mondo perchè, si, lo stanno rimuovendo (sigh!); aggrappatevi alle enormi lettere della scultura con la gigantografia della scritta Love, opera di Pop Art dell’artista Robert Indiana ed inno ad un amore icondizionato.

Abbondanate il traffico cittadino per esiliarvi, per almeno un paio d’ore, all’interno del MOMA (The Museum of Modern Art), perchè è proprio qui che, probabilmente, trascorrerete il vostro tempo migliore. Svillupato su sei ampi piani, questo museo vi permetterà di percorrere, in un escalation di arte superba, l’eccellenza dell’arte e dell’architettura dal mondo e per il mondo, aprendo varchi temporali recenti per lo più recenti. Potrete acquistare il biglietto on line, per un costo di circa 25$, se volete evitare la fila. Se invece stare in fila non vi imbizzarrisce, potete approfittare dell’ingresso gratuito previsto ogni venerdì pomeriggio a partire dalle ore 16.

Per cena rifocillatevi con un veloce ma perfetto bagel da Ess-a-bagel, dove il primo della lista del menù, il favorito, a base di salmone, formaggio fresco, cipolla rossa e insalata, con la farcitura che supera lo spessore della ciambella, è da leccarsi i baffi.

 

 

Day 6:

Questa giornata non può che cominciare con un’immersione nel flusso umano che avanza con moto perpetuo all’interno del Grand Central Terminal, la stazione principale della grande mela. Maestosa ed elegante, vi accoglierà con un caos calmo. Potrete qui fare colazione con uno dei svariati e deliziosi cupcakes, da accompagnare con un ottimo brownies al cioccolato take-away per la merenda, da Magnolia Bakery, sede distaccata dello shop più grande situato sulla 6th Avenue.

Curiosate tra gli edifici simbolo della city, avanzando tra brani miliari dell’architettura moderna, come l’emblematico Seagram Building, l’elegante grattacielo che incarna il detto “Less is more” del rinomato architetto che l’ha progettato, Mies Van der Rohe, l’appuntito Chrysler Building, l’United Nations Headquarters, con il grattacielo essenziale e lineare progettato dal maestro dell’architettura moderna Le Corbusier, la Morgan Library ampliata da Renzo Piano, il più recente Lincoln center, un complesso di edifici come teatri, cinema, auditorium, nonchè sedi di varie compagnie artistiche.

Per farvi pervenire una ventata di nostalgia dell’Italia, assaggiate una slice di pizza da Ray’s pizza, quella preferita da Miranda in Sex and the city per intenderci, e rimpiangerete quella pizza che solo in territorio italiano sanno preparare.

Verso l’imbrunire, recatevi sul Top of the Rock, rooftop del Rockfeller Center, il cui ingresso è da prenotare con largo anticipo, acquistando il biglietto on line (costa ben 34$), per assicurarsi di godere del panorama spettacolare dal 72esimo piano di questo grattacielo che solo al calar del sole si può ammirare. La vista si apre su di un panorama a 360° che spazia da un abbraccio visivo a Central Park allo skyline di Manhattan, dominato dal celebre Empire State Building e dalla pura, essenziale e snella eleganza del recente grattacielo bianco e sottile 432 Park Avenue, progettato dal team di Rafael Vinoly Architects (ebbene sì, va a quest’ultimo l’onore di esser definito il mio grattacielo preferito di NY!). In molti prediligono la scalata del più blasonato Empire State Building, per apprezzare lo scenario newyorkese da una terrazza più alta, ma in realtà è dal tetto del Rockfeller Center che vanta una vista qualitativamente migliore, in quanto è possibile ammirare il protagonista indiscusso di tutto lo skyline newyorkese: il suddetto blasonato Empire State Building, per l’appunto!

Il sole è calato, le luci impazzano in un cielo bruno e stellato, ed è giunto il momento perfetto per un happy hour su di uno dei tanti deliziosi rooftop di Manhattan, come il Top of the Strand, trandy lounge bar situato al 21esimo ed ultimo piano dell’omonimo hotel, che gode di una vista impareggiabile ed impagabile dell’Empire State Building.

 

 

Day 7:

Per rallentare il ritmo di questa vacanza, non si può che tranquillamente divagarsi a Brooklyn.

Brooklyn è tanta roba. E’arte, è cultura, è culture; è cibo dal mondo, è vetrina sul mondo. E’ fantasia, è consapevolezza. E’ vintage, è riciclo. E’ musica, è colori. E’ un mondo nel mondo che vi rapirà letteralmente. E passando per Brooklyn, scovando e scoprendo le mille anime che, da Dumbo a Williamsburg, caratterizzano il carattere estremo di questo quartiere, sarete pervasi da un aroma di serena felicità che s’infonde e si diffonde tra le strade, tra la gente. Tra negozi vintage, kilo shop, second hand shop, caffetterie fairtrade che sprigionano un intenso aroma di caffè appena tostato, botteghe artigiane, vetrine di arte, fashionissimi flea market e street food hipster, sarete magicamente rapiti da questa zona di New York City, in cui si respira un’atmosfera di autonomia e libertà, intrisa di una nostalgia del passato che va al passo coi tempi che corrono.

Il brunch, rito immancabile ed impeccabile di ogni weekend americano che si rispetti, non può che essere fatto o da Eggs, per piatti semplici e veloci, frechi e salutari, della tradizione americana a base, ovviamente, di uova, o da Five Leaves, posticino fantastico da very hipster, che appagherà a pieni voti il vostro palato,ordinando un ottimo Avocado toast, delle croccanti patatine al tartufo ed i migliori Ricotta Pancakes di tutta la città, dalle soffici dimensioni esorbitanti.

Catapultatevi verso la riva del fiume, per ammirare uno skyline d’oltre Hudson un po’ più quieto. Percorrete con lo sguardo il Williamsburg Bridge e poi magari prendete il traghetto che in pochissimi minuti ed in sole due fermate vi trasporta verso i piloni del Brooklyn Bridge.

Rilassatevi osservando il fiume che si inquina dei magici riflessi dei grattacieli, interdetti da un traffico fluviale non indiffernte, nel Brooklyn Bridge Park, alle pendici del famoso ponte.

Se un leggero languorino si è impossessato di voi, mangiate uno spuntino veloce da a base di aragosta da Luke’s Lobster, un gelato colorato alla Brooklyn Ice Cream Factory o adagiatevi sulle comode sedie a ridosso del fiume all’interno del River Cafè, per rimpinzarvi con prelibatezze che vantano una stella Michelin.

Eccoci finalmente giunti al contatto diretto con l’emblema della città: il Ponte di Brooklyn. Iconografato da una nota marca di gomme da masticare, è forse l’opera monumentale che più si assoccia all’idea di New York. Percorretelo lentamente, imboccandolo da Brooklyn, per ritornare verso Manhattan, facendo frequenti pirouettes su voi stessi, per meglio beneficiare della vista mozzafiato che questa passerella fatta di assicelli di legno sospesi vi regala.

Se vi sentite quasi saturi del caos metropolitano, raggiungete la parte più a sud di Brooklyn per immergervi nell’atmosfera retrò che si respira a Coney Island, penisola tranquilla dominata da fast food e da Luna Park a cielo aperto, dove è possibile ammirare un oceano nostalgico che, con discrezione, lambisce una soffice sabbia popolata da gabbiani e da americani in procinto di rilassarsi o di fare sport. Non dimenticate di mangiare un numero non precisato di hot dog, quelli veri, picccoli e succulenti, da Nathan’s Famous, il fastfood dove l’hot dog ha avuto i natali. E, cospargendo di salse il vostro wrustel perfetto, fate a gara anche a voi a chi ne mangia di più, per assaporare l’atmosfera che qui si vive ogni 4 luglio, quando ha luogo la gara dei mangiatori di hot dog. Fuori il locale c’è un tabellone con la lista dei vincitori annuali, capeggiata da colui che detiene il guinness dei primati per avere mangiato ben 69 hot dogs in soli 10 minuti!

 

 

In questo andirivieni culturale, tra quartieri che esondano cultura, edifici rinomati e musei d’eccellenza, non possono mancare delle incursioni di shopping estremo. Sfatiamo certi falsi miti che professano essere economici prodotti gettonati come rayban, Tommy Hilfigher, Kate Spade, Sugar, Anastasia, ecc… I prezzi sono all’incirca equivalenti a quelli europei, se non più alti in certi casi. Giusto i capi Levi’s (badate ben che in americano si pronuncia “Levaís”!), Ralph Loren e qualche capo Nike sono alquanto convenienti. E per catapultarsi nel calderone di brand americani tanto agognati, per toccarli con mano, provarli ed acquistarli, non vi resta che entrare da Macy’s, il mall più grande degli States, situato nel centro di Manhattan. Se puntate alla quantità e non alla qualità, addentratevi nei meandri disordinati di Century 21, una sorta di discount della moda, a due passi da Ground Zero. Un mondo a parte sono le Pharmacy, una sorta di parafarmacie-supermercato, spesso aperte sino a tardi o addirittura h24, dove trovate di tutto, dal cibo al make-up, dall’acqua ai gusti più strani agli oero ai gusti più strani, e dove probabilmente, se siete femminnucce come me, comprerete un numero non pervenuto di lip balm della Eos e di eyliner e rossetti della Elf. Se siete patiti dell’oriente introducetevi con discrezione in Koreantown, dove supermercati e ristoranti orientali, barbecue e karaoke coreani, sono intervallati da negozi di beauty dove è possibile comprare le famose maschere in tessuto, dal packaging più bizzarro.

Se poi vi avanza del tempo, perchè l’energia, quell’ardita, non può e non deve mai esaurirsi, fate un salto allo zoo del Bronx, per un’avventura immersiva; mangiate hot dog e bevete litri di birra americana sugli spalti di uno stadio mentre assistete ad una partita di baseball; inoltratevi nella parte più ad est di Long Island, per sentire una ventata d’Oceano ancora più intensa.

Una settimana a #NewYork

#NonSopporto

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Il caffè in vetro. Lo zucchero nel caffè. Il caffè in ghiaccio senza latte di mandorla. La moka da lavare. Il letto da rifare. La guancia sgualcita dal sonno. Chi si azzarda a rivolgermi la parola prima del mio primo caffè mattutino. Il cappuccino tiepido. La televisione accesa mentre si dorme. Il cellulare lasciato a caricare mentre si dorme. Il cellulare acceso mentre si dorme. La sveglia dell’IPhone che si rifiuta di suonare se il telefono è spento. Il volume della TV troppo alto. Il doppio cuscino. Le lenzuola di flanella. I soprammobili. L’asciugamano attorcigliata in bagno. Il tappo del bagnoschiuma aperto. La tavoletta del wc alzata. Il rotolo di carta igienica terminato. L’acqua del rubinetto che scorre mentre si spazzolano i denti. Il tubetto del dentifricio ripiegato. L’accappatoio bagnato posato sul letto. I piatti di plastica. I tovaglioli di stoffa. Le tovaglie. Una bocca estranea a me che beve nel mio bicchiere. Il ticchettio dell’orologio mentre provo, invano, a dormire. Il ronzio dell’aspirapolvere. Le sonorità di un phon. Chi strilla quando parla. Chi alza subito il tono di voce. Coloro che non ti guardano mentre parli loro. Oziare nel letto senza dormire. La gente pigra. La gente che non viaggia. La mancanza di curiosità. Gli immuni alla cultura. Le persone a dieta. Le persone litigiose. Gli invidiosi. I bugiardi. La gelosia. Chi ha il doppio cellulare. Chi non compra libri, chi non legge libri. La prima fila al cinema. Chi salta la fila. Chi chatta su whatsapp al cinema. Chi usa il cellulare mentre guida. Gli uomini che spengono la radio quando parcheggiano. Il tutto esaurito al concerto dei Coldplay. Le persone esaurite. Chi non si siede al proprio posto assegnatoli ad un concerto all’Olimpico. Chi odia il teatro. Le poltrone del teatro talmente alte che mi penzolano le gambe. I fotografi che si lasciano sopraffare dal fotoritocco. Le emoticons su volti fotografati di bambini piccoli. La radio che passa sempre le stesse canzoni. La pubblicità dì Spotify. Chi non consacra le feste. Gli asociali. I compleanni in cui si paga alla romana. I permalosi. Chi, anche solo inconsapevolmente, mi ruba la penna. Chi si intasca l’accendino. Chi sotterra le cicche nella sabbia. Chi getta le carte per terra. Chi posa le borse per terra. Gli incivili. Gli impliciti. Le amicizie di circostanza. Il profilo di Instagram privato. Chi ha mai anche solo pensato di comprare followers su Instagram. Chi nasconde le amicizie dal proprio profilo Facebook. Chi mi vieta di sbirciare il proprio profilo Facebook. Il mio amico di Facebook che non mi saluta. Il profilo di coppia su Facebook. L’amica o l’amico che quando si fidanza puff: sparisce. Le canzoni di Clementino. L’ultimo album di Ligabue. La puzza di sigarette. Il tanfo di sudore. L’odore della candeggina. Il sapore del coriandolo. L’alito al mattino. Il rumore dei respiri durante una lezione di yoga. Il seitan. I funghi secchi. L’insalata in busta. L’avocado acerbo. Le banane mature. Coloro che camminan nel bel mezzo di una carreggiata, ignorando i marciapiedi. Il doloroso sellino della bicicletta. I pittbull lasciati liberi. Gli uomini che pisciano per strada. Quelli che sputano per terra. Le approssimazioni. L’assenza di galanteria. La carenza di intraprendenza. Gli addii. L’apatia. Le mail spam. Chi non legge i miei articoli sul blog. Le lampade Seletti. Le serie non aggiornate su Netflix. Gli influencer. I timidi dinanzi a un buffet. Chi non divora gli stuzzichini ad un aperitivo. Il ghiaccio nella Coca Cola. Chi vuole avere sempre ragione. Chi nega l’evidenza. Quelli che “je rode” sempre. Le donne che allattano in pubblico. Le unghie dei piedi senza smalto. Le unghie lunghe delle mani con lo smalto scuro. Lo smalto delle unghie degradato. I graffi sulla stoffa. Lo scontro di una forchetta di metallo con i denti. I dolori mestruali. I brufoli. Barbara d’Urso. Lavorare di domenica. Le torte bagnate con troppo liquore. Chi parla troppo. Chi, invece, parla troppo poco. Gli egoisti. Chi non sa ascoltare. L’ape piaggio che puntualmente avanza lentamente davanti a me, mentre il mio piede destro freme sull’acceleratore perché sono in ritardo. Il sabato sera a casa. La pizza con poca mozzarella. Il prosciutto crudo cotto. I cornetti surgelati. Il presunto cornetto alla Nutella che poi ha dentro una mera e triste imitazione della Nutella. L’olio di palma nella Nutella. Le Gocciole alla nocciola. Il pacco di Pandistelle che finisce subito. I Ringo. La carne di agnello. La carne al sangue. Le cozze crude. Le persone che si accollano. Il pesce surgelato. Il pasticciotto di quel bar a Gallipoli che non è più come una volta. Gallipoli ad agosto. Le lattine di birra. La birra Lambic. Il vino mediocre. L’acqua Levissima. Le borse Michael Kors. La Ferragni. Gli insetti. Il film de I soliti idioti. Il caldo atroce. Le macchine bianche. La musica techno. L’edilizia becera. L’architettura scadente. Le persiane verdi. La spazzatura per strada. Le lenti a contatto. Gli occhiali sporchi. Una donna con i capelli corti. Un uomo con i capelli lunghi. La forfora. I parrucchieri che tagliano i capelli con lo sfilzino. La shampista con la ricostruzione delle unghie che ti scartavetra il cuoio capelluto. Le estetiste indelicate. I capelli grassi. La pelle secca. I gomiti screpolati. I peli sulla lingua. Le commesse che non rispondono al tuo “Buongiorno”. La sauna. La posta pubblicitaria che suona sempre e solo al tuo interno. Il solletico. Gli assorbenti interni. L’idea di partorire. La sabbia nel costume. Il mare agitato. Le persone agitate. I ritardatari. Chi non mantiene la parola data. Chi spiffera un segreto. Chi disprezza il sud. Chi odia il nero. I razzisti. L’accento barese. Il riso scotto. La pasta scotta pure. I profumi troppo dolci. Le camicie senza i bottoni sino al collo. La chiazza di sudore sulle camicie. L’alone del deodorante. L’impronta del mascara sulle palpebre. Chi vive nel passato. Chi pensa troppo al futuro. Chi mi chiede quando mi sposo. Chi mi chiede se sono un architetto di interni o di esterni. Coloro che pensano che un geometra sia più economico di un architetto. Chi mi calpesta i piedi. Chi prova a mettermi in testa i piedi. I tirocini non retribuiti. L’errore irreversibile di Autocad. Il 29 agli esami universitari. Un 110 senza lode. Quel “Le faremo sapere”. L’arroganza. I libri con la copertina rigida. Il calzino che cede. Il calzino spaiato. Le mutande slabbrate. Un uomo con le mani piccole. Un uomo con i piedi grandi. I parcheggiatori abusivi. La sedia appena sotto il ciglio del marciapiede per preservare il parcheggio davanti casa. Il servizio al tavolo non incluso nel prezzo. Una bionda piccola a 5€. Un cocktail a 10€. L’IVA. Alcune leggi italiane. Chi non rispetta le regole. I conti alla rovescia. I conti che non tornano. Il conto in rosso. Gli hotel senza la colazione inclusa. La moquette. Il cameriere di Starbucks che sul mio bicchiere scrive Alice invece di Alessia. Il menú turistico. Le persone poco disponibili. La mancanza di igiene. La mia ipocondria. L’ipocrisia. Un mazzo di chiavi con troppe chiavi. Un portafoglio troppo gonfio. Lo sportello del bancomat temporaneamente fuori servizio. Chi visualizza e non risponde. I letti a castello. I bagni senza finestra. Il termocamino. Il pavimento con le piastrelle disposte in diagonale. Il finto parquet. L’effetto pietra. Una finta cortina di mattoni. Il truciolato di Ikea. I mobili Mondo Convenienza. Chi prende sempre e solo l’ascensore. Chi lascia il portone di casa aperto. Chi si dimentica le luci accese. Il colore del 90% dei palazzi in Italia. Coloro che non vogliono camminare a piedi. I sotterfugi. L’Out of Stock di Zara. I negozi che non hanno scarpe di numero 35. Le persone troppo alte. Gli uomini troppi magri. La violenza. Chi l’ha visto. Salvini. Gli scurrili. Il gelato al pistacchio di colore verde acceso. Le tazze rovinate. Le tazze brutte. Le tazzine di caffè spese del bar che puntualmente ti sbrodola una goccia di espresso sul lembo delle labbra. Le persone frivole. Chi si ferma all’apparenza. Chi pensa solo ad apparire. Chi non si ferma allo Stop. L’aria condizionata troppo fredda. L’acqua da bere gelata. L’acqua della doccia bollente. I presuntuosi. Gli opportunisti. Chi tossisce senza pararsi la bocca con la mano. Le donne senza fazzoletti nella borsa. Gli zaini apposti sulle spalle nella metro. Gli scioperi dell’Atac il venerdì. Gli autisti dell’Atac. Gli automobilisti indisciplinati. Gli uomini che non hanno voglia di guidare. I ritardi di Trenitalia. Un volo troppo costoso di Ryanair. I controlli in aeroporto. Il caldo sulle banchine della metropolitana di Barcellona. La metro deserta di notte a Monaco. Gli scontrosi controllori della metro di Amsterdam. La bicicletta che proprio non riesce a frenare sull’Erasmus bridge a Rotterdam. I topi per le strade di Bruxelles. Il sapore pastoso del latte irlandese. Il latte a lunga conservazione. L’esoso afternoon tea a Londra. Il pesce cotto senza essere sventrato in Portogallo. Trovare chiuso Pierre Hermè a Parigi. Il deterioramento del Superkilen a Copenhagen. Le troppe poche polpette troppo buone in un piatto a Malmö. Le botole nei marciapiedi di New York. Le spiaggia ciottolose della Grecia. La scortesia dei romani. Le rosette senza mollica. L’autobus fuori servizio. Gli sport estremi. I cafoni. Le bestemmie. I prezzi esagerati di una cena in un ristorante stellato. Le borse di Prada troppo costose. Il bodyguard che ti fa sentire in soggezione da Tiffany. Chi mi chiama Signora. Chi mi chiede se sono maggiorenne. Il prezzo di Casabella. La Nespresso che non ha ancora aperto una boutique a Lecce. Le cialde compatibili. Tiger che di aprire in Salento non ne vuole proprio sapere. Le penne blu. Il colore giallo. I denti gialli. Un abito da sposa avorio. La droga. Chi si ubriaca tutte le sere. Chi non esce tutte le sere. Il sole che non tramonta nel mare. La pioggia. L’assistente della prof. di Restauro, bello come il sole al crepuscolo ma, inevitabilmente, gay. Gli omofobi. Gli uomini provoloni. La tristezza che inevitabilmente mi assale la domenica sera. Il lunedì. La mia ansia perenne. Le abitudini. Chi va a cena sempre al solito posto. Il matè. Le superga illibate. La Xylella. La TAP. La TAV. L’alta velocità. Chi disprezza l’ambiente. Chi non contempla la parola riciclo. La margarina vegetale. I film senza lieto fine. Le mie lentiggini. Le mie vertigini. Il mio PC da formattare. L’ordine degli Architetti. La formazione professionale continua. Inarcassa. Le promozioni poco convenienti della Vodafone. Chi dorme troppo. Chi cammina troppo lentamente. Chi parla troppo veloce. La memoria esaurita su ICloud. Chi paga l’abbonamento in palestra e poi alla fine non ci va. Chi non paga l’abbonamento sui mezzi pubblici. Gli scrocconi. Chi butta via il cibo. Chi non sta bene con se stesso. Gli intolleranti. Quel grazie non detto. Il ruttino cacofonico. Le pantofole raso terra. La zanzara che mi fa compagnia durante la notte. I ragni che compaiono in quell’angolo irraggiungibile di muro. Il mio ex vicino di casa che si tagliava le unghie delle mani affacciato alla finestra, di sabato mattina, mentre io facevo colazione. Il sapore troppo forte di uovo in alcune pietanze. Il brodo del sabato a pranzo. Quel monumento in ristrutturazione durante una mia capatina in quella città così lontana. I musei colmi di gente. I cuori cinici. I cuori affranti. I sogni infranti. La noia.

Chi si tedierà leggendo questo post.

Chi si offenderà leggendo questo post.

Chi non sopporta questo post. 

#NonSopporto

#NewYork : emozioni e digressioni

Tombini fumanti. Grattacieli alti. Sole celato. Ombra perenne. Scorci soleggiati. Verde insinuoso. Un rettangolo verde contornato da lati di cemento: Central Park. Strade ortogonali. Linee sinuose. Una linea verde che corre e rincorre la città: l’High line. Traffico umano. Traffico. Disordine. E ordine. Frenesia. E tranquillità. Ridondanza. E diversità. Rooftop. Viste vertiginose. Viste pazzesche. Scorci mozzafiato. Times Square. Luci, troppe. Gente, troppa. Troppo Frastuono. Broadway. Colori accesi. Famigerati artisti di strada. Macy’s e lo shopping compulsivo. L’Empire State Building. Le torri gemelle che non ci sono più. L’architettura che rapisce. L’edilizia che stupisce. L’arte che lenisce. Il MoMA. Il MET. Le rotondità perfette del Guggenheim.

Il caldo atroce sulle banchine della subway. Il freddo atroce nei vagoni della subway. Aria condizionata gelida. Acqua da bere gelida. Acqua del rubinetto potabile. Acqua del rubinetto nauseante. Serbatoi giganti di acqua su ogni tetto che si rispetti.

Cuscini alti. Materassi alti. Botole nei imarciapiedi. Blatte sui marciapiedi. Topi tra i marciapiedi. Sacchi di spazzatura adagiati sopra i marciapiedi. Puzza. E pulizia. E polizia. Obesi. E palestrati. Gente cosmopolita. Fast food cosmopolita. La malia recondita del Chelsea Market. Burro d’arachidi nel cioccolato. M&m’s al cioccolato bianco. M&m’s al burro d’arachidi. Pancakes impilati. Muffin da mezzo chilo l’uno. Cheesecakes alte 30 cm. Sandwich da 20$. Steakhouse da 50$. Hamburger da 5000 Kcal. Patatine fritte ovunque. La bandiera americana ovunque. Starbuck’s ovunque. Caffè annaffiato. Caffè rovente. Caffè ustionante.

Brooklyn e quel ponte maestoso. Brooklyn e il fermento culturale. Brooklyn e il vintage. Williamsburg e gli hypster. Williamsburg e il brunch. Williamsburg e i mercatini dell’usato e non. Williamsburg e gli ebrei. E quel gradevole ritorno al passato che sa di arte, di estro, di libertà.

Lo stagliarsi di un’ambito skyline lambito dalla corrente fuggiasca del fiume Hudson.

Coney Island. La magia. L’infanzia ritrovata. L’Hotdogs di Nathan’s.

Le città nella città.

Questi strascichi di parole compiute e di frasi incompiute per rivivere in una carrellata di flashback l’atmosfera che, oltre allo smog, si respira nella grande mela. Tutto è come immaginavate, tutto è come viene propinato nelle pellicole.

New York è è la città del sogno che diventa realtà, del film che diventa realtà. È la città dei contrasti, delle contraddizioni preponderanti, della bellezza velata da una malinconica bruttezza. È la città delle esclamazioni e delle imprecazioni; delle emozioni e delle digressioni; dello stupore e della meraviglia: per quel costante fluttuare di corpi emotivamente instabili e fisicamente abili; per quel perpetuo andirivieni di automobili giganti; per quell’incessante frastuono di rumori, di suoni infranti, di luci penetranti; per quella fitta trama di edifici enormemente alti.

È una città da visitare, e poi da rivisitare, con consapevolezza. Perché New York è una giungla urbana che, inevitabilmente, vi rapirà il cuore, con quel suo ancestrale fascino caotico.

 

#NewYork : emozioni e digressioni

#SALENTO DA MANGIARE

Dai, lo so che molti, anzi troppi, di voi quest’estate si crogioleranno sulle spiagge del meraviglioso Salento.
Ma questo l’ho già detto l’anno scorso in un post in cui vi davo qualche ispirazione su dei luoghi emblematici ed imperdibili di questa meravigliosa terra.
Ora è giunto il momento di consigliarvi dove gustare le migliori prelibatezze del posto.
Perché se Caparezza vi “consigliava” di venire a ballare in Puglia, io invece vi straconsiglio di venire a mangiare in Puglia!
Il Salento mica è solo spiaggia e divertimento!
Bagnato da dolci e fresche acque, il tacco d’Italia è permeato da sapori genuini, semplici ed essenziali della dieta mediterranea, con piatti abbondanti che non badano alle calorie.
E’ quindi d’obbligo una maratona gastronomica, piacevole intermezzo tra la salsedine ed i granelli di sabbia.
Ecco dove condire con tanto sapore, con una buona dose di tradizione e con un pizzico di creatività la vostra vacanza nel sud della Puglia:

 
• AVIO BAR

 
via XXV Luglio 16, Lecce

 
Come iniziare al meglio una calda giornata di mezza estate se non con un fresco caffè leccese? Espresso bollente gettato di getto su di un letto di latte di mandorla, in un bicchiere colmo di cubetti di ghiaccio.
Qui all’Avio bar, dove il caffè è rigorosamente Quarta qualità Avio, appunto, ci aggiungono, a coronamento di questo espresso già perfetto così, una fresca spuma di caffè shakerato al momento. Ed ecco servito il più bel buongiorno salentino che ogni vacanziere possa desiderare.

 

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• PASTICCERIA FRANCHINI

 

via S. Lazzaro 36, Lecce

 

Il rustico, quello vero, quello leccese, con friabile pasta sfoglia unta al punto giusto, con succulento pomodorino a pezzettoni, filante mozzarella fresca e strabordante besciamella leggermente pepata, incarna la perfezione in questo piccolo bar nel centro di Lecce.
Da gustare in ogni momento della giornata.

 

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• BROS’

 
via degli Acaya 2, Lecce

 
Per le vie del centro, a due passi da piazza Sant’Oronzo, tra baretti e fastfood locali popolati prevalentemente di notte, brilla di luce propria questo ristorante ambito e riverito, fiore all’occhiello della Lecce bene, pretenziosa e avanguardista.
Qui, in un ambiente dal design minimal e glabro, prende forma e gusto una cucina gourmet, ricercata e sperimentale, dove l’innovazione è l’ingrediente principale di ogni singolo piatto, dove la ricerca è il condimento essenziale di ogni portata in continua evoluzione.
I giovanissimi ed intraprendenti fratelli Pellegrino, dopo un susseguirsi di esperienze internazionali e non, posano questa pietra miliare sullo sfondo di un panorama gastronomico salentino fatto di pura dedizione alla tradizione. Circondati da un creativo team estremamente giovane, dedito e determinato, captano il futuro e lo imprimono in questo angolo di alta cucina contemporanea.
Durante quest’avventura culinaria, percorrendo i meandri di un’estasi sensoriale, si vive una vera e propria esperienza mistica che parte dagli occhi, sprofonda nello stomaco e raggiunge il cuore.
Perché “l’essenziale è visibile al gusto”.

 

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• CANTINA DON CARLO

 
via S. Antonio 10, San Pietro in Lama (LE)

 
Ampio e accogliente, con un giardino interno davvero delizioso, ornato da blocchi di tufo, alberelli, un pozzo e tante lucine, vanta anche piatti davvero deliziosi, accuratamente riportati su di un menù altrettanto ampio. Si piò scegliere tra antipasti, primi o secondi di mare o di terra e, nell’indecisione, azzeccata sarebbe la scelta di optare per la loro notevole pizza, tonda o al metro. Le pietanze sono semplici e abbondanti, con una dovizia di condimento.
Per concludere in dolcezza ed in freschezza, non si può non assaggiare uno spumone artigianale, gelato arricchito tipico del Salento, declinato in vari gusti. Lodevole quello al pistacchio, variante apprezzata del più tradizionale alla nocciola.

 

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• ASCALONE

 
via Vittorio Emanuele 17, Galatina (LE)

 
Fu proprio il signor Ascalone ad ideare, nel lontano 1740, il pasticciotto, dolce tipico della tradizione salentina composto da una base di frolla impastata con lo strutto ripiena da abbondante crema pasticciera compatta. Questa ricetta, antichissima e ben custodita, è stata tramandata per ben 10 generazioni, per far giungere sua maestà Pasticciotto illibato nella sua fragrante genuinità sino ai giorni nostri.
Affondando i denti sulla sua superficie crepata e leggermente brustolita, nell’ascensione dalla croccantezza della pasta alla sofficiezza della calda crema interna, si può godere di un gusto semplice eppur idilliaco. Tradizionale è anche la pasticceria, dove molti arredi antichi sono altrettanto ben custoditi, essendo rimasti intatti o quasi nello scorrere del tempo. Ipnotica è la cassa manuale, rimasta proprio come un tempo, come la ricetta del vero pasticciotto che solo qui si può trovare. Ineguagliabile.

 

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Foto da http://www.dissapore.com

 

• TOP ORANGE

 
Piazza Sandro Pertini 3, Zollino (LE)

 
In pochi sanno che il Salento, in fatto di dolci, non è solo pasticciotto.
Nel vicino 1990 un pasticciere dell’entroterra ha ben pensato di brevettare un nuovo dolce composto da un’armonia di ingredienti che si sgretolano ad ogni singolo morso, fondendosi in un allegoria di sapori indissolubili. Cioccolato raffinato dentro e fuori, pasta di mandorle, croccante di mandorle e nocciole tostate, il tutto annegato
in cuore morbido di crema di nocciole. Ecco a voi la Sibilla, dolce piccolo ma intenso, nato e cresciuto a Zollino. Diffidate dalle imitazioni.

 

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• PASTICCERIA DENTONI

 
via Matteotti, Torre dell’Orso | Melendugno (LE)

 
Prima di tuffarsi nell’azzurro immenso del mare che lambisce la spiaggetta affollata di Torre dell’Orso, è bene assaggiare quella favola che si chiama Torta Crepes di Dentoni. Ogni morso racconta di una magia: quella del matrimonio tra una delicata crema pasticciera interna, che si insinua prepotente tra sottili sfoglie di crepes, ed un’intensa crema di nocciole esterna. Torta da mozzare il fiato, così come il panorama che si può godere dalla terrazza del bar. Da non sottovalutare la rosticceria.

 

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• IL BASTIONE

 
Riviera Nazario Sauro 28, Gallipoli (LE)

 

Il nome la dice lunga su questo ristorante: sorge infatti su di uno dei bastioni racchiusi tra le mura del centro storico gallipolino. L’incantevole vista panoramica va a braccetto con un’incantevole cucina, volta ad esaltare ed enfatizzare ogni singolo piatto della gastronomia del sud. E, con lo sguardo rivolto verso un mar Jonio che appare infinito, si assaporano semplici prelibatezze locali, accuratamente preparate, che danno l’illusione di ingoiare strascichi saporiti di quel mare lì.

 

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• SCAFUD MARE

 
via Carlo Muzio 23, Gallipoli (LE)

 
Sino a qualche anno fa anche il solo pensiero di mangiare un panino farcito con del pesce faceva quasi rabbrividire. Oggi invece pare sia molto in voga gustare o degustare panini pieni o strapieni di pesce. E non poteva mancare nella Perla dello Ionio un posto dove poter mangiare i freschi frutti del mare gallipolino racchiusi all’interno di un panino. Ecco che nasce Scafud Mare, new entry nel panorama degli
innumerevoli ristoranti del centro storico. Una sorta di luminarie a forma di pesce (ovviamente) rivestono le pareti interne ed esterne di questo piccolo localino dove si ricongiungono le delizie e le conserve di questa terra, come gli immancabili pomodori secchi, il patè di olive nere locali, le cime di rapa, la burrata e chi più ne ha più ne metta, con la freschezza del pescato del giorno e non solo. Gradevoli accostamenti, che spesso giocano d’azzardo, si fondono con il sapore del mare ad ogni singolo morso. Da provare il panino con la salsiccia di pesce spada. Si, avete capito bene.

 

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• IL CHIOSCO | alias FERRUCCIO

 
Lungomare Galileo Galilei, Gallipoli (LE)

 
Di tipico c’è ben poco, ma più passa il tempo e più si afferma nell’immaginario culinario salentino di ognuno di noi. Sembra il classico “paninaro” senza pretese, un po’ più ripulito e stilizzato, ma in realtà è ormai da anni sinonimo di qualità e di garanzia. Un panino tondo, leggermente scaldato per renderlo croccante, su cui si adagiano lattuga, rucola, fette di pomodori, patatine fritte, ketchup, maionese e, a scelta, salsiccia dolce o piccante, hamburger, porchetta, affettati vari, coronati ovviamente da una fettona di formaggio caldo e filante.
Questa è la versione “completa” del panino protagonista di questo chiosco. Ovviamente sono possibili altre varianti, con sottrazione o addizione di questi o di altri ingredienti. Semplice ma mai banale, calorico ma mai respinto, strabordante ma mai lasciato, stupisce per l’incredibile maniera in cui questi condimenti piuttosto sempliciotti riescono ad amalgamarsi, conducendo le papille gustative in uno stato di estasi.

 

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BUBBA BAR

 
Strada Provinciale 215, Mancaversa | Taviano (LE)

 
Un burger di qualità con contaminazioni locali, che spaziano dalla farcitura del panino alle birre artigianali prodotte in loco (e non), come solo il Salento meritava di avere. Un piatto da fastfood d’oltre oceano, se mangiato qui e come lo fanno qui, dà quasi l’illusione di essere autoctono. Le dimensioni sono generose, gli ingredienti sono di alta qualità, la carne è succulenta e saporita e c’è la possibilità di scegliere tipi di animali diversi (passatemi il termine, i vegetariani e vegani non
me ne vogliano).

 

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• SCIAMU MOI

 
via Mariana Albina 94, Alezio (LE)

 
I proprietari, di una gentilezza estrema, sono giunti dal nord in questo piccolo e tranquillo paesello salentino, dopo aver subito un innamoramento per questa terra, pronti a portare una ventata d’innovazione gourmet nei piatti tradizionali. E così gli ingredienti freschi e locali trasmutano in una tavolozza di colori e di sapori che, straordinariamente combinati tra loro, creano un quadro commestibile, bello da vedere ma soprattutto buono da mangiare. Dal gusto non convenzionale ma strepitosamente gradevole.

 

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• LA MARRUZZELLA

 

Riviera Colombo, Lido Conchiglie | Gallipoli (LE)

 
Rude, cafone, sciatto, senza pretese, senza lode, ma tanto tipico, semplice e buono. E’ proprio qui, a pochi passi da un mare spumeggiante, che numerosi avventori si affollano e si accodano già dalla tarda mattinata o dal tardo pomeriggio, pronti ad attendere un
tavolo di plastica ma vista mare, con sedie labili ma comode, su cui verranno serviti crudi di mare, frutti di mare, fritti di mare, primi di mare, secondi di mare, assieme ad una sgorgante quantità di vino becero ma gustoso, bianco e ghiacciato. A La Marruzzella ci si sente come a casa, comodamente seduti in terrazza o in veranda, in un informale pasto tra amici.

 

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• BARRUECO 

 
via Cantù 46, Santa Caterina | Nardò (LE)

 
Chi pensa che la pizza coi fiocchi si può gustare solo a Napoli e dintorni, evidentemente non ha mai avuto il piacere di assaggiare la pizza del Barrueco. Altamente digeribile, prodotta e condita con ingredienti di qualità, vi sorprenderà per la sua estrema bontà. Da mangiare fritta a tocchetti con una cascata di ingredienti locali addosso, o classica e tonda, magari condita con prodotti tradizionali come i pomodori secchi, i pomodorini “schiattati”, la burrata, il capocollo di Martina Franca.
Da non sottovalutare però, nell’indecisione, un’appetitosa impepata di cozze o uno spaghetto sempre con le cozze.
Gradevole è anche il locale, con tavolini posti all’aperto sullo sfondo di una vista mare mozzafiato, con lucine, panche in legno e paglia pendente dalla copertura del gazebo.
Lunga potrebbe essere l’attesa di un tavolo, essendo il locale sempre affollato, e per ammazzare il tempo non perdete occasione di divorare a piccoli sorsi il loro strepitoso mojito fatto solo come Dio comanda, dove di pestato c’è anche il ghiaccio (frantumato rumorosamente a mano dai barman con una sorta di martello di legno). Eccovi servita una perfetta cena nel bel mezzo di un’estate che incalza.

 

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• FARMACIA DEI SANI

 
Piazza del Popolo 14, Ruffano (LE)

 
A conduzione familiare, dei giovani fratelli sono riusciti a creare un ambiente di nicchia, dove gustare piatti raffinati e ricercati che revisionano magistralmente la gastronomia tradizionale, il tutto abbinato ad un’ottima cantina di vini locali. Si assapora una decostruzione della cucina locale, una ricongiunzione di ingredienti comunemente antitetici, un’esaltazione di sapori sperimentali. Ogni singolo piatto servito sa di novità. La cura dei dettagli e la perfezione di ogni tipo di cottura ne fanno uno dei più ambiti ristoranti del Salento. Da non perdere la loro Anarchia di cioccolato, elegantemente preparata al tavolo, con annessa accurata spiegazione del processo di preparazione.

 

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• LE STANZIE

 
Strada Provinciale 362 (km 32,9), Supersano (LE)

 

Se si immagina il Salento, quello fatto di terra rossa ed arsa dal sole, di foglie al vento di enormi ulivi secolari, di quel verde ostinato dei fichi d’india e dei filari di vite, di muretti a secco e coperture in cannucciato, beh, forse lo si immagina così come lo si trova racchiuso all’interno dell’esterno di questa tipica masseria. Datata e quasi illibata, incarna appieno il canone estetico di quel che la tradizione salentina porta dietro di se. Tutto quel che si mangia, dalla verdura alla frutta, dall’olio al pane, in un menù fisso ma in divenire, che varia quotidianamente in base al raccolto del giorno, proviene dalla terra che vi troverete di fronte ai vostri occhi.
La cucina casareccia, quella fatta come solo le nostre nonne sanno fare, è la protagonista indiscussa di questo massria-agriturismo-azienda agricola, dove è anche possibile dormire.

 

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• FRIGGITORIA ISOLA DEL SOLE

 

via Panoramica, Castro (LE)

 
Fronte mare, spartano ed essenziale, con prezzi contenuti, ma soprattutto con una vasta scelta di frutti di mare e pesce fresco a portata di bocca e di tasca, a portata di tutti. Gettonato nelle calde sere d’estate, è letteralmente preso d’assalto da turisti e autoctoni che si appropinquano ad un’intensa abbuffata di pesce, sulla scogliera selvaggia di Castro marina.

 

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Ritornerete così con un bagaglio culinario arricchito, dopo quest’avanscoperta in terre pugliesi, e, sicuramente, anche con qualche kilogrammo di troppo, ma state pur certi che saranno kilogrammi di adiposa e genuina felicità!

#SALENTO DA MANGIARE

Nice #Venice

Se mi dicessero di scegliere una strepitosa meraviglia italiana, dopo la mia amata pizza e la mia tanto interdetta Roma, beh, quella meraviglia sarebbe Venezia. Unica al mondo, nel suo genere e nella sua imperfetta compostezza, catapulta qualunque osservatore in un’epoca passata, permeata di allori e di romantiche sensazioni.

Una città costruita sull’acqua, che dall’acqua nasce e si erge in quelle architetture datate, fitte e maestose, che angosciano ed emozionano ad ogni singolo sguardo.

Ogni scorcio si riflette nell’acqua: nell’acqua dei canali, con le barchette parcheggiate e le gondole dondolanti in transito; nell’acqua delle pozzanghere, che ricamano i vicoli stretti e tortuosi, dove spicchi di sole cercano di farsi spazio tra ombre dense e insidiose; nell’acqua sul fondo dei calici un attimo prima pieni di spritz, dove galleggia una fettina di arancia, dove galleggiano i pensieri abbandonati.

Già all’uscita dalla stazione ci si immerge in questa strepitosa dimensione fatta di ponticelli, di vaporetti, di squarci di cielo rosato. E perdendosi tra le calle, colme di piccole botteghe artigiane, si incontrano piccole piazze che sembrano immense aprendosi a sorpresa dopo le fessure pedonali che si percorrono con un andamento lento e rilassato, con la voglia di scoprire cosa ti aspetta dietro il prossimo angolo.

Trasportati dall’incessante flusso turistico, che avanza inesorabile e rigorosamente a piedi, si arriverà a percorre il Ponte di Rialto, dove, salterellando sui suoi bassi gradini, l’ampio scorcio della città che si specchia nel Canal Grande vi sorprenderà. E passo dopo passo, salendo e scendendo su di innumerevoli ponticelli, si arriva alla maestosa Piazza San Marco: un ampio spazio aperto popolato da numerosi piccioni, oltre che da orde di turisti. Circondata da egregi palazzi, con decorazioni in un incesto di stili ai piani alti e con costosi caffè lussuosi ai piani bassi, è dominata da sua maestà Basilica di San Marco, con la prospiciente Torre dell’orologio, l’adiacente e stupefacente Palazzo Ducale e il dirimpettaio Campanile. Alto si staglia quest’ultimo nel bel mezzo della piazza, dominando dall’alto della sua posizione isolata l’intera città, ma ben pochi sanno che in realtà è un falso storico in quanto fu ricostruito come era e dove era dopo il crollo della torre campanaria originale nel 1902.

Dopo la visita di questi strepitosi monumenti ecco che l’odore salmastro ci sospinge sulle sponde più ampie del Grand Canale, dove si gode di un panorama mozzafiato e di ampie vedute della laguna, dove lo skyline confuso e superbo di questa città unica al monda fa finalmente capolino, dove ci si accinge ad ammirare il famoso Ponte dei Sospiri.

E riperdendosi tra le calle, per poi ritrovarsi nei piccoli Campi, tra orientamento e disorientamento, tra panni stesi e antiche casette colorate, si arriva in zona Castello e si rimane esterrefatti dalla decadente e datata bellezza dell’Arsenale, grezzo e robusto ma incredibilmente fatato.

Altrettanta bellezza la si ritrova nel quartiere di Cannareggio.

Dopo un caffè con vista panoramica e uno spritz ghiacciato preparato rigorosamente con dell’ottimo vino bianco, dopo un dolce gustoso e una svaria di cicchetti appetitosi al sapore di mare, meritano una visita alcuni musei degni di nota come il Museo Peggy Guggenheim, le Gallerie dell’Accademia ed i Musei civici e le innumerevoli e notevoli chiese, alcune dei quali con campanili imponenti e pendenti.

Poi ci stanno le splendide isole di Murano e Burano, ma loro meritano un articolo a parte.

Nice #Venice

#Napulè mille colori

Vedi Napoli e poi muori.

E poi muori perché ti sparano, perché ti derubano e ti minacciano, perché ti viene un infarto quando un motorino con a bordo almeno tre persone, rigorosamente senza casco, ti sfreccia accanto. Perché ti investono ignorando un semaforo rosso che per i nativi del posto è un mero arredo urbano.

Si, forse intendono questo asserendo quella frase.

Perchè appena si sbarca in quella giungla urbana, ogni luogo comune viene confermato. Già sul treno direzione Napoli si percepisce un’aurea di illegalità. Ma forse anche questo fa parte della bellezza di questa città: il proibito consentito, il grottesco.

A Napoli, però, si può anche morire di bellezza e di felicità. Perché quel sole millanta un lucente e brillante calore, posandosi quieto sulle acque salmastre di un rarefatto orizzonte e sui dolci pendii del Vesuvio che imponente sopisce. Perché il mare luccica e tira forte il vento. Perché le strade profumano di tradizione. Perché cammini per quelle viuzze e odi il caldo rumore delle posate metalliche sbaragliare dentro piatti di ceramiche colmi di pasta e patate, pasta e fagioli, pasta e ceci, nelle case di famiglie rumorose, numerose, unite.

Perché le pizza è troppo buona. Perchè la pizza fritta lo è ancora di più. Perché hai mangiato troppa pizza. Perchè la mozzarella di bufala è sempre al top. Perchè il caffè è fatto a regola d’arte. Perchè la croccantezza di una sfogliatella calda e fragrante appena sfornata o la bollente friabilità di un morso di frolla o la succulenta ed ineguagliabile sofficezza di un babà ti elevano ad un paradiso terrestre appena prima sconosciuto.

Così, a partire dalla stazione che tende sempre più ad un design d’avanguardia, transitando in metro nelle spettacolari fermate dell’arte, per poi passeggiare e fare shopping in via Toledo e nella galleria Umberto I, sino a raggiungere sua maestà piazza del Plebiscito con il suo gigante palazzo reale dall’ampio colonnato neoclassico, si arriva dolcemente sul lungomare, dove la vista è mozzafiato e l’andamento si accorda al dondolio dell’acqua marina, dove il paesaggio naturale viene brevemente interrotto dalla sobrietà dell’antica costruzione di Castel dell’Ovo.

È d’obbligo un’elevata passeggiata al Vomero, un tour nella Napoli Sotterranea e nella Galleria Borbonica, una visita al museo di Capodimonte e alla Cappella di Sansevero con la statua del Cristo velato, una sbirciatina al Maschio Angioino.

E poi si deve assolutamente varcare la soglia del popolare quartiere Spaccanapoli, per visitare il Duomo e ammirare parte dello splendido tesoro di San Gennaro; per conoscere la vera e tipica Napoli, tra panni stesi e svolazzanti al vento su fili tesi, tra fascinose corti accroccate e vicoli stretti e chiassosi.

Ci si può spingere oltre azzardando addirittura una passeggiata nei veraci quartieri spagnoli, per una tappa obbligata nell’ancora più verace cucina di Nennella.

Perché se arduo sarà scegliere se prediligere la storica pizza di Michele o la bivalente pizza di Sorbillo, la trattoria da Nennella accorda tutti. E poi il caffè si prende rigorosamente da Gambrinus, il babà da Scaturchio, le frolle e le ricce ustionanti da Attanaglio, i fritti da asporto da Di Matteo.

 

Passeggiando allegramente tra illegalità e tradizione, tra stupore e meraviglia, in un altalenante ibrido brivido di terrore e di piacere, che pervade questa città fatta di contrasti, l’idillio di un boccone della vera pizza prevarica ogni vano tentativo di furto.

 

#Napulè mille colori