Profumo di un Natale #Baltico

LIFESTYLE, TRAVELS
Quando dicembre sbaraglia sul calendario ed iniziano ad accendersi le prime luci propiziatorie delle feste che verranno, la voglia di immergersi in un’atmosfera natalizia a 360 gradi giunge spontanea.
Quale modo migliore se non quello di fare un salto in un posto nordico e freddo, corazzato da vino caldo alla cannella e mercatini di Natale, con casette lignee e graziose, per tuffarsi a capofitto nella magia del Natale?
E tra tutto il nord, io quest’anno ho scelto le repubbliche Baltiche, come la Lettonia e la Lituania.

Faccio le #OrePiccole

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Cavolo popolo del web se ho sonno! Anche ieri ho fatto le ore piccole! E si, c’ho quasi 30 anni ma ho ancora la forza, la voglia ed il coraggio di fare le ore piccole. E chi se ne frega che domani lavoro, che domani ho un treno o un volo all’alba, un appuntamento alle 8, che devo fare le analisi del sangue. Io esco lo stesso. Perché voglio vedere quegli amici che magari non vedo da tempo, e che forse chissà poi quando rivedrò. Perché voglio farmi pervadere da quell’ebrezza di un’eterna giovinezza e amichevole fratellanza provocata da un’uscita che si protrae sino a notte fonda. Perché voglio una bionda piccola. Perché non so dire di no. Perché non so resistere alle chiacchere, quelle lunghe, quelle dove non contano le lancette dell’orologio che avanzano a gambe levate nell’oscurità. Perché ingenuamente credo che basteranno un paio di ore di sonno a notte per farmi rinascere. E invece no! L’indomani sono una zombie e basta uno sbadiglio di troppo a ricordarmi che la bella età se ne è bell’andata. Ciao proprio! Non connetto, non trovo la concentrazione, penso solo che vorrei dormire, sprofondare con la chioma nel cuscino, sognare. E ho bisogno di almeno tre giorni per ritrovare di nuovo le forze, per recuperare la nanna persa, perché la stanchezza non molla, la stanchezza perdura, la stanchezza logora. Ecco, non sono proprio più quella di una volta! Quella mia energia che pensavo essere inesauribile, si sta lentamente consumando. Dovrei trovare un modo per rinnovarla. Forse dovrei dormire di più. Ma ora non ho tempo, i miei amici mi stanno aspettando in piazzetta, ed io soffro di iperattivismo cronico.

#Bob: sono vittima anch’io!

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Ebbene sì, proprio io che con la lunga chioma liscia, naturale e folta, avevo stretto un patto apparentemente propenso all’eternità, beh, ho ceduto a questa impazzante moda del Bob, sebben con un ritardo più che annuale! E zac: taglio netto, all’altezza delle spalle, all’apparenza paro, ma dalle punte sfoltite e allegerite. E il nuovo look prende forma! Un caschetto cresciuto e trascurato, sembrerebbe, dall’anima wild, dall’essenza natural e dall’aspetto spettinato del tipo “m’hanno appena buttata giù dar letto”.

Non ho ancora ben capito se il mio sia un Lob (Long + Bob), un VLob (Very Long + Bob), un Wob (Weavy + Bob) o un semplice Bob… C’è un semiesplorato mondo alle spalle, una vera e propria filosofia energumena a cui hair designer cercano di dare forma e senso. Ma per ora questo nuovo look mi convince tantissimo! Insomma: lo adoro! Credo che sia un taglio che sta bene un po’a tutte, facile da gestire nella sua pretesa di essere così casual, veloce da arruffare per avere in un attimo un aspetto fresco e sbarazzino. E poi ci permettere di rompere definitivamente con quel passato in cui la Yuko Yamashita inneggiava ad un liscio perfetto e la piastra per capelli era la nostra migliore amica (anche se in realtà io la uso proprio di rado..).

Sarà stata forse l’assuefazione multimediatica derivante da una proposizione in tutte le salse di Bob di star di hollywood, di showgirls italiane, di malate di instagram, di bloggers, di street style, di gente comune, a far crescere in me la voglia di darci un taglio per davvero. Non la solita spuntatina in cui la parrucchiera mi fa semplicemente udire il rumore delle forbici, insomma. E poi, diciamolo, un po’a tutte é venuta la voglia di afferrare un paio di forbici seduta stante e autodarci un taglio, quando abbiam visto la cenerentola contemporanea Joy farlo con nonchalance in quella emblematica scena del film…

Marketing, consapevolezza e coraggio, tanto, e il nuovo haircut è servito!

E voi riuscite a resistere o finirete col desistere?

Dalla capitale d’Italia alla capitale d’Europa: #Bruxelles

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Atto primo.

Oggi vi porto nel cuore d’Europa. Chiudete gli occhi. Immaginate una piccola ma grande città, ricca di storia, di culture e sculture, di vita. Dove il ritmo è lento, ma l’attenzione è sempre desta. Dove le attività collaterali sono tante. Dove il buon umore non si assopisce mai e la serena vitalità incalza. Dove la birra è intensa, corposa, pastosa; dove la birra è vera! Dove il cioccolato è intenso, corposo, pastoso; dove il cioccolato è vero!

Chi l’avrebbe mai detto che io, dipendente dall’estremo sud, affamata di sole, intollerante alla pioggia, finissi lì, così a Nord, così al centro, così sotto la pioggia! Tanta, ma davvero tanta pioggia! Ma chi vive a Bruxelles non se ne cura, perché loro la testa tra le nuvole ce la hanno sempre, anche quelle rare volte che splende il sole. E quando il sole non c’è, sono loro a rallegrare l’atmosfera, sempre rilassati e così non curanti, sempre ottimisti, sempre pronti ad affrontare i problemi col sorriso stampato sul viso! Scialli, sciallissimi: questa è la parola giusta! Ci piace!

Esitante in principio, estasiata alla fine: pensavo che in un paese così cupo mi sarei solo depressa ma invece ho felicemente scoperto che Bruxelles sprigiona energia da ogni angolo, da ogni scorcio, da ogni tetto, da ogni piazza, da ogni singolo abitante, da ogni brasserie.

E poi mica potevo rinunciare al lavoro dei miei sogni in quello studio di architettura dei miei sogni! Quello studio della cui architettura ero follemente innamorata! E con tante emozionanti aspettative sulla professione e vane speranze sulla città sono partita!

Una Valigia, un aereo alle 7 del mattino e una festa la sera prima, un after, un bacio, una lacrima. Di tristezza. E poi di gioia: appena atterrata sono stata pervasa da un’indescrivibile positività. Una casa d’epoca a Parvis St Gilles: ultimo piano senza ascensore, tetto ligneo e travi a vista, parquet vero, d’epoca, una coinquilina italiana e un coinquilino francese, due camini, una chitarra, tanti libri, un topo. Birra. Colleghi da ogni dove. Birra. Lavoro, tanto, troppo, troppissimo. Ma sono lì dove volevo essere, e mi fingo belga, mi fingo non curante della stanchezza, della pressione. E mi sento realizzata. Birra. E poi cioccolata. E poi di nuovo birra. Party, barbecue, delirio e Delirium, risate, cene, festival, mercatini. Lavoro. Cioccolato. Lavoro. Birra. Il tour del Belgio, sorprendentemente bello. Waffles. E poi Francia, Olanda, Lussemburgo. Birra. Amici vecchi, amici nuovi. Valloni e terroni. Ospiti e ospitate. Lavoro. Competition, consegne, scadenze, riprese, televisioni, visibilità. Rumori di umori. Lavoro.

E poi scopro la gioia di camminare non curante sotto una pioggia incessante e liberatoria con gli occhi rivolti sempre verso il cielo, non per cercare il sole, ma per ammirare gli estrosi tetti così a falda, così elaborati eppure così eleganti. Sorprendersi alla vista della Grand Place, sempre diversa, sempre cangiante, sempre luccicante di estremo splendore. Perdersi tra i vicoli del centro, tra i vintage market, tra i negozi di comics; ritrovarsi all’apero urbain. Scovare ad uno ad uno tutti gli street comics. Mangiare cozze e patatine. Bere birra al posto dell’acqua. Scoprire che i cavoletti di Bruxelles a Bruxelles non esistono. Scoprire che i Puffi sono stati partoriti qui.

Ed eccomi perdutamente innamorata di questa città che prima di viverla mi procurava indifferenza!

Ecco che mi piace la vita qui!

Ecco che ora mi manca!

 

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