Una settimana a #NewYork

New York è una città dalle dimensioni che rasentano l’infinito, così come rasentano l’infinito anche le cose da vedere, da fare, da assaggiare.

Se stilare una lista dei posti emblematici sembra essere una “mission impossible”, ecco un’accurata selezione di luoghi e di assaggi imperdibili per vivere e sopravvivere ad una settimana newyorkese, in un girotondo di attrazioni turistiche selezionate e attimi di vita da “very local”.

Pronti… Ma prima di spiccare il volo, nel vero senso della parola, non dimenticate di compilare, entro al massimo 72 ore prima della partenza, l’ESTA (autorizzazione di viaggio obbligatoria), operazione possibile solo ed esclusivamente sul sito ufficiale (https://esta.cbp.dhs.gov/esta/application.html?execution=e1s1) ad un costo di circa 14$ (diffidate dalle imitazioni e da siti truffatori). Inoltre è buona regola fornirsi di una buona assicurazione sanitaria (il costo si aggira intorno ai 70€), per eventuali e scongiurati infortuni, essendo le spese mediche molto esose negli States.

…Partenza, via!

Atterrati all’aeroporto J. F. Kennedy sarete probabilmente presi da una repulsione per questa struttura che sembra andare controcorrente rispetto all’avanguardistico avanzare di una metropoli come NY. Ma, superata la lunga fila per il check dei passaporti, dove forse vi rivolgeranno domande scomode o di semplice routine, sarete sopraffatti da una scarica di adrenalina per il solo e semplice fatto che avete appena messo piede nella città più ambita del mondo. Se non volete sborsare almeno 60$ per giungere in centro comodamente seduti su di un famoso taxi giallo, dirigetevi verso l’Airtrain che, direttamente dall’interno dell’aeroporto, vi porta in poche fermate sino a Jamaica Station, grande nodo di interscambio metropolitano dove è possibile prendere una delle tante linee metro per raggiungere il vostro alloggio. Badate bene che il biglietto del treno si acquista all’uscita del treno e si oblitera, quindi, all’uscita. Dirigendovi nell’interrato metropolitano, non esitate ad aqcuistare subito la Unlimited Ride Metrocard, direttamente dalle macchinette automatiche poste nei pressi dei tornelli della metro, che con una spesa di 32$ vi permetterà di viaggiare sui mezzi del trasporto pubblico urbano per una sette giorni.

Optate per un hotel, magari uno dei pochi con colazione inclusa e magari situato in una posizione centrale come Manhattan, da prenotare con largo anticipo, o per un appartamento da riservare su Airbnb, leggermente più economico. Posate le valigie, esitate davanti ad un alto e soffice materasso ma desistite perché lì fuori c’è un mondo pronto a sorprendervi.

Armatevi di scarpe comode perchè i kilometri da percorrere saranno tanti; di una tripla dose di caffeina mattutina perché New York è una città che non dorme mai e anche voi, di conseguenza, tenderete ad assecondare il ritmo frenetico di questa energica città contagiosa; di una mappa della città, cartacea e tangibile, perché google a volte può trarvi in inganno.

Vi avviso: le miglia da percorrere saranno tante, le gambe vi tremeranno per la fatica, ma ogni sforzo sarà ripagato da quella semplice emozione di sentirsi come catapultati in una canzone di Alicia Keys, in una serie di Suits, in una puntata di Sex and the city, in una scena di Colazione da Tiffany, in un dialogo di Gossip girls, in un vlog di Clio Make-up, in una puntata de Il boss delle torte, in una sceneggiatura di Woody Allen.

Day 1:

Agguerriti e pronti ad andare in avanscoperta della città, non appena arrivate iniziate a vagare senza meta, partendo dal cuore di Manhattan, per esplorare la città d’impulso, per prendere confidenza con essa, per far librare le vostre prime emozioni.

Il mio approccio è stato quello di ingurgitare subito un hamburger (avevate dubbi?), ovviamente da Shake Shack, famosa catena newyorkese di burger di qualità, immersa in quel piccolo squarcio di verde del Madison Square Park, con vista Flatiron Building, edificio simbolo dell’eleganza storicizzata di New York.

Vi consiglio di iniziare proprio così ad assaporare Manhattan, cominciando a macerare hamburger ed a macinare chilometri, con la testa tra le nuvole ed il naso all’insù, mentre provate a metabolizzare l’essenza enigmatica di questa città. Passeggiate per Union Square, sino ad arrivare al vicino Whashington Square Park. Risalendo verso nord, fermatevi da Doughnut Plant, per assaggiare la vera doughnut americana, soffice, con un lieve sentore di fritto ed un’ampia scelta di gusti, in questa bakery dal design carino a tema ciambelle. Se arrivate poco prima delle chiusura, vi verranno regalate delle ciambelle avanzate in omaggio.

Lì nei pressi, ritornando verso il Flatiron Building, al Flatiron Room, potrete gustare degli ottimi drink miscelati da talentuosi barman americani, in un ambiente raffinato, un po’pretenzioso ed, ovviamente, costoso, ma che vi fa rivivere l’atmosfera datata dell’America di un tempo, tra note jazz e voci soul, rigorosamente live.

Sperduti, e forse anche perduti, nella fitta trama stradale di streets e di avenues, costeggiata da edifici slanciati, tesi e protesi verso un cielo che, timido, fa capolino, ci si sente piccoli e discreti, ma parte indissolubile di un tutto.

Prima di ritirarvi non potete perdere il magico incanto di passeggiare nel trambusto di Times Square di notte, sbaragliati da luci, suoni e colori, in un bombardamento di immagini che sprizzano globalizzazione da tutti i pixels! Sopraffati da questa esplosione di trash a profusione, cercate conforto nella vicina Broadway, dove magari cadrete in tentazione acquistando un costoso biglietto per uno dei tanti famosi musical del palinsesto. A proposito di tentazioni, perdetevi nei meandri colorati dello store M&M’s world, facendo cadere dai dispenser cascate di noccioline colorate al cioccolato nero o bianco o persino al burro d’arachidi; fate la scorta di pacchi e pacchi di reese’s, i famosi cioccolatini ripieni di burro d’arachidi, nel Reese’s store; fate un giro nell’Hard Rock Cafè; assaggiate i gamberetti fritti panati nel cocco di Bubba Gump, pub ispirato all’omonimo posto del film Forrest Gump.

Esausti ed increduli, è ora di andare a dormire, perchè da domani si inizia a fare sul serio!

 

 

Day 2:

Caffè americano nero bollente, reflex appesa al collo…ed una mini cheescake da Elieen’s Special Cheesecake per degustare quella torta buona buona che solo i neyorkesi sanno fare! Loro la prediligono plain, ossia senza topping superiore. E’ così, dopo una colazione veloce ma calorica, si è pronti a dirigersi verso il simbolo per antonomasia della grande mela: la Statua della Libertà! Arrivate nel profondo sud di Manhattan e prendete il traghetto da Battery Park per Ellis Island, ad un costo complessivo andata e ritorno di circa 18$. Il vero spettacolo è nel tragitto: traghettati sulla cresta del fiume Hudson, voltatevi per scrutare il profilo aguzzo di New York, sormontato come è da grattacieli che frastagliano il cielo. Prima tappa l’isolotto presidiato dalla Statua della Libertà, Liberty Island per l’appunto. Scendete ed ammirate da vicino, dal basso verso l’alto, questo monumento enorme più nell’immagginario comune che non nella realtà. Se trovate posti vacanti, se siete il tipico turista medio e se non soffrite di vertigini, salite sulla corona della Statua per osservare il panorama. Riprendete il traghetto, fate una capatina su Ellis Island, più per continuare ad osservare la City da questo lontano punto di vista che per visitare il museo dell’Immigrazione, gratuito ma mediocre. Potete anche scegliere di risparmiare questi dollari per il traghetto e di ammirare la Statua della Libertà da lontano, a bordo del gratuito Staten Island Ferry, che lambisce ma non tange la Liberty Island, ma che è gratuito.

Tornati sulla terra ferma, è un rito di passaggio la visita a Ground Zero, dove le orme delle Torri Gemelle sono state consacrate alla memoria insieme alle tante anime perite nell’attentato dell’11 settembre. Un parco, un museo, l’osservatorio nazionale del World Trade Center, e l’avanguardistico scheletro bianco dell’Oculos di Calatrava, non colmano il vuoto lasciato dalle gemelle omozigote dello scenario newyorkese.

Continuando la passeggiata nel Lower Manhattan, addentratevi nel Financial District, per sentirvi un po’ Will Smith nel celebre Hitch, con You Can Get It If You Really Want in sottofondo che vi ronza nella mente, per vedere da vicino Wall Street, la Borsa, e per provare a fare una foto all’agguerrito toro accerchiato da turisti pronti a selfarsi.

Risalite il centro sino a giungere a China Town, per respirare una ventata di vera Asia in un ambiente che profuma d’oriente, pur essendo inglobato in un occidente che più occidente non si può. Qui, tra scritte cinesi ed odori forti, assorbita da questo quartiere emblema del Levante, scorgerete la piccola scritta “Little Italy“,  che vi dà il benvenuto nella piccola ed omonima via dedicata ai sapori ed alle tradizioni della nostra Patria.

 

 

Day 3:

Se il sole pulsa forte nel cielo, non potete che fare una piacevole passeggiata sull’High Line. Percorretela tutta, che ne vale davvero la pena. Immettetevi su queste rotaie sopraelevate, trasmutate in un parco lineare, imboccandole da Gansevor Street, per ammirare il cantiere di isolati che partoriranno architetture di nuova generazione, in uno spiccato spaccato di una città ancora più contemporanea. Camminando su questa linea verde, magari con un coffee to go firmato Starbucks tra le mani, gusterete un esempio raffinato di progettazione intelligente, che ha permesso di trasformare un vecchio percorso ferroviario in un vero e proprio parco, dal design ammiccante e contemporaneo, che permette di isolarsi temporaneamente dal trambusto cittadino senza però perdere il contatto con esso. In questo susseguirsi di tratti , tra intervalli di solido cemento e di friabile erba, tra rigide panchine e comode sdraio, tra edifici di ieri e di domani, tra pit stop rilassanti e camminamenti incessanti, si arriva al Chelsea district.  E dato che l’appetito vien camminando, intrufolatevi nel Chelsea Market, un mercato coperto e non convenzionale, dall’aspetto vintage e retrò estremamente accattivante, per una sosta a base di shopping (c’è lo il famosissimo store di Anthropologie!) e a base di cibo. Ricavato all’interno di una ex fabbrica di biscotti, i famosi Oreo per intenderci, vi tenterà con odori e colori nei vari shop dislocati al pian terreno; ai piani superiori invece sono ospitati degli spazi di lavoro di nomi rinomati, come Youtube per esempio. Non perdetevi un tacos saporito e veloce da Los Tacos N.1, un assaggio di sushi fresco e scioglievole all’interno del Lobster Place dove tra le mille tentazioni è possibile gustare un ottimo, anche se minuto, Lobster Roll, un calorico dolcetto da Amy’s bread ed una bevanda salutare a base di Matcha al ChaLait. Di fronte al mercato non potete esimervi dall’ammirare l’ampia sede di Google, immaginando cosa possa accadere all’interno di quel fantastico mondo che dal reale spazia al virtuale. Costeggiando il Chelsea Market, vi imbatterete in un wall total black dove si trova la porta di ingresso del famoso ristorante fusion Buddakan, reso celebre, oltre che dalla raffinatezza dei piatti serviti, anche dalla scena di Sex and The City in cui Carrie festeggia con le amiche la sua ultima sera da single, prima di convolare a nozze con Mr. Big. Continuate a scoprire il quartiere, sino a sconfinare senza rendervene conto nel Metapacking District, dall’animo affine al Chelsea district. Qui potrete assoporare l’arte giovane americana al Witney Museum, edificio progettato di Marcel Breuer ed ampliato da Renzo Piano, semplice fuori, esplosivo dentro.

Spostatevi verso Soho, per una piacevole passeggiata tra le vetrine di negozi di grandi marche, come il Prada Flagship Store progettato dallo studio Oma (575 Broadway). Continuate a camminare sino a giungere a Tribeca, altro grazioso quartiere, e non esitate ad entrare nel New Museum progettato da Sanaa (235 Bowery), dove la facciata bianca e contemporanea sgomita tra edifici un po’ più cupi e datati.

Scovate un “posticino” nel vostro stomaco per addentare con estrema difficoltà ma con golosa dedizione il pastrami on rye, sandwich farcito con innumerevoli strati di arrosto succulento, al “modico” costo di circa 20$, da Kat’z Delicatessen, luogo famoso per aver fatto da sfondo alla scena cult del film Herry ti presento Sally del mitico Woody Allen. E già al primo morso capirete che l’orgasmo di Sally infondo non era poi così simulato!

 

 

Day 4:

Oggi la giornata non può che iniziare addentando un egregio biscotto da Levain Bakery, forno celebre per i cookies dalle dimensioni, dal peso e dalla bontà smisurati! Rimpizzati da un numero smisurato di calorie, si è pronti ad esplorare Central Park.  L’emozione di un ricordo di una qualche scena di un qualche film vi rapirà, tra l’incanto del verde e la magia del rumore finalmente ovattato. Percorrendo sentieri, ammirando vallate, respirando aria ossigenata, fermatevi a sorseggiare un caffè sulla terrazza della Loeb Boath House, che affaccia sul laghetto, sorridendo nell’ammirare le barchette remate per lo più da turisti impacciati. Indulgiate, trattenendo la lacrima, presso lo Strawberry Field Memorial, uno splendido giardino all’interno del parco dedicato alla memoria di John Lennon, dove potrete ammirare il mosaico commemorativo con la scritta Imagine. Poi sdraiatevi sull’erba fresca, per rilassarvi contemplando un cielo infinito, magari canticchiando una canzone dei Beatles.

Contornato dal verde immenso di Central Park, proprio a metà del lato destro del parco, troverete il MET (The Metropolitan Museum of Art), uno dei musei più famosi al mondo, dedicato all’arte senza tempo di tutti i tempi. Per pranzo concedetevi un veloce, semplice ma succulento, hamburger da Burger Joint, un fastfood retrò dal carattere schietto ed informale, situato all’interno di un formale e lussuoso hotel, Le Parker Meridien. Preparatevi ad affrontare una lunga ma veloce fila.

Per smaltire qualche morso del panino appena ingerito, camminate ancora nell’arte, risalendo, passo dopo passo, in un crescendo di bellissima cultura, la spirale perfetta del Guggenheim Museum. Prima di entrare fermatevi ad adulare le rotondità perfette di questo museo dal carattere semplice, forte e moderno, progettato dal celebre architetto americano F. Lloyd Wright. Il sabato pomeriggio, dalle 17.45 alle 19.45 circa, l’ingresso al museo avviene non pagando obbligatoriamente il costo dell’intero biglietto, ma lasciando una libera e simbolica offerta.

Concedetevi una cena coi fiocchi, e magari provate ad addentare una tenera t-bone, da Smith & Wollensky per assaporare la celebre bistecca di Miranda ne Il Diavolo veste Prada o da Club A Steakhouse, per un filetto davvero succulento a lume di candela.

 

 

Day 5:

A New York, sin dai tempi di Real Time, è ormai tappa obbligata una capatina da Carlo’s Bakery, si, lui, il boss delle torte reso famoso dal celebre canale del digitale terrestre.  Aprofittatene per fare una colazione dei campioni, scegliendo tra le tante dolcezze esposte. Se andate nello shop sulla 8th Ave, nei pressi di Times Square, passate per Penn Station e sbirciate per vedere il Madison Square Garden, famoso stadio casalingo del basket e dell’hockey.  Nelle vicinanze potrete ammirare l’edificio del New York Times Bulding, grattacielo che prende forma nella mente ingegnosa di Renzo Piano e l’Hearst Tower di Norman Foster. Arrancando verso il lusso, spostatevi sulla quinta strada per passeggiare nei meandri della magnificienza, tra boutique d’alto rango, la Trump Tower e caffè sontuosamente moderni.  Fate un tour da Tiffany e si, voi donne, scattatevela pure una foto fingendo di essere Audrey Hepburn dinanzi la celebre vetrina sulla 5th Avenue; ammirate il cantiere per la rimozione del famoso cubo di vetro, un tempo ingresso del più celebre negozio Apple al mondo perchè, si, lo stanno rimuovendo (sigh!); aggrappatevi alle enormi lettere della scultura con la gigantografia della scritta Love, opera di Pop Art dell’artista Robert Indiana ed inno ad un amore icondizionato.

Abbondanate il traffico cittadino per esiliarvi, per almeno un paio d’ore, all’interno del MOMA (The Museum of Modern Art), perchè è proprio qui che, probabilmente, trascorrerete il vostro tempo migliore. Svillupato su sei ampi piani, questo museo vi permetterà di percorrere, in un escalation di arte superba, l’eccellenza dell’arte e dell’architettura dal mondo e per il mondo, aprendo varchi temporali recenti per lo più recenti. Potrete acquistare il biglietto on line, per un costo di circa 25$, se volete evitare la fila. Se invece stare in fila non vi imbizzarrisce, potete approfittare dell’ingresso gratuito previsto ogni venerdì pomeriggio a partire dalle ore 16.

Per cena rifocillatevi con un veloce ma perfetto bagel da Ess-a-bagel, dove il primo della lista del menù, il favorito, a base di salmone, formaggio fresco, cipolla rossa e insalata, con la farcitura che supera lo spessore della ciambella, è da leccarsi i baffi.

 

 

Day 6:

Questa giornata non può che cominciare con un’immersione nel flusso umano che avanza con moto perpetuo all’interno del Grand Central Terminal, la stazione principale della grande mela. Maestosa ed elegante, vi accoglierà con un caos calmo. Potrete qui fare colazione con uno dei svariati e deliziosi cupcakes, da accompagnare con un ottimo brownies al cioccolato take-away per la merenda, da Magnolia Bakery, sede distaccata dello shop più grande situato sulla 6th Avenue.

Curiosate tra gli edifici simbolo della city, avanzando tra brani miliari dell’architettura moderna, come l’emblematico Seagram Building, l’elegante grattacielo che incarna il detto “Less is more” del rinomato architetto che l’ha progettato, Mies Van der Rohe, l’appuntito Chrysler Building, l’United Nations Headquarters, con il grattacielo essenziale e lineare progettato dal maestro dell’architettura moderna Le Corbusier, la Morgan Library ampliata da Renzo Piano, il più recente Lincoln center, un complesso di edifici come teatri, cinema, auditorium, nonchè sedi di varie compagnie artistiche.

Per farvi pervenire una ventata di nostalgia dell’Italia, assaggiate una slice di pizza da Ray’s pizza, quella preferita da Miranda in Sex and the city per intenderci, e rimpiangerete quella pizza che solo in territorio italiano sanno preparare.

Verso l’imbrunire, recatevi sul Top of the Rock, rooftop del Rockfeller Center, il cui ingresso è da prenotare con largo anticipo, acquistando il biglietto on line (costa ben 34$), per assicurarsi di godere del panorama spettacolare dal 72esimo piano di questo grattacielo che solo al calar del sole si può ammirare. La vista si apre su di un panorama a 360° che spazia da un abbraccio visivo a Central Park allo skyline di Manhattan, dominato dal celebre Empire State Building e dalla pura, essenziale e snella eleganza del recente grattacielo bianco e sottile 432 Park Avenue, progettato dal team di Rafael Vinoly Architects (ebbene sì, va a quest’ultimo l’onore di esser definito il mio grattacielo preferito di NY!). In molti prediligono la scalata del più blasonato Empire State Building, per apprezzare lo scenario newyorkese da una terrazza più alta, ma in realtà è dal tetto del Rockfeller Center che vanta una vista qualitativamente migliore, in quanto è possibile ammirare il protagonista indiscusso di tutto lo skyline newyorkese: il suddetto blasonato Empire State Building, per l’appunto!

Il sole è calato, le luci impazzano in un cielo bruno e stellato, ed è giunto il momento perfetto per un happy hour su di uno dei tanti deliziosi rooftop di Manhattan, come il Top of the Strand, trandy lounge bar situato al 21esimo ed ultimo piano dell’omonimo hotel, che gode di una vista impareggiabile ed impagabile dell’Empire State Building.

 

 

Day 7:

Per rallentare il ritmo di questa vacanza, non si può che tranquillamente divagarsi a Brooklyn.

Brooklyn è tanta roba. E’arte, è cultura, è culture; è cibo dal mondo, è vetrina sul mondo. E’ fantasia, è consapevolezza. E’ vintage, è riciclo. E’ musica, è colori. E’ un mondo nel mondo che vi rapirà letteralmente. E passando per Brooklyn, scovando e scoprendo le mille anime che, da Dumbo a Williamsburg, caratterizzano il carattere estremo di questo quartiere, sarete pervasi da un aroma di serena felicità che s’infonde e si diffonde tra le strade, tra la gente. Tra negozi vintage, kilo shop, second hand shop, caffetterie fairtrade che sprigionano un intenso aroma di caffè appena tostato, botteghe artigiane, vetrine di arte, fashionissimi flea market e street food hipster, sarete magicamente rapiti da questa zona di New York City, in cui si respira un’atmosfera di autonomia e libertà, intrisa di una nostalgia del passato che va al passo coi tempi che corrono.

Il brunch, rito immancabile ed impeccabile di ogni weekend americano che si rispetti, non può che essere fatto o da Eggs, per piatti semplici e veloci, frechi e salutari, della tradizione americana a base, ovviamente, di uova, o da Five Leaves, posticino fantastico da very hipster, che appagherà a pieni voti il vostro palato,ordinando un ottimo Avocado toast, delle croccanti patatine al tartufo ed i migliori Ricotta Pancakes di tutta la città, dalle soffici dimensioni esorbitanti.

Catapultatevi verso la riva del fiume, per ammirare uno skyline d’oltre Hudson un po’ più quieto. Percorrete con lo sguardo il Williamsburg Bridge e poi magari prendete il traghetto che in pochissimi minuti ed in sole due fermate vi trasporta verso i piloni del Brooklyn Bridge.

Rilassatevi osservando il fiume che si inquina dei magici riflessi dei grattacieli, interdetti da un traffico fluviale non indiffernte, nel Brooklyn Bridge Park, alle pendici del famoso ponte.

Se un leggero languorino si è impossessato di voi, mangiate uno spuntino veloce da a base di aragosta da Luke’s Lobster, un gelato colorato alla Brooklyn Ice Cream Factory o adagiatevi sulle comode sedie a ridosso del fiume all’interno del River Cafè, per rimpinzarvi con prelibatezze che vantano una stella Michelin.

Eccoci finalmente giunti al contatto diretto con l’emblema della città: il Ponte di Brooklyn. Iconografato da una nota marca di gomme da masticare, è forse l’opera monumentale che più si assoccia all’idea di New York. Percorretelo lentamente, imboccandolo da Brooklyn, per ritornare verso Manhattan, facendo frequenti pirouettes su voi stessi, per meglio beneficiare della vista mozzafiato che questa passerella fatta di assicelli di legno sospesi vi regala.

Se vi sentite quasi saturi del caos metropolitano, raggiungete la parte più a sud di Brooklyn per immergervi nell’atmosfera retrò che si respira a Coney Island, penisola tranquilla dominata da fast food e da Luna Park a cielo aperto, dove è possibile ammirare un oceano nostalgico che, con discrezione, lambisce una soffice sabbia popolata da gabbiani e da americani in procinto di rilassarsi o di fare sport. Non dimenticate di mangiare un numero non precisato di hot dog, quelli veri, picccoli e succulenti, da Nathan’s Famous, il fastfood dove l’hot dog ha avuto i natali. E, cospargendo di salse il vostro wrustel perfetto, fate a gara anche a voi a chi ne mangia di più, per assaporare l’atmosfera che qui si vive ogni 4 luglio, quando ha luogo la gara dei mangiatori di hot dog. Fuori il locale c’è un tabellone con la lista dei vincitori annuali, capeggiata da colui che detiene il guinness dei primati per avere mangiato ben 69 hot dogs in soli 10 minuti!

 

 

In questo andirivieni culturale, tra quartieri che esondano cultura, edifici rinomati e musei d’eccellenza, non possono mancare delle incursioni di shopping estremo. Sfatiamo certi falsi miti che professano essere economici prodotti gettonati come rayban, Tommy Hilfigher, Kate Spade, Sugar, Anastasia, ecc… I prezzi sono all’incirca equivalenti a quelli europei, se non più alti in certi casi. Giusto i capi Levi’s (badate ben che in americano si pronuncia “Levaís”!), Ralph Loren e qualche capo Nike sono alquanto convenienti. E per catapultarsi nel calderone di brand americani tanto agognati, per toccarli con mano, provarli ed acquistarli, non vi resta che entrare da Macy’s, il mall più grande degli States, situato nel centro di Manhattan. Se puntate alla quantità e non alla qualità, addentratevi nei meandri disordinati di Century 21, una sorta di discount della moda, a due passi da Ground Zero. Un mondo a parte sono le Pharmacy, una sorta di parafarmacie-supermercato, spesso aperte sino a tardi o addirittura h24, dove trovate di tutto, dal cibo al make-up, dall’acqua ai gusti più strani agli oero ai gusti più strani, e dove probabilmente, se siete femminnucce come me, comprerete un numero non pervenuto di lip balm della Eos e di eyliner e rossetti della Elf. Se siete patiti dell’oriente introducetevi con discrezione in Koreantown, dove supermercati e ristoranti orientali, barbecue e karaoke coreani, sono intervallati da negozi di beauty dove è possibile comprare le famose maschere in tessuto, dal packaging più bizzarro.

Se poi vi avanza del tempo, perchè l’energia, quell’ardita, non può e non deve mai esaurirsi, fate un salto allo zoo del Bronx, per un’avventura immersiva; mangiate hot dog e bevete litri di birra americana sugli spalti di uno stadio mentre assistete ad una partita di baseball; inoltratevi nella parte più ad est di Long Island, per sentire una ventata d’Oceano ancora più intensa.

Una settimana a #NewYork

#NonSopporto

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Il caffè in vetro. Lo zucchero nel caffè. Il caffè in ghiaccio senza latte di mandorla. La moka da lavare. Il letto da rifare. La guancia sgualcita dal sonno. Chi si azzarda a rivolgermi la parola prima del mio primo caffè mattutino. Il cappuccino tiepido. La televisione accesa mentre si dorme. Il cellulare lasciato a caricare mentre si dorme. Il cellulare acceso mentre si dorme. La sveglia dell’IPhone che si rifiuta di suonare se il telefono è spento. Il volume della TV troppo alto. Il doppio cuscino. Le lenzuola di flanella. I soprammobili. L’asciugamano attorcigliata in bagno. Il tappo del bagnoschiuma aperto. La tavoletta del wc alzata. Il rotolo di carta igienica terminato. L’acqua del rubinetto che scorre mentre si spazzolano i denti. Il tubetto del dentifricio ripiegato. L’accappatoio bagnato posato sul letto. I piatti di plastica. I tovaglioli di stoffa. Le tovaglie. Una bocca estranea a me che beve nel mio bicchiere. Il ticchettio dell’orologio mentre provo, invano, a dormire. Il ronzio dell’aspirapolvere. Le sonorità di un phon. Chi strilla quando parla. Chi alza subito il tono di voce. Coloro che non ti guardano mentre parli loro. Oziare nel letto senza dormire. La gente pigra. La gente che non viaggia. La mancanza di curiosità. Gli immuni alla cultura. Le persone a dieta. Le persone litigiose. Gli invidiosi. I bugiardi. La gelosia. Chi ha il doppio cellulare. Chi non compra libri, chi non legge libri. La prima fila al cinema. Chi salta la fila. Chi chatta su whatsapp al cinema. Chi usa il cellulare mentre guida. Gli uomini che spengono la radio quando parcheggiano. Il tutto esaurito al concerto dei Coldplay. Le persone esaurite. Chi non si siede al proprio posto assegnatoli ad un concerto all’Olimpico. Chi odia il teatro. Le poltrone del teatro talmente alte che mi penzolano le gambe. I fotografi che si lasciano sopraffare dal fotoritocco. Le emoticons su volti fotografati di bambini piccoli. La radio che passa sempre le stesse canzoni. La pubblicità dì Spotify. Chi non consacra le feste. Gli asociali. I compleanni in cui si paga alla romana. I permalosi. Chi, anche solo inconsapevolmente, mi ruba la penna. Chi si intasca l’accendino. Chi sotterra le cicche nella sabbia. Chi getta le carte per terra. Chi posa le borse per terra. Gli incivili. Gli impliciti. Le amicizie di circostanza. Il profilo di Instagram privato. Chi ha mai anche solo pensato di comprare followers su Instagram. Chi nasconde le amicizie dal proprio profilo Facebook. Chi mi vieta di sbirciare il proprio profilo Facebook. Il mio amico di Facebook che non mi saluta. Il profilo di coppia su Facebook. L’amica o l’amico che quando si fidanza puff: sparisce. Le canzoni di Clementino. L’ultimo album di Ligabue. La puzza di sigarette. Il tanfo di sudore. L’odore della candeggina. Il sapore del coriandolo. L’alito al mattino. Il rumore dei respiri durante una lezione di yoga. Il seitan. I funghi secchi. L’insalata in busta. L’avocado acerbo. Le banane mature. Coloro che camminan nel bel mezzo di una carreggiata, ignorando i marciapiedi. Il doloroso sellino della bicicletta. I pittbull lasciati liberi. Gli uomini che pisciano per strada. Quelli che sputano per terra. Le approssimazioni. L’assenza di galanteria. La carenza di intraprendenza. Gli addii. L’apatia. Le mail spam. Chi non legge i miei articoli sul blog. Le lampade Seletti. Le serie non aggiornate su Netflix. Gli influencer. I timidi dinanzi a un buffet. Chi non divora gli stuzzichini ad un aperitivo. Il ghiaccio nella Coca Cola. Chi vuole avere sempre ragione. Chi nega l’evidenza. Quelli che “je rode” sempre. Le donne che allattano in pubblico. Le unghie dei piedi senza smalto. Le unghie lunghe delle mani con lo smalto scuro. Lo smalto delle unghie degradato. I graffi sulla stoffa. Lo scontro di una forchetta di metallo con i denti. I dolori mestruali. I brufoli. Barbara d’Urso. Lavorare di domenica. Le torte bagnate con troppo liquore. Chi parla troppo. Chi, invece, parla troppo poco. Gli egoisti. Chi non sa ascoltare. L’ape piaggio che puntualmente avanza lentamente davanti a me, mentre il mio piede destro freme sull’acceleratore perché sono in ritardo. Il sabato sera a casa. La pizza con poca mozzarella. Il prosciutto crudo cotto. I cornetti surgelati. Il presunto cornetto alla Nutella che poi ha dentro una mera e triste imitazione della Nutella. L’olio di palma nella Nutella. Le Gocciole alla nocciola. Il pacco di Pandistelle che finisce subito. I Ringo. La carne di agnello. La carne al sangue. Le cozze crude. Le persone che si accollano. Il pesce surgelato. Il pasticciotto di quel bar a Gallipoli che non è più come una volta. Gallipoli ad agosto. Le lattine di birra. La birra Lambic. Il vino mediocre. L’acqua Levissima. Le borse Michael Kors. La Ferragni. Gli insetti. Il film de I soliti idioti. Il caldo atroce. Le macchine bianche. La musica techno. L’edilizia becera. L’architettura scadente. Le persiane verdi. La spazzatura per strada. Le lenti a contatto. Gli occhiali sporchi. Una donna con i capelli corti. Un uomo con i capelli lunghi. La forfora. I parrucchieri che tagliano i capelli con lo sfilzino. La shampista con la ricostruzione delle unghie che ti scartavetra il cuoio capelluto. Le estetiste indelicate. I capelli grassi. La pelle secca. I gomiti screpolati. I peli sulla lingua. Le commesse che non rispondono al tuo “Buongiorno”. La sauna. La posta pubblicitaria che suona sempre e solo al tuo interno. Il solletico. Gli assorbenti interni. L’idea di partorire. La sabbia nel costume. Il mare agitato. Le persone agitate. I ritardatari. Chi non mantiene la parola data. Chi spiffera un segreto. Chi disprezza il sud. Chi odia il nero. I razzisti. L’accento barese. Il riso scotto. La pasta scotta pure. I profumi troppo dolci. Le camicie senza i bottoni sino al collo. La chiazza di sudore sulle camicie. L’alone del deodorante. L’impronta del mascara sulle palpebre. Chi vive nel passato. Chi pensa troppo al futuro. Chi mi chiede quando mi sposo. Chi mi chiede se sono un architetto di interni o di esterni. Coloro che pensano che un geometra sia più economico di un architetto. Chi mi calpesta i piedi. Chi prova a mettermi in testa i piedi. I tirocini non retribuiti. L’errore irreversibile di Autocad. Il 29 agli esami universitari. Un 110 senza lode. Quel “Le faremo sapere”. L’arroganza. I libri con la copertina rigida. Il calzino che cede. Il calzino spaiato. Le mutande slabbrate. Un uomo con le mani piccole. Un uomo con i piedi grandi. I parcheggiatori abusivi. La sedia appena sotto il ciglio del marciapiede per preservare il parcheggio davanti casa. Il servizio al tavolo non incluso nel prezzo. Una bionda piccola a 5€. Un cocktail a 10€. L’IVA. Alcune leggi italiane. Chi non rispetta le regole. I conti alla rovescia. I conti che non tornano. Il conto in rosso. Gli hotel senza la colazione inclusa. La moquette. Il cameriere di Starbucks che sul mio bicchiere scrive Alice invece di Alessia. Il menú turistico. Le persone poco disponibili. La mancanza di igiene. La mia ipocondria. L’ipocrisia. Un mazzo di chiavi con troppe chiavi. Un portafoglio troppo gonfio. Lo sportello del bancomat temporaneamente fuori servizio. Chi visualizza e non risponde. I letti a castello. I bagni senza finestra. Il termocamino. Il pavimento con le piastrelle disposte in diagonale. Il finto parquet. L’effetto pietra. Una finta cortina di mattoni. Il truciolato di Ikea. I mobili Mondo Convenienza. Chi prende sempre e solo l’ascensore. Chi lascia il portone di casa aperto. Chi si dimentica le luci accese. Il colore del 90% dei palazzi in Italia. Coloro che non vogliono camminare a piedi. I sotterfugi. L’Out of Stock di Zara. I negozi che non hanno scarpe di numero 35. Le persone troppo alte. Gli uomini troppi magri. La violenza. Chi l’ha visto. Salvini. Gli scurrili. Il gelato al pistacchio di colore verde acceso. Le tazze rovinate. Le tazze brutte. Le tazzine di caffè spese del bar che puntualmente ti sbrodola una goccia di espresso sul lembo delle labbra. Le persone frivole. Chi si ferma all’apparenza. Chi pensa solo ad apparire. Chi non si ferma allo Stop. L’aria condizionata troppo fredda. L’acqua da bere gelata. L’acqua della doccia bollente. I presuntuosi. Gli opportunisti. Chi tossisce senza pararsi la bocca con la mano. Le donne senza fazzoletti nella borsa. Gli zaini apposti sulle spalle nella metro. Gli scioperi dell’Atac il venerdì. Gli autisti dell’Atac. Gli automobilisti indisciplinati. Gli uomini che non hanno voglia di guidare. I ritardi di Trenitalia. Un volo troppo costoso di Ryanair. I controlli in aeroporto. Il caldo sulle banchine della metropolitana di Barcellona. La metro deserta di notte a Monaco. Gli scontrosi controllori della metro di Amsterdam. La bicicletta che proprio non riesce a frenare sull’Erasmus bridge a Rotterdam. I topi per le strade di Bruxelles. Il sapore pastoso del latte irlandese. Il latte a lunga conservazione. L’esoso afternoon tea a Londra. Il pesce cotto senza essere sventrato in Portogallo. Trovare chiuso Pierre Hermè a Parigi. Il deterioramento del Superkilen a Copenhagen. Le troppe poche polpette troppo buone in un piatto a Malmö. Le botole nei marciapiedi di New York. Le spiaggia ciottolose della Grecia. La scortesia dei romani. Le rosette senza mollica. L’autobus fuori servizio. Gli sport estremi. I cafoni. Le bestemmie. I prezzi esagerati di una cena in un ristorante stellato. Le borse di Prada troppo costose. Il bodyguard che ti fa sentire in soggezione da Tiffany. Chi mi chiama Signora. Chi mi chiede se sono maggiorenne. Il prezzo di Casabella. La Nespresso che non ha ancora aperto una boutique a Lecce. Le cialde compatibili. Tiger che di aprire in Salento non ne vuole proprio sapere. Le penne blu. Il colore giallo. I denti gialli. Un abito da sposa avorio. La droga. Chi si ubriaca tutte le sere. Chi non esce tutte le sere. Il sole che non tramonta nel mare. La pioggia. L’assistente della prof. di Restauro, bello come il sole al crepuscolo ma, inevitabilmente, gay. Gli omofobi. Gli uomini provoloni. La tristezza che inevitabilmente mi assale la domenica sera. Il lunedì. La mia ansia perenne. Le abitudini. Chi va a cena sempre al solito posto. Il matè. Le superga illibate. La Xylella. La TAP. La TAV. L’alta velocità. Chi disprezza l’ambiente. Chi non contempla la parola riciclo. La margarina vegetale. I film senza lieto fine. Le mie lentiggini. Le mie vertigini. Il mio PC da formattare. L’ordine degli Architetti. La formazione professionale continua. Inarcassa. Le promozioni poco convenienti della Vodafone. Chi dorme troppo. Chi cammina troppo lentamente. Chi parla troppo veloce. La memoria esaurita su ICloud. Chi paga l’abbonamento in palestra e poi alla fine non ci va. Chi non paga l’abbonamento sui mezzi pubblici. Gli scrocconi. Chi butta via il cibo. Chi non sta bene con se stesso. Gli intolleranti. Quel grazie non detto. Il ruttino cacofonico. Le pantofole raso terra. La zanzara che mi fa compagnia durante la notte. I ragni che compaiono in quell’angolo irraggiungibile di muro. Il mio ex vicino di casa che si tagliava le unghie delle mani affacciato alla finestra, di sabato mattina, mentre io facevo colazione. Il sapore troppo forte di uovo in alcune pietanze. Il brodo del sabato a pranzo. Quel monumento in ristrutturazione durante una mia capatina in quella città così lontana. I musei colmi di gente. I cuori cinici. I cuori affranti. I sogni infranti. La noia.

Chi si tedierà leggendo questo post.

Chi si offenderà leggendo questo post.

Chi non sopporta questo post. 

#NonSopporto

#STAMMIBENE

Consapevolezza, integrità e naturalezza sono gli ingredienti primeggianti di STAMMIBENE, il nuovo ed unico mercato con cucina, dedito alla continua ricerca della genuinità perduta, che ha da poco aperto i battenti nel centro di Bari.
Un mercato con ristobotteghe, ossia variegati punti ristoro dove degustare ciò che di più sano e gustoso si può ottenere da prodotti locali e stagionali, a filiera corta e controllata, nell’arco dell’intera giornata.
Le freschissime ed espresse proposte culinarie abbracciano infatti ogni singola fascia oraria, spaziando da dolci fatti come in casa per la colazione, inzuppati in un espresso fatto a regola d’arte, nel latte o in bevande “a base di”, a spuntini veloci e naturali anche take-away, ad aperitivi sostanziosi e sostanziali, sino a giungere ai prelibati piatti bilanciati della tradizione mediterranea, rivisitati in chiave contemporanea, coloriti e colorati da una giusta dose di spezie, serviti a pranzo e a cena.
Il tutto contornato da un ambiente accogliente che trasuda freschezza, che vive e respira avvolto come è da un design sostenibile, armonico ed innovativo. Insomma ogni genere di comfort food desiderabile, addentato in un’adorabile comfort zone.
Atmosfera, arredamento, servizi, menú e prodotti sono stati pensati da un’agguerrita ciurma di ben 100 Ambasciatori del Gusto (di cui io stessa sono orgogliosamente onorata di far parte), provenienti da ogni parte d’Italia, che hanno annaffiato con copiose ispirazioni il primordiale seme di Stammibene.
Il mercato è progettato dal basso, ideato da chi lo userà e realizzato da un formidabile staff composto da 40 persone coordinate dal direttore Alessandro Milella, dall’executive chef Antonio Scalera e da Francesca Mosele che ha progettato l’anima di bar e cantina, che ha saputo apparecchiare con maestria i sogni di ogni fruitore su di un tavolo fatto di concrete visioni divenute presto realtà. Proprio come il Pratavolo, tavolo con un piano d’appoggio realizzato con vera e propria erba, pronto a dare l’illusione di un picnic nel parco anche tra le mura della città consolidata. O Aromantica, un’orto verticale costituito da erbe aromatiche che inondano le narici degli avventori in procinto di entrare nel mercato. E poi c’è Legumi & Legami, una zona dove è possibile scegliere tra legumi, semi e cereali antichi, percorrendo un fiume sotterraneo fatto proprio di legumi, semi e cereali antichi; Spezie dal mondo, punto in cui è possibile annusare e scegliere tra profumate e saporite spezie internazionali; Cucina Visiva, corner dove le prelibate pietanze stagionali, regionali con incursioni internazionali, a base di ingredienti autentici e naturali, vengono preparate sotto i vostri occhi curiosi e affamati. Ampia la scelta di vini naturali selezionati, riposti su di una colma scaffalatura dal nome Bere Bene, da degustare in accompagnamento al cibo gourmet.
In questo incedere lento e gradevole, lambendo i cinque sensi, tra dolce e salato, infusi, the, confetture, miele e prodotti naturali dedicati alla cura del corpo, si giunge alla sala ravvivata da un’avvolgente parete vegetale, che dona sempre a portata di naso una fresca ventata di ossigeno e che invoglia a soffermarsi dinanzi il vicino Alfabeto del Gusto, abaco dettagliato degli ingredienti di stagione che è possibile assaporare al mercato.

Seminando queste briciole di fantasia e di estrema bontà, è possibile mangiare bene senza rinunciare al gusto, in città come in campagna.

STAMMIBENE
Via Nicolai 31, Bari
Aperto tutti i giorni | 7.30 – 23.00

Un nuovo posto del cuore, nel cuore di Bari. Perché “uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene se non ha mangiato bene“.

 

[ Le foto sono un racconto visivo di quel girotondo di abbracci e di sapori avvenuto durante la cena di noi Ambasciatori del Gusto ]

#STAMMIBENE

#Burger mania

Non importa se tu sia onnivoro o vegano, un burger che fa per te lo troverai sempre. Ed anche che fa per tre. Perché oramai in questo calderone di burger bar della Capitale si fa quasi a gara a chi ce l’ha più grosso. Ma è ben risaputo che le dimensioni non contano, bensì è la qualità a fare la differenza: del pane, che tende ad essere il più artigianale possibile, magari anche speziato e insaporito da gustosi ingredienti; della carne, che sia angus o scottona o scozzese ma che sia comunque di pregiata provenienza; delle salse, che cercano di essere rigorosamente home made; di mais, ceci, lenticchie, lupini, melanzane e di ogni possibile ingrediente vegetale che permette di ricreare un surrogato del tradizionale hamburger e che deve essere assolutamente “organic” (si, pare che bio non vada più di moda).

E così sedotta in parte dai centimetri di quegli invitanti strati che esondano da un panino dalla rotondità perfetta, in parte dall’essenza delle materie prime, eccomi fare una piccola cernita dei miei “burger bar” preferiti in quel di Roma:

• THE MEAT MARKET

Corso Vittorio Emanuele II 320, Roma

Beh, in fatto di dimensioni l’hamburger di questo posticino nel centro di Roma ha sicuramente la meglio. Eccessivo nella grandezza e nel dinamico arzigogolarsi degli ingredienti originalmente composti. Si può sceglere ogni singolo ingrediente da inserire all’interno del morbidoso panino. Ci puoi fagocitare all’inerno addirittura un’intera mozzarellona di bufala. Buono buono.

• HARD ROCK CAFE’

Via Vittorio Veneto 62, Roma

Una garanzia di sostanza e di costanza: sempre all’altezza, in tutti i sensi. Un’altezza che scalfisce anche lo stomaco più temerario. Direi però che il prezzo è direttamente proporzionale all’altezza dell’hamburger.

• OPEN BALADIN

Via degli Specchi 6, Roma

Piccolo e ben guarnito, slanciato ed elevato, questo è un vero hamburger eccelso dove a partire dal fragrante pane di Bonci, passando per il loro ketchup home made strepitoso, e finendo con la notevole qualità di birre e bevande artigianali, pronte ad allietare ulteriormente il pasto, la bontà e la qualità assoluta ne fanno il n.1.

• BURBEE

Via La Spezia 127, Roma

Un condimento stratosferico si adagia su di un succoso burger, amalgamandosi con il soffice panino che contiene a stento codesta abbondanza. Per stare “leggeri” mi sembra alquanto ottima la scelta delle patate fresche tagliate a tocchetti e cotte al forno come contorno.

• HAM HOLY BURGER

Via Brescia 24, Roma

Tavoli con vista, vista cucina s’intende, per monitorare la preparazione ed adocchiare il proprio panino. E se ciò non basta, è possibile monitorare la sapiente imbottitura attraverso lo schermo di un iPad che trasmette in diretta le riprese fatte in cucina. Minuto e curato, di elevata qualità, è rigorosamente da accompagnare con delle croccanti chips di patate sfogliate.

• HAMBURGESERIA

Via dei Reti 40, Roma

Componibile e versatile, si possono mixare svariati ingredienti in un friabile e contenuto panino. Ordinato e ridimensionato. Ottime le salse artigianali aromatizzate con brio. Questo è un panino dall’animo semplice ed essenziale.

• T-BONE STATION

Via Francesco Crispi 29, Roma

Un pezzo di Texas a Roma dove viene servito il cuore della cucina americana preparato solo con materie prime di alto livello. Ottimo l’abbinamento del grande hamburger, adagiato su di un rotondo panino servito aperto, con patate al cartoccio ripiene di burro o cheddar. E alla fine, anche se sembra in dirittura d’arrivo verso l’esplosione addominale, non puoi non lasciarti tentare da leccornie come un ottimo e caldo brownies o una mitica torta Oreo.

• LA CARROZZERIA

Via domodossola 17, Roma

Piccolo e discreto, questo piccolo pub a due passi da piazza dei Re di Roma, avvince con un ottimo hamburger dalla carne succulenta. La semplicità della sinfonia dei diversi ingredienti lascia primeggiare l’ottimo sapore della carne. Da accompagnare con birre artigianali locali.

• FERRO VECCHIO

Via dei Sabelli 32, Roma

Vintage nell’essenza, propone degli ottimi panini gourmet che, con l’incalzare dei centimetri ed il crescere della particolarità degli ingredienti, allietano ogni genere di palato.

• WE FOOD

Via della Lega Lombarda 28, Roma

Il design d’avanguardia, colorato ed elegante, anticipano un altrettanto colorato e delizioso burger. Ottimi i burger vegani, delizioso il pane aromatizzato. Allertate i sensi: la genuina bontà di questi estrosi hamburger vi stupirà.

• FONZIES’S BURGER

Via di S. Maria del pianto 13, Roma

Un fastfood kosher e di suprema qualità, che apre nel ghetto ebraico e si estende in altre zone di Roma. Veloce e sfizioso, cheap and chic, sempre pieno di avventori pronti a divorare un gustosissimo panino al fine di eclissare l’appetito. Da provare il tris di mini burger.

• THE BURGER FACTORY

Via Giovanni da Castel Bolognese 20, Roma

Intimo, piccolo e rilassante il locale. Non si può dir lo stesso dell’hamburger che vanta una consistente dimensione e una succulenta consistenza. Ogni ingrediente è sapientemente selezionato e preparato in una cucina quasi casereccia. Molto artigianale, molto buono.

• QUARTO BURGER

Via Crescenzio 52, Roma

I due possenti proprietari ex macellai sono garanzia dell’altrettanto possanza del panino, e sanno come acquietare con gusto i morsi della fame. La carne è ovviamente eccelsa, ed altrettanto valorosi sono gli ingredienti che si mixano  e si fondono ad essa, amalgamandosi nel sovrastarla.

• THE PERFECT BUN

Largo del Teatro Valle 4, Roma

Questo simpatico posto al centro della Capitale, è stato uno dei precursori della crescente ed impazzante moda che porta a desiderare di gustare piatti tipicamente americani ed uno dei propulsori dell’hamburger così come lo fanno negli USA (ed anche del brunch a Roma). Buono e autentico, inondato di salse e da una cascata di patatine. Se poi lo si accoppia a dei croccanti anelli di cipolla fritti in pastella, beh, è la fine del mondo.

• FUNNY BURGER (by KILO)

Via Giovanni da Castel Bolognese 20, Roma

Dimensioni notevoli e peso elavato che sfiora addirittura 1kg se si opta per il mastodontico hamburger da condividere con altri affamati come voi. Il tutto è adagiato su di uno spropositato letto di patatine. Sfizioso e funny, per l’appunto.

#Burger mania

#TasteOfRoma

Qualche notte fa sognai di imbattermi in una dozzina di chef stellati pronti a rimpizzarmi di deliziosi manicaretti da loro delicatamente preparati ma, soprattutto, da loro sapientemente pensati. Ingurgitavo cibo da sogno, in un sogno, e tracannavo vini pregiati da sogno, in un sogno.Mi svegliai in uno stato di estasi del gusto con la lingua ruspante e il palato ansimante.

Al mattino, impattata con la realtà, mentre sorseggiavo il mio litro di caffè e cercavo notizie sui fatti accaduti nel mondo, ecco imbattermi in un articolo riguardante la quinta edizione di Taste of Roma, l’evento dove una dozzina di chef stellati sono pronti a rimpizzarci di deliziosi manicaretti da loro delicatamente preparati ma, soprattutto, da loro sapientemente pensati.

Cioè. Una galassia del firmamento Michelin così, in un colpo solo, in quattro giornate romane, nel pacato giardino pensile dell’Auditorium Parco della musica. Come resistere?!

E ieri eccomi sprofondare in una folla di critici enogastronomici e di foodlovers all’inaugurazione dell’evento, per assaggiare e curiosare sotto un cielo stellato.

Dopo la presentazione degli chefs e delle bottiglie di prosecco stappate (un, due, tre…stelle!), ecco che la manifestazione prende il via.

Ed ecco me ingurgitare cibo da sogno, nella vita reale, e tracannare vini pregiati da sogno, nella vita reale.

Dopo un piccolo aperitivo gourmet offerto da Electrolux, assaggi di eccelsi prodotti caseari, di dolcetti tipici abbruzzesi, di gelati artigianali preparati al momento, di mini maritozzi soffici e salati farciti con uno spezzatino di carne al sugo nati dall’incontro de Il Maritozzo Rosso con lo chef Max Mariola, si passa alla degustazione di piattini di rigatoni alla gricia e spaghetti all’Amatriciana preparati da mani esperte nello stand della regione Lazio, dove è possibile acquistare il kit per l’Amatriciana perfetta, il cui ricavato sarà devoluto alle popolazioni terremotate. Continuo a passeggiare tra gli stand in cerca di un segnale che mi porti alla scelta della stella giusta. Ma poi alla fine vado dove mi porta il cuore: Heinz Beck. Il pluristellato chef tedesco del rinomato ristorante La Pergola ammalia con un piatto di croccanti fusilli corti bucati con pesto di pistacchio e basilico su spuma di patate affumicate e soffici mazzancolle. Un piatto dal sapore semplice che convince ma non sorprende.

E dopo essere stata tentata dal piccolo e panciuto tacos di manzo irlandese, spezie e sorbetto di peperoni proposto da Andrea Fusco del ristorante il Giuda Ballerino e dai quasi macaron di lamponi con patè di fegato di anatra e pinoli pralinati alle erbe preparati da Angelo Troiani de Il Convivio Troiani, sgambetto audace verso il dolce che più mi seduce: un bel (bello ma davvero proprio bello) Babbà in sospensione al cacao su nuvola di orzata e ghiacciato alla banana. Un’opera d’arte estemporanea che ti verrebbe quasi voglia di congelare per non rovinare la magia contenuta in quel piatto, un piatto dove ogni diversa consistenza e temperatura è armoniosamente equilibrata in un mix di sapori che sorprendono.

Per concludere mi lascio guidare da quattro sensi e tralascio la vista nel Blind Tasting promosso da Metro Academy in una Bischerata culinaria che stuzzica la fantasia per riconoscere ingredienti, odori e sapori al buio con un crostone toscano con lardo, spuma di pecorino, miele e burro e salvia, il tutto accompagnato ovviamente da un buon Chianti.

Da leccarsi i baffi, e pure la barba, prima di rotolare dolcemente sui dolci pendii dei giardini dell’Auditorium a causa di una pancia troppo piena o di una mente troppo brilla.

E voi cosa aspettate ad andare ad assaggiare i grandi chefs?

Taste of Roma

15-18 settembre 2016

Giardini Pensili, Auditorium Parco della Musica

 

 

#TasteOfRoma

#Salento e sono contento

Dai, lo so che molti, anzi troppi, di voi quest’estate si crogioleranno sulle spiagge del meraviglioso Salento. Ammettetelo pure. E come darvi torto!

Il sole imbrunisce quieto la pelle, il mare cristallino, di quell’azzurro indescrivibile, così puro che pare quasi impercettibile allo sguardo, rigenera, con il dondolio delle sue fresche acque, corpo, mente e cuore; la candida sabbia dorata, raffinata ed insinuosa, bolle debole sotto i piedi. Il mediterraneo splende pacato e si dilunga su piccoli paesi che profumano di iodio, di sale e di semplicità. Il mare è bello, la gente è brava, il cibo è buono.

Da nativa del posto ecco una selezione di alcuni imperdibili luoghi da visitare.

Lecce. Cuore nevralgico del Salento, punto di arrivo e di partenza per molti, è la Firenze del sud, capitale del barocco leccese, scenario senza tempo dove la locale pietra calcarea assume dinamiche e organiche sembianze, in un amplesso di forme naturali, tortuose, bizzarre. Tra architetture barocche, resti di architetture romane, tetti piani e campanili irti, trionfano anche i sapori della tradizione in una cucina che racchiude tutto il mediteranneo, caldo e saporito rustico leccese incluso.

Dopo questa tappa obbligata, nel proseguire della discesa verso il tacco d’Italia meritano una visita la città di Galatina, che ostenta architetture più pacate ma pur sempre fascinose, dove tra le vie del centro storico potrete gustare il famoso pasticciotto di Ascalone, l’originale e inimitabile dolce salentino, e la città di Nardò, che offre un centro storico davvero incantevole. Rotolando verso sud arriverete ad immergervi nelle splendide acque di Punta Prosciutto per poi sbarcare a Porto Cesareo, meraviglia del Salento, con spiagge dorate e mare mozzafiato che si insinua tra la costa sinuosa e le torri robuste. Imperdibile è la piccola isola dei conigli, raggiungibile via barca o anche a piedi, via mare, se una bassa marea lo concede, vera oasi di pace e di felicità. Naturale prosecuzione sono le coste aride e rocciose di Porto Selvaggio, tra fichi d’India e arida e piatta terra rossa, di Santa Caterina, bella di giorno e fantastica di sera, e di Santa Maria al Bagno, dove potete ammirare le quattro colonne, ossia quel che resta di un antico edificio. E passando per Lido Conchiglie e Rivabella, si giunge finalmente a Gallipoli, con questa coast to coast che dà spettacolo. La perla dello Ionio si staglia in tutto il suo splendore, padrona di un mare che non conosce rivali. Partite dalla litoranea, spaparanzatevi in spiaggia, raffrescatevi in mare, e dopo una frisa al pomodoro ed un caffè in ghiaccio, rilassatevi per caricarvi ad affrontare uno dei numerosi aperitivi sulla spiaggia. Per cominciare bevete un fresco cocktail sulla terrazza del lido Zen. E poi concedetevi pure due salti tra gocce di sudore e fiumi di alcool al Samsara, con la musica “a palla” sotto un sole rovente, aspettando il calar delle tenebre e l’impennata della libido. Se vi strazia tutta questa mondanità, dirigetevi al Porto di Gallipoli, dove potrete assistere allo sbarco delle paranze e all’asta per la vendita del pescato del giorno. Lì nei pressi, al mercato del pesce, potrete gustare frutti di mare crudi appena pescati, sorseggiando un fresco bicchiere di vino bianco. Passeggiando lungo le mura del centro storico, potete calare nella piccola spiaggetta della purità, per un tuffo al tramonto insieme ad un sole infuocato che si tuffa più a largo. Scorgerete la vicina isola di S. Andrea, con il suo faro lampeggiante, che potrete ammirare da vicino tramite un’escursione in barca. E poi perdetevi tra i vicoletti tortuosi della città vecchia, ammirate le caratteristiche corti, assaporate l’odore del mare profuso e privo di interruzione, senza dimenticare di visitare lo splendido castello Angioino, l’antico frantoio e la cattedrale, e di assaporare la cucina locale a base di pesce fresco in uno dei tanti suggestivi ristorantini che troverete lungo il vostro percorso. Per concludere la serata un drink nel design raffinato del Blanc e poi a ballare di nuovo in spiaggia o nell’elegante Rio Bo, oppure ad ascoltare musica live al Parco Gondar o al Cotriero, in riva al mare.

La punta del tacco d’Italia sembra ancora un miraggio ma andando giù in fondo, dopo un bagno rigenerante nelle acque idilliache di Punta della Suina, ammirerete i paesini e le marine che si destreggiano su di una costa rocciosa e frastagliata, con particolari e sui generis ville settecentesche che, con colori accesi e decorazioni a volte estreme addossate su profili dalle linee pure, caratterizzano la litoranea. E passando per Mancaversa, Torre Suda, Torre S.Giovanni sino a sguazzare in quel lembo di spiaggia più conosciuto come le Maldive del Salento, arriverete finalmente nella tranquilla chicca della penisola salentina: S.Maria di Leuca. Un pronunciato promontorio con un vistoso faro ed una austera ma maestosa basilica, primeggiano e sovrastano due mari eccezionali veramente, il mar Ionio ed il mare Adiatriaco, che qui si incontrano e si confondono, sconfinando quella linea immaginaria che gli separa, protraendosi dalla punta della scogliera. Salendo quel numero smisurato di gradini, si raggiunge la vetta e si resta a bocca aperta davanti a quel panorama mozzafiato, davanti a cotanta natura selvaggia, davanti ad un orizzonte sconfinato.

E’ giunto il momento di esplorare la costa adiatriaca, risalendo la penisola dal lato opposto, e rimembrando una litoranea ionica da incanto. Ecco l’adrenalinico ponte Ciolo che, alto e superbo, sovrasta un mare dove i più temerari improvvisano tuffi estremi. E poi ecco la fantastica e storica discoteca sul mare Gibò, dove vale la pena fare due salti a ritmo di musica per dare ancora più brio ad una serata vacanziera. Passando per Castro, piccolo e adorabile paese incastonato nella roccia, per le antiche grotte della Zinzulusa, per Santa Cesarea Terme, dove scogliere a picco primeggiano un mare da favola e dove le innovative biopiscine dello stabilimento balneare 19 Summer Club registrano quasi ogni giorno il tutto esaurito, si approda nella romantica Otranto, fraterna rivale della diametralmente opposta Gallipoli. Piccola e discreta, stupisce con l’elegante fascino del suo centro storico, con la forza del suo castello, con il dominio del suo mare. Ottimo contorno sono i laghi Alimini, le rosse e marziane cave di bauxite e la prospiciente baia dei Turchi, dove la macchia mediterranea trionfa.

Prima di abbondonare questo paradisdo naturale che la splendida cornice del Salento vi offre, non dimenticate di fare un’immersione tra le scogliere sproloquianti di Torre dell’Orso e di ballare salterellando sulle note della travolgente pizzica e taranta, con un tamburello in mano, lasciandovi andare in un moto perpetuo che vi coinvolgerà attraversendo l’entroterra salentino, tra i paesi della grecìa, come, il più noto tra tutti, Melpignano.

E dopo aver salpato virtualmente acque e terre del profondo Sud, con un immaginario fomentato da parole che non rendono giustizia, non vi resta che viverlo, questo Sud, in tutto il suo magico splendore.

Un tuffo dove l’acqua è più blu, e tanto altro in più!
E poi il solo caffè in ghiaccio con latte di mandorla, sorseggiato per meglio deglutire un fragrante pasticciotto con compatta crema bollente, vale la visita.

 

#Salento e sono contento

#Vinòforum : Bacco perbacco 

Dal 10 al 19 giugno Roma si impregna di vino. Dieci giorni di goduria per i palati più esperti ma anche per gli eretici che di vino ben poco se ne intendono. È il Vinòforum, l’evento dove il vino e il cibo danno spettacolo.2500 etichette e ben 500 aziende vinicole sono pronte a farci degustare i loro prodotti migliori in una gigante cantina all’aperto dove la filosofia enologica prende forma e sapore. La raffinatezza liquida, divenuta ormai oggetto di culto, sgorgherà briosa dalle mani di esperti sommelier pronti ad esplicare cosa si nasconde dentro una bottiglia.

Fanno da quinta scenica la cucina di alto livello, la pizza italiana più rinomata e ben dieci chef stellati, che manderanno in estasi le bocche più fortunate ed espliciteranno tutta la convivialità contenuta in un bicchiere di vino.

Un ticket, un calice e ben dieci degustazioni di vino rallegreranno una fresca sera quasi d’estate, dissolveranno i vostri pensieri e vi faranno conoscere vivaci etichette e produzioni regionali dell’Italia e non solo.

La capitale decanta. Bollicine.

 

#Vinòforum : Bacco perbacco