Profumo di un Natale #Baltico

Quando dicembre sbaraglia sul calendario ed iniziano ad accendersi le prime luci propiziatorie delle feste che verranno, la voglia di immergersi in un’atmosfera natalizia a 360 gradi giunge spontanea.
Quale modo migliore se non quello di fare un salto in un posto nordico e freddo, corazzato da vino caldo alla cannella e mercatini di Natale, con casette lignee e graziose, per tuffarsi a capofitto nella magia del Natale?
E tra tutto il nord, io quest’anno ho scelto le repubbliche Baltiche, come la Lettonia e la Lituania.
Tra luci soffuse e diffuse nei centri storici imponenti delle città di Riga e Vilnius, costellati di addobbi graziosi ed eleganti, in un’inondazione di note natalizie, è inevitabile inalare l’intenso profumo di un Natale baltico.
Pare, come leggenda comanda, che il primo albero di Natale fu addobbato per la prima volta proprio a RIGA.
Ed è qui, nella capitale lettone, che il Natale, con luminosa eleganza, abbraccia ogni cosa, dai palazzi alla natura, dalle strade ai giardini, sino a diffondersi nell’animo della gente. Nella piazza antistante il Duomo, un maestoso albero di Natale, finemente addobbato, capeggia e domina tra le graziose casette in legno che danno vita al mercatino di Natale. Artigianato locale, dove legno, ambra e lana si trasformano in oggetti accoglienti, cucina tipica, vino caldo speziato, tisane natalizie al profumo di cannella ed al sapor di frutti di bosco e gli immancabili dolcetti allo zenzero, donano una calorosa atmosfera natalizia alle pendici del duomo.
Lì nei pressi è d’obbligo curiosare per la stradina che accoglie i bizzarri e colorati edifici dei Tre Fratelli, tre edifici simili ma diversi tra loro, il centrale dei quali ospita il Museo di architettura lettone, entrare ad ammirare la chiesa di San Giacomo, passeggiare tra i suggestivi vicoletti sino a raggiungere il castello, Riga Pils, sulla cui piazza si erge un altro maestoso albero di Natale. Il castello di Riga si affaccia sul fiume Daugava e si pone e si impone, nella sua semplicità, dirimpetto al moderno quartiere oltre sponda, fatto di alti edifici di acciaio e cristallo. Camminando per le strade della Vec Riga, il centro storico per intenderci, anelito di atmosfera natalizia e, cosa non da poco, patrimonio UNESCO, ci si imbatte nelle maggiori attrazioni della città, come la casa delle Teste Nere, edificio pregno di storia e ricco di decorata architettura, la chiesa di San Pietro, affiancata da un’irta torre campanaria, la casa del Gatto, i vari mercatini ed alberi di Natale dislocati nelle principali piazze della città, lo svettante monumento della libertà, gli straordinari ponti, come il suggestivo ponte ferroviario in metallo, costituito da arcate superiori ricorrenti o il recente e moderno ponte Dienvidu, e il contemporaneo edificio triangolare che ospita la Libreria Nazionale, che con pesante leggiadria si riflette nelle acque del fiume. Emblematici, nonostante le rigide temperature, sono anche i numerosi parchi che si intervallano nell’ordinata trama urbana. Degna una capatina  il grottesco mercato centrale, colorato da numerose varietà di frutta, verdura, carni e pesci.
Non si può non salire al 26esimo piano del Radisson Hotel situato su una delle vie principali, Elizabeth Iela, che ospita lo skybar panoramico, con vista pazzesca sullo skyline della città, che permette di ammirare, durante l’ascesa nell’ascensore vetrato, le curve geometrie dorate dell’imponente cattedrale ortodossa. Proseguendo su questa stessa via, costeggiata da negozi luxury, si arriva ad un quartiere più a nord pregno di edifici ad alta concentrazione di Art Nouveau, che è possibile osservare passeggiando con il naso all’insù per Antonjas Iela, Alberta Iela e traverse annesse e connesse.
Altro quartiere che merita una tappa è Miera Iela Republika, il quartiere hipster di Riga, presieduto da edifici industriali dismessi, negozietti e baretti alternativi, e dalla tuttora operante fabbrica di cioccolato Leima, marchio lettone, emanante un intenso odore di cacao, che si propaga per l’intero quartiere.
Per appagare l’ appetito, che, ahimè, non manca mai, oltre alle sfiziose proposte dei mercatini natalizi, è possibile gustare zuppe e piatti della cucina locale nel caratteristico e centrale ristorante Salve, bere qualcosa di caldo, cioccolatoso e coccoloso nel Black Riga Bar, dove l’ingrediente principale è il Black balm, liquore tipico di Riga, e bere un’ottima birra, accompagnata da piatti tipici a base di carne e di musica live lettone, al Folkklubs Ala Pagrabs.
A poche ore di macchina o di autobus (economico e comodo, con schermo
a bordo per ogni sedile se si sceglie di viaggiare con la compagnia Ecolines), dirigendosi a sud, si raggiunge un’atra capitale Baltica, VILNIUS, nel cuore della Lituania, più piccola, semplice e discreta ma comunque pervasa dalla magia del Natale che impazza. Circondato da una periferia un po’ trasandata e, per così dire, alquanto vintage, il centro storico vanta però imponenti edifici di rappresentanza, come il Municipio e la sede principale dell’Università, e chiese di alto pregio, come il Duomo in perfetto stile neoclassico, sovrastato dall’imponente Torre di Gediminas, la chiesa di S. Caterina, la strabiliante chiesa gotica di S. Anna, la splendente e bizzarra chiesa ortodossa di S. Michele e S. Costantino e la Sinagoga, situata nell’elegante ed accogliente quartiere ebreo.
Anche qui il mercatino di Natale ha luogo nei pressi del Duomo e lambisce, con le sue eleganti baracche, bianche e con i tetti a spiovente, un albero di Natale gigante, fatto di filari di luci. È possibile gustare snack prevalentemente dolci e caratteristici del nord Europa e, lì nei pressi, salire su un luminoso trenino che fa il tour per le principali vie della città.
Per una pausa dal freddo, un’ottimo the caldo, da accompagnare con una squisita e saporita fetta di torta, è servito nella pasticceria chabby Pinavija. Se si ha voglia di un caffè fragrante ed appena macinato, in versione ristretta, lunga o filtrata, non si può che andare nella caffetteria hipster Love is strange, posizionata a valle della collina delle Tre Croci, dove design essenziale e chicchi aromatici avvolgono la giovane clientela.
A proposito di hipsteria, la zona più di tendenza a riguardo è la repubblica di Uzupis, con tanta di costituzione da rispettare se si vive in questo quartiere così bohemian e dal carattere forte, bizzarro, alternativo ed indipendente. Arte contemporanea e storia si intrecciano, abbracciando anche i vicoli più segreti.
Per un’abbuffata di cucina locale vale la pena cenare da Senoji Trobele, trattoria dall’intimo animo lituano, dove è possibile gustare i Cepelinai, ossia i famosi gnocconi di patate farciti di carne o verdure, mangiare della tenerissima carne di cervo e sgranocchiare pane fritto con scaglie di aglio da intingere in una maionese calda al formaggio.
Con il gelo come sfondo e la neve che lenta si adagia sui tetti a spiovente, ogni inverno dai primi di dicembre sino allo scoccare dell’Epifania, gli accoglienti mercatini di Natale di Riga e di Vilnius tornano ad allietare grandi e piccoli, con tutta la carica di positività e di dolcezza che, sovente, gli caratterizza.
Confortati dal calore delle luci di Natale, con in sottofondo Let it snow e lo scoppiettio del legno che arde nei braceri atti a cuocere le prelibatezze del posto, la felicità è una cosa semplice quando non si ha”niente altro che del bianco a cui badare“.
Profumo di un Natale #Baltico

Una settimana a #NewYork

New York è una città dalle dimensioni che rasentano l’infinito, così come rasentano l’infinito anche le cose da vedere, da fare, da assaggiare.

Se stilare una lista dei posti emblematici sembra essere una “mission impossible”, ecco un’accurata selezione di luoghi e di assaggi imperdibili per vivere e sopravvivere ad una settimana newyorkese, in un girotondo di attrazioni turistiche selezionate e attimi di vita da “very local”.

Pronti… Ma prima di spiccare il volo, nel vero senso della parola, non dimenticate di compilare, entro al massimo 72 ore prima della partenza, l’ESTA (autorizzazione di viaggio obbligatoria), operazione possibile solo ed esclusivamente sul sito ufficiale (https://esta.cbp.dhs.gov/esta/application.html?execution=e1s1) ad un costo di circa 14$ (diffidate dalle imitazioni e da siti truffatori). Inoltre è buona regola fornirsi di una buona assicurazione sanitaria (il costo si aggira intorno ai 70€), per eventuali e scongiurati infortuni, essendo le spese mediche molto esose negli States.

…Partenza, via!

Atterrati all’aeroporto J. F. Kennedy sarete probabilmente presi da una repulsione per questa struttura che sembra andare controcorrente rispetto all’avanguardistico avanzare di una metropoli come NY. Ma, superata la lunga fila per il check dei passaporti, dove forse vi rivolgeranno domande scomode o di semplice routine, sarete sopraffatti da una scarica di adrenalina per il solo e semplice fatto che avete appena messo piede nella città più ambita del mondo. Se non volete sborsare almeno 60$ per giungere in centro comodamente seduti su di un famoso taxi giallo, dirigetevi verso l’Airtrain che, direttamente dall’interno dell’aeroporto, vi porta in poche fermate sino a Jamaica Station, grande nodo di interscambio metropolitano dove è possibile prendere una delle tante linee metro per raggiungere il vostro alloggio. Badate bene che il biglietto del treno si acquista all’uscita del treno e si oblitera, quindi, all’uscita. Dirigendovi nell’interrato metropolitano, non esitate ad aqcuistare subito la Unlimited Ride Metrocard, direttamente dalle macchinette automatiche poste nei pressi dei tornelli della metro, che con una spesa di 32$ vi permetterà di viaggiare sui mezzi del trasporto pubblico urbano per una sette giorni.

Optate per un hotel, magari uno dei pochi con colazione inclusa e magari situato in una posizione centrale come Manhattan, da prenotare con largo anticipo, o per un appartamento da riservare su Airbnb, leggermente più economico. Posate le valigie, esitate davanti ad un alto e soffice materasso ma desistite perché lì fuori c’è un mondo pronto a sorprendervi.

Armatevi di scarpe comode perchè i kilometri da percorrere saranno tanti; di una tripla dose di caffeina mattutina perché New York è una città che non dorme mai e anche voi, di conseguenza, tenderete ad assecondare il ritmo frenetico di questa energica città contagiosa; di una mappa della città, cartacea e tangibile, perché google a volte può trarvi in inganno.

Vi avviso: le miglia da percorrere saranno tante, le gambe vi tremeranno per la fatica, ma ogni sforzo sarà ripagato da quella semplice emozione di sentirsi come catapultati in una canzone di Alicia Keys, in una serie di Suits, in una puntata di Sex and the city, in una scena di Colazione da Tiffany, in un dialogo di Gossip girls, in un vlog di Clio Make-up, in una puntata de Il boss delle torte, in una sceneggiatura di Woody Allen.

Day 1:

Agguerriti e pronti ad andare in avanscoperta della città, non appena arrivate iniziate a vagare senza meta, partendo dal cuore di Manhattan, per esplorare la città d’impulso, per prendere confidenza con essa, per far librare le vostre prime emozioni.

Il mio approccio è stato quello di ingurgitare subito un hamburger (avevate dubbi?), ovviamente da Shake Shack, famosa catena newyorkese di burger di qualità, immersa in quel piccolo squarcio di verde del Madison Square Park, con vista Flatiron Building, edificio simbolo dell’eleganza storicizzata di New York.

Vi consiglio di iniziare proprio così ad assaporare Manhattan, cominciando a macerare hamburger ed a macinare chilometri, con la testa tra le nuvole ed il naso all’insù, mentre provate a metabolizzare l’essenza enigmatica di questa città. Passeggiate per Union Square, sino ad arrivare al vicino Whashington Square Park. Risalendo verso nord, fermatevi da Doughnut Plant, per assaggiare la vera doughnut americana, soffice, con un lieve sentore di fritto ed un’ampia scelta di gusti, in questa bakery dal design carino a tema ciambelle. Se arrivate poco prima delle chiusura, vi verranno regalate delle ciambelle avanzate in omaggio.

Lì nei pressi, ritornando verso il Flatiron Building, al Flatiron Room, potrete gustare degli ottimi drink miscelati da talentuosi barman americani, in un ambiente raffinato, un po’pretenzioso ed, ovviamente, costoso, ma che vi fa rivivere l’atmosfera datata dell’America di un tempo, tra note jazz e voci soul, rigorosamente live.

Sperduti, e forse anche perduti, nella fitta trama stradale di streets e di avenues, costeggiata da edifici slanciati, tesi e protesi verso un cielo che, timido, fa capolino, ci si sente piccoli e discreti, ma parte indissolubile di un tutto.

Prima di ritirarvi non potete perdere il magico incanto di passeggiare nel trambusto di Times Square di notte, sbaragliati da luci, suoni e colori, in un bombardamento di immagini che sprizzano globalizzazione da tutti i pixels! Sopraffati da questa esplosione di trash a profusione, cercate conforto nella vicina Broadway, dove magari cadrete in tentazione acquistando un costoso biglietto per uno dei tanti famosi musical del palinsesto. A proposito di tentazioni, perdetevi nei meandri colorati dello store M&M’s world, facendo cadere dai dispenser cascate di noccioline colorate al cioccolato nero o bianco o persino al burro d’arachidi; fate la scorta di pacchi e pacchi di reese’s, i famosi cioccolatini ripieni di burro d’arachidi, nel Reese’s store; fate un giro nell’Hard Rock Cafè; assaggiate i gamberetti fritti panati nel cocco di Bubba Gump, pub ispirato all’omonimo posto del film Forrest Gump.

Esausti ed increduli, è ora di andare a dormire, perchè da domani si inizia a fare sul serio!

 

 

Day 2:

Caffè americano nero bollente, reflex appesa al collo…ed una mini cheescake da Elieen’s Special Cheesecake per degustare quella torta buona buona che solo i neyorkesi sanno fare! Loro la prediligono plain, ossia senza topping superiore. E’ così, dopo una colazione veloce ma calorica, si è pronti a dirigersi verso il simbolo per antonomasia della grande mela: la Statua della Libertà! Arrivate nel profondo sud di Manhattan e prendete il traghetto da Battery Park per Ellis Island, ad un costo complessivo andata e ritorno di circa 18$. Il vero spettacolo è nel tragitto: traghettati sulla cresta del fiume Hudson, voltatevi per scrutare il profilo aguzzo di New York, sormontato come è da grattacieli che frastagliano il cielo. Prima tappa l’isolotto presidiato dalla Statua della Libertà, Liberty Island per l’appunto. Scendete ed ammirate da vicino, dal basso verso l’alto, questo monumento enorme più nell’immagginario comune che non nella realtà. Se trovate posti vacanti, se siete il tipico turista medio e se non soffrite di vertigini, salite sulla corona della Statua per osservare il panorama. Riprendete il traghetto, fate una capatina su Ellis Island, più per continuare ad osservare la City da questo lontano punto di vista che per visitare il museo dell’Immigrazione, gratuito ma mediocre. Potete anche scegliere di risparmiare questi dollari per il traghetto e di ammirare la Statua della Libertà da lontano, a bordo del gratuito Staten Island Ferry, che lambisce ma non tange la Liberty Island, ma che è gratuito.

Tornati sulla terra ferma, è un rito di passaggio la visita a Ground Zero, dove le orme delle Torri Gemelle sono state consacrate alla memoria insieme alle tante anime perite nell’attentato dell’11 settembre. Un parco, un museo, l’osservatorio nazionale del World Trade Center, e l’avanguardistico scheletro bianco dell’Oculos di Calatrava, non colmano il vuoto lasciato dalle gemelle omozigote dello scenario newyorkese.

Continuando la passeggiata nel Lower Manhattan, addentratevi nel Financial District, per sentirvi un po’ Will Smith nel celebre Hitch, con You Can Get It If You Really Want in sottofondo che vi ronza nella mente, per vedere da vicino Wall Street, la Borsa, e per provare a fare una foto all’agguerrito toro accerchiato da turisti pronti a selfarsi.

Risalite il centro sino a giungere a China Town, per respirare una ventata di vera Asia in un ambiente che profuma d’oriente, pur essendo inglobato in un occidente che più occidente non si può. Qui, tra scritte cinesi ed odori forti, assorbita da questo quartiere emblema del Levante, scorgerete la piccola scritta “Little Italy“,  che vi dà il benvenuto nella piccola ed omonima via dedicata ai sapori ed alle tradizioni della nostra Patria.

 

 

Day 3:

Se il sole pulsa forte nel cielo, non potete che fare una piacevole passeggiata sull’High Line. Percorretela tutta, che ne vale davvero la pena. Immettetevi su queste rotaie sopraelevate, trasmutate in un parco lineare, imboccandole da Gansevor Street, per ammirare il cantiere di isolati che partoriranno architetture di nuova generazione, in uno spiccato spaccato di una città ancora più contemporanea. Camminando su questa linea verde, magari con un coffee to go firmato Starbucks tra le mani, gusterete un esempio raffinato di progettazione intelligente, che ha permesso di trasformare un vecchio percorso ferroviario in un vero e proprio parco, dal design ammiccante e contemporaneo, che permette di isolarsi temporaneamente dal trambusto cittadino senza però perdere il contatto con esso. In questo susseguirsi di tratti , tra intervalli di solido cemento e di friabile erba, tra rigide panchine e comode sdraio, tra edifici di ieri e di domani, tra pit stop rilassanti e camminamenti incessanti, si arriva al Chelsea district.  E dato che l’appetito vien camminando, intrufolatevi nel Chelsea Market, un mercato coperto e non convenzionale, dall’aspetto vintage e retrò estremamente accattivante, per una sosta a base di shopping (c’è lo il famosissimo store di Anthropologie!) e a base di cibo. Ricavato all’interno di una ex fabbrica di biscotti, i famosi Oreo per intenderci, vi tenterà con odori e colori nei vari shop dislocati al pian terreno; ai piani superiori invece sono ospitati degli spazi di lavoro di nomi rinomati, come Youtube per esempio. Non perdetevi un tacos saporito e veloce da Los Tacos N.1, un assaggio di sushi fresco e scioglievole all’interno del Lobster Place dove tra le mille tentazioni è possibile gustare un ottimo, anche se minuto, Lobster Roll, un calorico dolcetto da Amy’s bread ed una bevanda salutare a base di Matcha al ChaLait. Di fronte al mercato non potete esimervi dall’ammirare l’ampia sede di Google, immaginando cosa possa accadere all’interno di quel fantastico mondo che dal reale spazia al virtuale. Costeggiando il Chelsea Market, vi imbatterete in un wall total black dove si trova la porta di ingresso del famoso ristorante fusion Buddakan, reso celebre, oltre che dalla raffinatezza dei piatti serviti, anche dalla scena di Sex and The City in cui Carrie festeggia con le amiche la sua ultima sera da single, prima di convolare a nozze con Mr. Big. Continuate a scoprire il quartiere, sino a sconfinare senza rendervene conto nel Metapacking District, dall’animo affine al Chelsea district. Qui potrete assoporare l’arte giovane americana al Witney Museum, edificio progettato di Marcel Breuer ed ampliato da Renzo Piano, semplice fuori, esplosivo dentro.

Spostatevi verso Soho, per una piacevole passeggiata tra le vetrine di negozi di grandi marche, come il Prada Flagship Store progettato dallo studio Oma (575 Broadway). Continuate a camminare sino a giungere a Tribeca, altro grazioso quartiere, e non esitate ad entrare nel New Museum progettato da Sanaa (235 Bowery), dove la facciata bianca e contemporanea sgomita tra edifici un po’ più cupi e datati.

Scovate un “posticino” nel vostro stomaco per addentare con estrema difficoltà ma con golosa dedizione il pastrami on rye, sandwich farcito con innumerevoli strati di arrosto succulento, al “modico” costo di circa 20$, da Kat’z Delicatessen, luogo famoso per aver fatto da sfondo alla scena cult del film Herry ti presento Sally del mitico Woody Allen. E già al primo morso capirete che l’orgasmo di Sally infondo non era poi così simulato!

 

 

Day 4:

Oggi la giornata non può che iniziare addentando un egregio biscotto da Levain Bakery, forno celebre per i cookies dalle dimensioni, dal peso e dalla bontà smisurati! Rimpizzati da un numero smisurato di calorie, si è pronti ad esplorare Central Park.  L’emozione di un ricordo di una qualche scena di un qualche film vi rapirà, tra l’incanto del verde e la magia del rumore finalmente ovattato. Percorrendo sentieri, ammirando vallate, respirando aria ossigenata, fermatevi a sorseggiare un caffè sulla terrazza della Loeb Boath House, che affaccia sul laghetto, sorridendo nell’ammirare le barchette remate per lo più da turisti impacciati. Indulgiate, trattenendo la lacrima, presso lo Strawberry Field Memorial, uno splendido giardino all’interno del parco dedicato alla memoria di John Lennon, dove potrete ammirare il mosaico commemorativo con la scritta Imagine. Poi sdraiatevi sull’erba fresca, per rilassarvi contemplando un cielo infinito, magari canticchiando una canzone dei Beatles.

Contornato dal verde immenso di Central Park, proprio a metà del lato destro del parco, troverete il MET (The Metropolitan Museum of Art), uno dei musei più famosi al mondo, dedicato all’arte senza tempo di tutti i tempi. Per pranzo concedetevi un veloce, semplice ma succulento, hamburger da Burger Joint, un fastfood retrò dal carattere schietto ed informale, situato all’interno di un formale e lussuoso hotel, Le Parker Meridien. Preparatevi ad affrontare una lunga ma veloce fila.

Per smaltire qualche morso del panino appena ingerito, camminate ancora nell’arte, risalendo, passo dopo passo, in un crescendo di bellissima cultura, la spirale perfetta del Guggenheim Museum. Prima di entrare fermatevi ad adulare le rotondità perfette di questo museo dal carattere semplice, forte e moderno, progettato dal celebre architetto americano F. Lloyd Wright. Il sabato pomeriggio, dalle 17.45 alle 19.45 circa, l’ingresso al museo avviene non pagando obbligatoriamente il costo dell’intero biglietto, ma lasciando una libera e simbolica offerta.

Concedetevi una cena coi fiocchi, e magari provate ad addentare una tenera t-bone, da Smith & Wollensky per assaporare la celebre bistecca di Miranda ne Il Diavolo veste Prada o da Club A Steakhouse, per un filetto davvero succulento a lume di candela.

 

 

Day 5:

A New York, sin dai tempi di Real Time, è ormai tappa obbligata una capatina da Carlo’s Bakery, si, lui, il boss delle torte reso famoso dal celebre canale del digitale terrestre.  Aprofittatene per fare una colazione dei campioni, scegliendo tra le tante dolcezze esposte. Se andate nello shop sulla 8th Ave, nei pressi di Times Square, passate per Penn Station e sbirciate per vedere il Madison Square Garden, famoso stadio casalingo del basket e dell’hockey.  Nelle vicinanze potrete ammirare l’edificio del New York Times Bulding, grattacielo che prende forma nella mente ingegnosa di Renzo Piano e l’Hearst Tower di Norman Foster. Arrancando verso il lusso, spostatevi sulla quinta strada per passeggiare nei meandri della magnificienza, tra boutique d’alto rango, la Trump Tower e caffè sontuosamente moderni.  Fate un tour da Tiffany e si, voi donne, scattatevela pure una foto fingendo di essere Audrey Hepburn dinanzi la celebre vetrina sulla 5th Avenue; ammirate il cantiere per la rimozione del famoso cubo di vetro, un tempo ingresso del più celebre negozio Apple al mondo perchè, si, lo stanno rimuovendo (sigh!); aggrappatevi alle enormi lettere della scultura con la gigantografia della scritta Love, opera di Pop Art dell’artista Robert Indiana ed inno ad un amore icondizionato.

Abbondanate il traffico cittadino per esiliarvi, per almeno un paio d’ore, all’interno del MOMA (The Museum of Modern Art), perchè è proprio qui che, probabilmente, trascorrerete il vostro tempo migliore. Svillupato su sei ampi piani, questo museo vi permetterà di percorrere, in un escalation di arte superba, l’eccellenza dell’arte e dell’architettura dal mondo e per il mondo, aprendo varchi temporali recenti per lo più recenti. Potrete acquistare il biglietto on line, per un costo di circa 25$, se volete evitare la fila. Se invece stare in fila non vi imbizzarrisce, potete approfittare dell’ingresso gratuito previsto ogni venerdì pomeriggio a partire dalle ore 16.

Per cena rifocillatevi con un veloce ma perfetto bagel da Ess-a-bagel, dove il primo della lista del menù, il favorito, a base di salmone, formaggio fresco, cipolla rossa e insalata, con la farcitura che supera lo spessore della ciambella, è da leccarsi i baffi.

 

 

Day 6:

Questa giornata non può che cominciare con un’immersione nel flusso umano che avanza con moto perpetuo all’interno del Grand Central Terminal, la stazione principale della grande mela. Maestosa ed elegante, vi accoglierà con un caos calmo. Potrete qui fare colazione con uno dei svariati e deliziosi cupcakes, da accompagnare con un ottimo brownies al cioccolato take-away per la merenda, da Magnolia Bakery, sede distaccata dello shop più grande situato sulla 6th Avenue.

Curiosate tra gli edifici simbolo della city, avanzando tra brani miliari dell’architettura moderna, come l’emblematico Seagram Building, l’elegante grattacielo che incarna il detto “Less is more” del rinomato architetto che l’ha progettato, Mies Van der Rohe, l’appuntito Chrysler Building, l’United Nations Headquarters, con il grattacielo essenziale e lineare progettato dal maestro dell’architettura moderna Le Corbusier, la Morgan Library ampliata da Renzo Piano, il più recente Lincoln center, un complesso di edifici come teatri, cinema, auditorium, nonchè sedi di varie compagnie artistiche.

Per farvi pervenire una ventata di nostalgia dell’Italia, assaggiate una slice di pizza da Ray’s pizza, quella preferita da Miranda in Sex and the city per intenderci, e rimpiangerete quella pizza che solo in territorio italiano sanno preparare.

Verso l’imbrunire, recatevi sul Top of the Rock, rooftop del Rockfeller Center, il cui ingresso è da prenotare con largo anticipo, acquistando il biglietto on line (costa ben 34$), per assicurarsi di godere del panorama spettacolare dal 72esimo piano di questo grattacielo che solo al calar del sole si può ammirare. La vista si apre su di un panorama a 360° che spazia da un abbraccio visivo a Central Park allo skyline di Manhattan, dominato dal celebre Empire State Building e dalla pura, essenziale e snella eleganza del recente grattacielo bianco e sottile 432 Park Avenue, progettato dal team di Rafael Vinoly Architects (ebbene sì, va a quest’ultimo l’onore di esser definito il mio grattacielo preferito di NY!). In molti prediligono la scalata del più blasonato Empire State Building, per apprezzare lo scenario newyorkese da una terrazza più alta, ma in realtà è dal tetto del Rockfeller Center che vanta una vista qualitativamente migliore, in quanto è possibile ammirare il protagonista indiscusso di tutto lo skyline newyorkese: il suddetto blasonato Empire State Building, per l’appunto!

Il sole è calato, le luci impazzano in un cielo bruno e stellato, ed è giunto il momento perfetto per un happy hour su di uno dei tanti deliziosi rooftop di Manhattan, come il Top of the Strand, trandy lounge bar situato al 21esimo ed ultimo piano dell’omonimo hotel, che gode di una vista impareggiabile ed impagabile dell’Empire State Building.

 

 

Day 7:

Per rallentare il ritmo di questa vacanza, non si può che tranquillamente divagarsi a Brooklyn.

Brooklyn è tanta roba. E’arte, è cultura, è culture; è cibo dal mondo, è vetrina sul mondo. E’ fantasia, è consapevolezza. E’ vintage, è riciclo. E’ musica, è colori. E’ un mondo nel mondo che vi rapirà letteralmente. E passando per Brooklyn, scovando e scoprendo le mille anime che, da Dumbo a Williamsburg, caratterizzano il carattere estremo di questo quartiere, sarete pervasi da un aroma di serena felicità che s’infonde e si diffonde tra le strade, tra la gente. Tra negozi vintage, kilo shop, second hand shop, caffetterie fairtrade che sprigionano un intenso aroma di caffè appena tostato, botteghe artigiane, vetrine di arte, fashionissimi flea market e street food hipster, sarete magicamente rapiti da questa zona di New York City, in cui si respira un’atmosfera di autonomia e libertà, intrisa di una nostalgia del passato che va al passo coi tempi che corrono.

Il brunch, rito immancabile ed impeccabile di ogni weekend americano che si rispetti, non può che essere fatto o da Eggs, per piatti semplici e veloci, frechi e salutari, della tradizione americana a base, ovviamente, di uova, o da Five Leaves, posticino fantastico da very hipster, che appagherà a pieni voti il vostro palato,ordinando un ottimo Avocado toast, delle croccanti patatine al tartufo ed i migliori Ricotta Pancakes di tutta la città, dalle soffici dimensioni esorbitanti.

Catapultatevi verso la riva del fiume, per ammirare uno skyline d’oltre Hudson un po’ più quieto. Percorrete con lo sguardo il Williamsburg Bridge e poi magari prendete il traghetto che in pochissimi minuti ed in sole due fermate vi trasporta verso i piloni del Brooklyn Bridge.

Rilassatevi osservando il fiume che si inquina dei magici riflessi dei grattacieli, interdetti da un traffico fluviale non indiffernte, nel Brooklyn Bridge Park, alle pendici del famoso ponte.

Se un leggero languorino si è impossessato di voi, mangiate uno spuntino veloce da a base di aragosta da Luke’s Lobster, un gelato colorato alla Brooklyn Ice Cream Factory o adagiatevi sulle comode sedie a ridosso del fiume all’interno del River Cafè, per rimpinzarvi con prelibatezze che vantano una stella Michelin.

Eccoci finalmente giunti al contatto diretto con l’emblema della città: il Ponte di Brooklyn. Iconografato da una nota marca di gomme da masticare, è forse l’opera monumentale che più si assoccia all’idea di New York. Percorretelo lentamente, imboccandolo da Brooklyn, per ritornare verso Manhattan, facendo frequenti pirouettes su voi stessi, per meglio beneficiare della vista mozzafiato che questa passerella fatta di assicelli di legno sospesi vi regala.

Se vi sentite quasi saturi del caos metropolitano, raggiungete la parte più a sud di Brooklyn per immergervi nell’atmosfera retrò che si respira a Coney Island, penisola tranquilla dominata da fast food e da Luna Park a cielo aperto, dove è possibile ammirare un oceano nostalgico che, con discrezione, lambisce una soffice sabbia popolata da gabbiani e da americani in procinto di rilassarsi o di fare sport. Non dimenticate di mangiare un numero non precisato di hot dog, quelli veri, picccoli e succulenti, da Nathan’s Famous, il fastfood dove l’hot dog ha avuto i natali. E, cospargendo di salse il vostro wrustel perfetto, fate a gara anche a voi a chi ne mangia di più, per assaporare l’atmosfera che qui si vive ogni 4 luglio, quando ha luogo la gara dei mangiatori di hot dog. Fuori il locale c’è un tabellone con la lista dei vincitori annuali, capeggiata da colui che detiene il guinness dei primati per avere mangiato ben 69 hot dogs in soli 10 minuti!

 

 

In questo andirivieni culturale, tra quartieri che esondano cultura, edifici rinomati e musei d’eccellenza, non possono mancare delle incursioni di shopping estremo. Sfatiamo certi falsi miti che professano essere economici prodotti gettonati come rayban, Tommy Hilfigher, Kate Spade, Sugar, Anastasia, ecc… I prezzi sono all’incirca equivalenti a quelli europei, se non più alti in certi casi. Giusto i capi Levi’s (badate ben che in americano si pronuncia “Levaís”!), Ralph Loren e qualche capo Nike sono alquanto convenienti. E per catapultarsi nel calderone di brand americani tanto agognati, per toccarli con mano, provarli ed acquistarli, non vi resta che entrare da Macy’s, il mall più grande degli States, situato nel centro di Manhattan. Se puntate alla quantità e non alla qualità, addentratevi nei meandri disordinati di Century 21, una sorta di discount della moda, a due passi da Ground Zero. Un mondo a parte sono le Pharmacy, una sorta di parafarmacie-supermercato, spesso aperte sino a tardi o addirittura h24, dove trovate di tutto, dal cibo al make-up, dall’acqua ai gusti più strani agli oero ai gusti più strani, e dove probabilmente, se siete femminnucce come me, comprerete un numero non pervenuto di lip balm della Eos e di eyliner e rossetti della Elf. Se siete patiti dell’oriente introducetevi con discrezione in Koreantown, dove supermercati e ristoranti orientali, barbecue e karaoke coreani, sono intervallati da negozi di beauty dove è possibile comprare le famose maschere in tessuto, dal packaging più bizzarro.

Se poi vi avanza del tempo, perchè l’energia, quell’ardita, non può e non deve mai esaurirsi, fate un salto allo zoo del Bronx, per un’avventura immersiva; mangiate hot dog e bevete litri di birra americana sugli spalti di uno stadio mentre assistete ad una partita di baseball; inoltratevi nella parte più ad est di Long Island, per sentire una ventata d’Oceano ancora più intensa.

Una settimana a #NewYork

#BlackFriday: back now

Io che vi do consigli di moda?!
Si, avete capito bene!
Se il clima natalizio inizia a soffiare lieve e leggiadro per aria, sventola invece con impazienza un’atmosfera in fermento per il tanto atteso Black Friday.
100% made in USA, come Halloween per esempio, è il venerdì successivo
al giorno del ringraziamento ed è una giornata in cui le grandi catene lanciano una vendita promozionale limitata nell’arco delle 24 ore o, talvolta, alla durata dell’intero weekend, se non, addirittura, dell’intera settimana. È possibile trovare molti prodotti selezionati a prezzi stracciati, dando così il via allo sfrenato shopping che il periodo natalizio trascina con se.
Negli Stati Uniti è un vero e proprio culto e qui si assiste ad orde di compratori agguerriti pronti letteralmente a strattonarsi per accaparrarsi l’oggetto del desiderio.
Dagli States si è esteso a macchia d’olio nei paesi dell’occidente, assecondato da un consumismo che, purtroppo, stenta a regredire, e dall’impazzare dello shopping on line.
Se siete stufi delle solite e blasonate catene quali Zara, H&M, Bershka, Stradivarius, ecc…che comunque non deludono mai se non quando il pezzo che cercavate con estrema voglia è andato incredibilmente sold out, se vi sentite un po’ troppo commerciali nell’indossare la stessa maglia della donna seduta al bar accanto a voi e siete vogliose di demonizzare in qualche modo la standardizzazione del vostro look abituale, ecco alcune valide alternative d’acquisto, più originali, forse un tantino più costose, ma sicuramente con un occhio di riguardo per la qualità.

UNIQLO

Quest’azienda giapponese, leader nella produzione di abbigliamento casual di ottima qualità ma ad un prezzo accessibile, realizza capi d’abbigliamento basic dall’animo smilzo, sia maschili che femminili, concepiti come tasselli di un puzzle che possono abbinarsi tra di loro in maniera versatile. Dal design minimal, è caratterizzato da linee pure e disadorne che fanno di ogni capo un evergreen. Un soffice lusso da indossare che, non da ultimo, soddisfa appieno la mia smania di righe.

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www.uniqlo.com

LAZZARI

Originali con un tocco retró, colorate, quasi fiabesche: è così che si possono descrivere le collezioni di Lazzari. Questa piccola azienda a conduzione familiare promuove il Made in Italy ed il fatto come a mano e come una volta, vantando una particolare cura dei dettagli, come è possibile vedere dall’armonia di orli e cuciture. Capi confortanti, discretamente contornati da volant, arricchiti da animali in voga adagiati su di un tessuto dal tocco morbido, regalano al vostro guardaroba un’originale nota vintage con un pizzico di bon ton.

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https://www.lazzarionline.com/the-story

VICOLO

Anche questo Made in Italy, Vicolo è un brand che propone capi di tendenza, dai colori e dalle fantasie dinamiche, geometriche ed originali, per creare outfit ricchi di personalità. La continua ricerca e la raffinatezza delle lavorazioni danno luogo ad un abbigliamento di ottima qualità.

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http://www.vicolo.com/campaign-fall-winter-2017-18/#

ARKET

Il colosso della moda svedese, H&M per intenderci, ha partorito nel 2017 un nuovo marchio di prêt-à-porter improntato sulla semplicità e sulla qualità dello stile nordico. Non solo abbigliamento, ma anche homeware e note di lifestyle, che rispettano con consapevolezza l’ambiente che ci circonda.
Lo stile schietto, che ricorda le architetture pure dei giorni nostri, le forme semplici, le tinte unite, con qualche azzardo di bicromia nelle fantasie “marinè”, ed i colori tenui donano ad ogni prodotto una grazia estrema.

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https://www.arket.com/entrance.html

COS

Se la classe non è acqua, beh, forze la classe è Cos. Elegante, essenziale, a volte estremo, dal forte animo stilistico contemporaneo. Anche questo appartenente al gruppo svedese H&M, propone dei capi stilizzati, ben studiati, dove la qualità è bilanciata da un costo non troppo elevato. La raffinatezza armonica di ogni elemento tessile si riflette nel design minimale dei loro punti vendita. Di estrema bellezza gli accessori, dalle borse alla gioielleria/bigiotteria.

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https://www.cosstores.com/it/

&OTHER STORIES

Alla stregua di Cos, un sobrio brand affiliato al gruppo H&M (che novità!), che propone collezioni più fresche e giovanili. Qui i colori si accendono, le fantasie si animano e le forme perdono rigidezza.
Sorprende per qualità la linea beauty.

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https://www.stories.com/es/

OPALINE

Trama vintage, grafica stilizzata, datata ma elegante, colori pastello con un sentore cromato, elementi di ispirazione orientale, tessuti pregiati ed una tradizione che abbraccia la contemporaneità: questi i tratti essenziali di Opaline, un brand giovane ideato da una giovane stilista di origine indiana. Iniziando con pigiami comodi ma eleganti, ha esteso la sua produzione all’abbigliamento in generale sino ad inerpicarsi anche sul ramo del design.
L’influenza occidentale capeggia su ogni capo.

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http://www.opalineworld.com/ispirazione/

Forse conoscevate già questi brand, forse ne avevate sentito parlare visionando una Instagram story di qualche influencer senza skippare maniacalmente, forse il nome vi è apparso su qualche inserzione di Facebook, forse gli reputerete banali o forse gli amerete, quel che importa è che, senza markette alcune, abbiate delle valide realtà di moda contemporanea da monitorare in previsione del prossimo venerdì nero.

E non disperate se gli stores non sono fisicamente collocati nei pressi della vostra città, avrete comunque la possibilità di acquistare con la stessa veemenza on line, comodamente adagiati sul vostro sofà.

[Se vi iscrivete alle loro newsletter sui rispettivi siti, riceverete in anteprima informazioni sulle promozioni previste!]

#BlackFriday: back now

#NonSopporto

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Il caffè in vetro. Lo zucchero nel caffè. Il caffè in ghiaccio senza latte di mandorla. La moka da lavare. Il letto da rifare. La guancia sgualcita dal sonno. Chi si azzarda a rivolgermi la parola prima del mio primo caffè mattutino. Il cappuccino tiepido. La televisione accesa mentre si dorme. Il cellulare lasciato a caricare mentre si dorme. Il cellulare acceso mentre si dorme. La sveglia dell’IPhone che si rifiuta di suonare se il telefono è spento. Il volume della TV troppo alto. Il doppio cuscino. Le lenzuola di flanella. I soprammobili. L’asciugamano attorcigliata in bagno. Il tappo del bagnoschiuma aperto. La tavoletta del wc alzata. Il rotolo di carta igienica terminato. L’acqua del rubinetto che scorre mentre si spazzolano i denti. Il tubetto del dentifricio ripiegato. L’accappatoio bagnato posato sul letto. I piatti di plastica. I tovaglioli di stoffa. Le tovaglie. Una bocca estranea a me che beve nel mio bicchiere. Il ticchettio dell’orologio mentre provo, invano, a dormire. Il ronzio dell’aspirapolvere. Le sonorità di un phon. Chi strilla quando parla. Chi alza subito il tono di voce. Coloro che non ti guardano mentre parli loro. Oziare nel letto senza dormire. La gente pigra. La gente che non viaggia. La mancanza di curiosità. Gli immuni alla cultura. Le persone a dieta. Le persone litigiose. Gli invidiosi. I bugiardi. La gelosia. Chi ha il doppio cellulare. Chi non compra libri, chi non legge libri. La prima fila al cinema. Chi salta la fila. Chi chatta su whatsapp al cinema. Chi usa il cellulare mentre guida. Gli uomini che spengono la radio quando parcheggiano. Il tutto esaurito al concerto dei Coldplay. Le persone esaurite. Chi non si siede al proprio posto assegnatoli ad un concerto all’Olimpico. Chi odia il teatro. Le poltrone del teatro talmente alte che mi penzolano le gambe. I fotografi che si lasciano sopraffare dal fotoritocco. Le emoticons su volti fotografati di bambini piccoli. La radio che passa sempre le stesse canzoni. La pubblicità dì Spotify. Chi non consacra le feste. Gli asociali. I compleanni in cui si paga alla romana. I permalosi. Chi, anche solo inconsapevolmente, mi ruba la penna. Chi si intasca l’accendino. Chi sotterra le cicche nella sabbia. Chi getta le carte per terra. Chi posa le borse per terra. Gli incivili. Gli impliciti. Le amicizie di circostanza. Il profilo di Instagram privato. Chi ha mai anche solo pensato di comprare followers su Instagram. Chi nasconde le amicizie dal proprio profilo Facebook. Chi mi vieta di sbirciare il proprio profilo Facebook. Il mio amico di Facebook che non mi saluta. Il profilo di coppia su Facebook. L’amica o l’amico che quando si fidanza puff: sparisce. Le canzoni di Clementino. L’ultimo album di Ligabue. La puzza di sigarette. Il tanfo di sudore. L’odore della candeggina. Il sapore del coriandolo. L’alito al mattino. Il rumore dei respiri durante una lezione di yoga. Il seitan. I funghi secchi. L’insalata in busta. L’avocado acerbo. Le banane mature. Coloro che camminan nel bel mezzo di una carreggiata, ignorando i marciapiedi. Il doloroso sellino della bicicletta. I pittbull lasciati liberi. Gli uomini che pisciano per strada. Quelli che sputano per terra. Le approssimazioni. L’assenza di galanteria. La carenza di intraprendenza. Gli addii. L’apatia. Le mail spam. Chi non legge i miei articoli sul blog. Le lampade Seletti. Le serie non aggiornate su Netflix. Gli influencer. I timidi dinanzi a un buffet. Chi non divora gli stuzzichini ad un aperitivo. Il ghiaccio nella Coca Cola. Chi vuole avere sempre ragione. Chi nega l’evidenza. Quelli che “je rode” sempre. Le donne che allattano in pubblico. Le unghie dei piedi senza smalto. Le unghie lunghe delle mani con lo smalto scuro. Lo smalto delle unghie degradato. I graffi sulla stoffa. Lo scontro di una forchetta di metallo con i denti. I dolori mestruali. I brufoli. Barbara d’Urso. Lavorare di domenica. Le torte bagnate con troppo liquore. Chi parla troppo. Chi, invece, parla troppo poco. Gli egoisti. Chi non sa ascoltare. L’ape piaggio che puntualmente avanza lentamente davanti a me, mentre il mio piede destro freme sull’acceleratore perché sono in ritardo. Il sabato sera a casa. La pizza con poca mozzarella. Il prosciutto crudo cotto. I cornetti surgelati. Il presunto cornetto alla Nutella che poi ha dentro una mera e triste imitazione della Nutella. L’olio di palma nella Nutella. Le Gocciole alla nocciola. Il pacco di Pandistelle che finisce subito. I Ringo. La carne di agnello. La carne al sangue. Le cozze crude. Le persone che si accollano. Il pesce surgelato. Il pasticciotto di quel bar a Gallipoli che non è più come una volta. Gallipoli ad agosto. Le lattine di birra. La birra Lambic. Il vino mediocre. L’acqua Levissima. Le borse Michael Kors. La Ferragni. Gli insetti. Il film de I soliti idioti. Il caldo atroce. Le macchine bianche. La musica techno. L’edilizia becera. L’architettura scadente. Le persiane verdi. La spazzatura per strada. Le lenti a contatto. Gli occhiali sporchi. Una donna con i capelli corti. Un uomo con i capelli lunghi. La forfora. I parrucchieri che tagliano i capelli con lo sfilzino. La shampista con la ricostruzione delle unghie che ti scartavetra il cuoio capelluto. Le estetiste indelicate. I capelli grassi. La pelle secca. I gomiti screpolati. I peli sulla lingua. Le commesse che non rispondono al tuo “Buongiorno”. La sauna. La posta pubblicitaria che suona sempre e solo al tuo interno. Il solletico. Gli assorbenti interni. L’idea di partorire. La sabbia nel costume. Il mare agitato. Le persone agitate. I ritardatari. Chi non mantiene la parola data. Chi spiffera un segreto. Chi disprezza il sud. Chi odia il nero. I razzisti. L’accento barese. Il riso scotto. La pasta scotta pure. I profumi troppo dolci. Le camicie senza i bottoni sino al collo. La chiazza di sudore sulle camicie. L’alone del deodorante. L’impronta del mascara sulle palpebre. Chi vive nel passato. Chi pensa troppo al futuro. Chi mi chiede quando mi sposo. Chi mi chiede se sono un architetto di interni o di esterni. Coloro che pensano che un geometra sia più economico di un architetto. Chi mi calpesta i piedi. Chi prova a mettermi in testa i piedi. I tirocini non retribuiti. L’errore irreversibile di Autocad. Il 29 agli esami universitari. Un 110 senza lode. Quel “Le faremo sapere”. L’arroganza. I libri con la copertina rigida. Il calzino che cede. Il calzino spaiato. Le mutande slabbrate. Un uomo con le mani piccole. Un uomo con i piedi grandi. I parcheggiatori abusivi. La sedia appena sotto il ciglio del marciapiede per preservare il parcheggio davanti casa. Il servizio al tavolo non incluso nel prezzo. Una bionda piccola a 5€. Un cocktail a 10€. L’IVA. Alcune leggi italiane. Chi non rispetta le regole. I conti alla rovescia. I conti che non tornano. Il conto in rosso. Gli hotel senza la colazione inclusa. La moquette. Il cameriere di Starbucks che sul mio bicchiere scrive Alice invece di Alessia. Il menú turistico. Le persone poco disponibili. La mancanza di igiene. La mia ipocondria. L’ipocrisia. Un mazzo di chiavi con troppe chiavi. Un portafoglio troppo gonfio. Lo sportello del bancomat temporaneamente fuori servizio. Chi visualizza e non risponde. I letti a castello. I bagni senza finestra. Il termocamino. Il pavimento con le piastrelle disposte in diagonale. Il finto parquet. L’effetto pietra. Una finta cortina di mattoni. Il truciolato di Ikea. I mobili Mondo Convenienza. Chi prende sempre e solo l’ascensore. Chi lascia il portone di casa aperto. Chi si dimentica le luci accese. Il colore del 90% dei palazzi in Italia. Coloro che non vogliono camminare a piedi. I sotterfugi. L’Out of Stock di Zara. I negozi che non hanno scarpe di numero 35. Le persone troppo alte. Gli uomini troppi magri. La violenza. Chi l’ha visto. Salvini. Gli scurrili. Il gelato al pistacchio di colore verde acceso. Le tazze rovinate. Le tazze brutte. Le tazzine di caffè spese del bar che puntualmente ti sbrodola una goccia di espresso sul lembo delle labbra. Le persone frivole. Chi si ferma all’apparenza. Chi pensa solo ad apparire. Chi non si ferma allo Stop. L’aria condizionata troppo fredda. L’acqua da bere gelata. L’acqua della doccia bollente. I presuntuosi. Gli opportunisti. Chi tossisce senza pararsi la bocca con la mano. Le donne senza fazzoletti nella borsa. Gli zaini apposti sulle spalle nella metro. Gli scioperi dell’Atac il venerdì. Gli autisti dell’Atac. Gli automobilisti indisciplinati. Gli uomini che non hanno voglia di guidare. I ritardi di Trenitalia. Un volo troppo costoso di Ryanair. I controlli in aeroporto. Il caldo sulle banchine della metropolitana di Barcellona. La metro deserta di notte a Monaco. Gli scontrosi controllori della metro di Amsterdam. La bicicletta che proprio non riesce a frenare sull’Erasmus bridge a Rotterdam. I topi per le strade di Bruxelles. Il sapore pastoso del latte irlandese. Il latte a lunga conservazione. L’esoso afternoon tea a Londra. Il pesce cotto senza essere sventrato in Portogallo. Trovare chiuso Pierre Hermè a Parigi. Il deterioramento del Superkilen a Copenhagen. Le troppe poche polpette troppo buone in un piatto a Malmö. Le botole nei marciapiedi di New York. Le spiaggia ciottolose della Grecia. La scortesia dei romani. Le rosette senza mollica. L’autobus fuori servizio. Gli sport estremi. I cafoni. Le bestemmie. I prezzi esagerati di una cena in un ristorante stellato. Le borse di Prada troppo costose. Il bodyguard che ti fa sentire in soggezione da Tiffany. Chi mi chiama Signora. Chi mi chiede se sono maggiorenne. Il prezzo di Casabella. La Nespresso che non ha ancora aperto una boutique a Lecce. Le cialde compatibili. Tiger che di aprire in Salento non ne vuole proprio sapere. Le penne blu. Il colore giallo. I denti gialli. Un abito da sposa avorio. La droga. Chi si ubriaca tutte le sere. Chi non esce tutte le sere. Il sole che non tramonta nel mare. La pioggia. L’assistente della prof. di Restauro, bello come il sole al crepuscolo ma, inevitabilmente, gay. Gli omofobi. Gli uomini provoloni. La tristezza che inevitabilmente mi assale la domenica sera. Il lunedì. La mia ansia perenne. Le abitudini. Chi va a cena sempre al solito posto. Il matè. Le superga illibate. La Xylella. La TAP. La TAV. L’alta velocità. Chi disprezza l’ambiente. Chi non contempla la parola riciclo. La margarina vegetale. I film senza lieto fine. Le mie lentiggini. Le mie vertigini. Il mio PC da formattare. L’ordine degli Architetti. La formazione professionale continua. Inarcassa. Le promozioni poco convenienti della Vodafone. Chi dorme troppo. Chi cammina troppo lentamente. Chi parla troppo veloce. La memoria esaurita su ICloud. Chi paga l’abbonamento in palestra e poi alla fine non ci va. Chi non paga l’abbonamento sui mezzi pubblici. Gli scrocconi. Chi butta via il cibo. Chi non sta bene con se stesso. Gli intolleranti. Quel grazie non detto. Il ruttino cacofonico. Le pantofole raso terra. La zanzara che mi fa compagnia durante la notte. I ragni che compaiono in quell’angolo irraggiungibile di muro. Il mio ex vicino di casa che si tagliava le unghie delle mani affacciato alla finestra, di sabato mattina, mentre io facevo colazione. Il sapore troppo forte di uovo in alcune pietanze. Il brodo del sabato a pranzo. Quel monumento in ristrutturazione durante una mia capatina in quella città così lontana. I musei colmi di gente. I cuori cinici. I cuori affranti. I sogni infranti. La noia.

Chi si tedierà leggendo questo post.

Chi si offenderà leggendo questo post.

Chi non sopporta questo post. 

#NonSopporto

Una serie di #serie

Quale periodo migliore se non lo scorrere lento e inesorabile della stagione invernale che, finalmente, sta per volgere a termine, tra freddo esteriore e lo strepitoso tepore che ci avvolge sotto un soffice piumone, per dedicare un po’del nostro tempo libero a guardare le nostre serie “tv” preferite?
Con una tazzona fumante tra le mani, che sia piena di un’adiposa cioccolata calda e zuccherina, di un energizzante the verde o di una più sana tisana rilassante o digestiva, ecco perdere lo sguardo davanti lo schermo della tv o del pc, lasciando il corpo sopire sul divano e la testa vagare nei meandri di Sky, di Netflix o della rete, alla ricerca dell’ultimo episodio della serie che più ci aggrada.
Ora va di moda guardare le serie. Ne sfornano a bizzeffe.
Ecco una shortlist di quelle che proprio non riesco a smettere di guardare e di quelle che provano timidamente a sedurmi:

• SUITS

È la mia preferita del momento. E, cavalcando l’onda della seconda parte della sesta stagione appena uscita, ho vissuto ogni settimana passata con il patema d’animo in attesa della nuova puntata. Due avvocati (e, diciamolo pure, ovviamente gnocchi), uno vero e l’altro presunto, un umorismo celato da una sceneggiatura intelligente, una New York idealizzata come molti se la immaginano, ed episodi che ondeggiano tra potere e simpatia, tra sfide a colpi legali ed avventure amorose, non possono che coinquistare proprio tutti, donne e uomini, giovani e vecchi.

Suits - Season 6

• SEX AND THE CITY

Vabbè, questa serie è storia, è vita ed è legge per il pubblico femminile. Anche qui la grande mela che tutti sognano fa da sfondo alle vicende dinamiche di donne fighe, sboccate e prive di inibizioni che strappano sorrisi, suscitano emozioni e provocano invidia per i loro eclettici guardaroba e per quella lunga serie di uomini impavidi che, con garbata nonchalance, si lasciano alle spalle.

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• THE AFFAIR

Un’intensa passione, due amanti veementi ed una lunga vacanza estiva sono i principali ingredienti di questa serie che racconta di una relazione extraconiugale vista dai due differenti, tanto differenti, punti di vista degli infedeli. Intrigante.

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• STRANGER THINGS

Fantasy e adimensionale, dalle scenografie vintage e dalla sceneggiatura talvolta inquietante, seduce con la sua eclettica e criptica ambiguità. I protagonisti sono dei coraggiosi bambini. In attesa della seconda stagione.

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THE YOUNG POPE

La strepitosa serie firmata Sorrentino ha spopolato sia in Italia che all’estero. Sarà per l’eccellenza di Jude Law nell’interpretare un papa giovane, superbo ed arrogante, sarà per la sceneggiatura ricercata e raffinata, sarà per la fotografia impeccabile e per quella Roma che appare calma e serena nel suo essere perfettamente fotogenica, le dieci puntate della prima serie hanno ammaliato anche i più scettici. Avvince e convince nella sua bizzarria e nel magico surrealismo che, impercettibile, avvolge ogni singola puntata.

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• WEST WORLD

Un dinamico western fantasy, narra di una popolazione di androidi programmata e pilotata, per consentire agli spettatori un revival violento del western di una volta. Peccato che questi esseri computerizzati si rivelano avere una forte propensione all’umanità.

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• BLACK MIRROR

La critica della società contemporanea dominata da una tecnologia che impazza, dove la situazione sfugge presto di mano e dove l’uomo per natura sociale diventa un animale asociale, coinvolto come è in questa realtà virtuale che ci circonda: sono questi i tratti essenziali di questa serie fatta di episodi autonomi, significativi e futuristici, che fanno riflettere, puntando i riflettori sulla nostra dipendenza dalla tecnologia e lasciando l’amaro in bocca.

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• ORANGE IS THE NEW BLACK

Perché parlare di carcere deve essere sinonimo di testosterone? Qui le protagoniste di una bizzarra prigione americana sono donne, cazzute, cazzutissime donne che tra lavori forzati, episodi di bullismo e di violenza gratuita, ironizzano su una cruda verità, strappando sorrisi ed aprendoci gli occhi.

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• BREAKING BAD

Un chimico, professore, con una degna famiglia, scopre di avere ancora poco tempo da vivere e, in preda a problemi economici e grazie all’incontro con un suo ex studente spacciatore, decide di “vincere facile” e guadagnare illegalmente producendo metanfetamine. Molto particolare. E dalle molte reazioni collaterali.

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• MR ROBOT

Sociopatico e nettamente ansioso, dipendente da morfina, spesso il male di vivere ha incontrato: ecco un breve e conciso ritratto dell’esperto di sicurezza informatica che è il protagonista. Lavora per una società a tempo pieno ma a tempo perso stalkerizza conoscenti e non svelando i meandri della loro vita privata hackerando quella rete che ben conosce. Viene ingaggiato da Mr. Robot, un anarchico insurrezionalista, per dare il suo contributo nel salvare l’umanità dalla corruzione. Angoscia in quell’insidioso labirinto della depressione altrui, travolge e stravolge.

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• NARCOS

La verve di questo delinquente narcotrafficante latino americano, dal carattere forte e dall’aspetto vintage. Con incursioni veementi in lingua spagnola. Uno spagnolo che fa ribollire il sangue nelle vene. Tratto da una storia vera, quella di Pablo Escobar che ha contribuito alla diffusione collaterale della cocaina in America e in Europa.

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• MASTER OF SEX

I segreti che si celano dietro al piacere femminile ed a quello maschile vengono indagati, studiati e sperimentati da un ginecologo “nerd”, apparentemente apatico ma sostanzialmente irriverente, che sperimenta prima su terzi e poi su se stesso, aiutato da quella balda donzella della sua segretaria, i meandri dei meccanismi ignoti dell’orgasmo.

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• FARGO

I fratelli Cohen colpiscono e scolpiscono la mente con questa stramba e splatter serie, da loro coprodotta ed ispirata ad un loro vecchio film. Psicologica e psicotica, ovviamente. Ovviamente strepitosa. Due stagioni, l’una indipendente dall’altra. Ora si attende con trepidazione la terza.

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• THE CROWN

La vera storia della regina Elisabetta, raccontata con estrema cura dei dettagli e con una toccante narrazione cinematografica, intrisa di sentimentalismo. Scorre lenta, a tratti annoia, ma piace ai più.

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• TWO AND HALF MAN

Risate, grasse e grosse risate. Due fratelli, uno ricco sfondato e sfrontato, l’altro povero e timido con una piccola peste a carico. Umorismo a non finire. Per quelle sere in cui si vuole alleggerire la mente.

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• THE NIGHT OF

Un omicidio, un apparente colpevole non colpevole, vittima di un sorpruso, ed un avvocato bizzarro che vuole fare un bel colpo. Incuriosisce scoprire quali grossi interessi si celano dietro ad una notte di sesso occasionale sfociata in tragedia.

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• THE NIGHT MANAGER

Il traffico illecito di armi ed il conseguente arricchimento di europei che smerciano illegalmente questa roba verso l’Oriente, portano un ex soldato, che ha visto morire a profusione poveri innocenti, a puntare i proiettori e fare luce sulla vita fatta di lussi e sregolatezze di un potente uomo inglese.

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• HOUSE OF CARDS

Gli intrighi più segreti della Casa Bianca sono raccontati in maniera avvincente da un attore premio Oscar che smaschera finzioni e convinzioni, svelando cosa si cela dietro un’apparentemente sana e normale legalità, scovando tra amori e tradimenti, tra apparenze e inganni.

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• UNA MAMMA PER AMICA

Ha accompagnato e continua ad accompagnare la vita di giovani figlie e di giovani madri, in un rapporto di parentela stretta che sconfina in un’amicizia vera, sana e indissolubile tra una madre ed una figlia fuori dal comune. Risate e spensieratezza.

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• DIVORCE

Un rapporto di coppia sopraffatto dalle abitudini di una famiglia assodata, dalle incombenze di una prole adolescente e impertinente, da un’inevitabile attitudine fedifraga. Il tutto raccontato in maniera briosa, tra fashion e humor. E poi la Sarah Jessika Parker è sinonimo di garanzia.

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• ABSTRACT: THE ART OF DESIGN

Questa docuserie partorita in casa Netflix racconta i mille volti del design tramite un’accurata selezione di giovani ed intraprendenti artisti, provenienti da diversi luoghi del mondo, dal disegnatore al fotografo, dal pittore all’architetto, facendo luce sul lato oscuro dell’arte in maniera fresca e giocosa.

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• LE REGOLE DEL DELITTO PERFETTO

Un thriller giudiziario capeggiato dal cazzuto carisma di un’avvocatessa e professoressa che si trova a fronteggiare casi difficili, come l’omicidio di una studentessa che scopre essere l’amante del marito. Contornata da cinque studenti prediletti e dai suoi fedeli associati, affronta con determinazione ed apparente sangue freddo ogni singolo caso. Un plauso alla regia ed al montaggio incalzante che contribuisce a fomentare quella suspance perenne.

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• BATES MOTEL

Inquietante, come lo sguardo statico del ragazzino protagonista, come la mente contorta della madre del ragazzino, altra protagonista. Questo thriller psicologico ha una trama avvincente e psicotica, liberamente ispirata a Psycho, per l’appunto. L’ira funesta, a volte soffocata, a volte emersa, dei protagonisti, gli porta a lasciarsi sopraffare dall’impulso di un’insana violenza, che sgorga da problemi direttamente in transito da un passato oscuro.

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• REVENGE

La vendetta servita a piccole dosi, con cognizione di causa e indistintamente ad ogni, seppur minimo, fautore di un’ingiustizia. La protagonista cerca di annientare lentamente ogni singolo colpevole dell’ingiusta condanna all’ergastolo di suo padre. Perché di tutte le armi con le quali possiamo combattere non ce ne è alcuna potente come la mente umana. Intrighi, denaro, scoperte, amori repressi e amori progettati, falsi sorrisi e finzioni infinite, fanno di Revenge una serie che ammicca, seppur sconfinando a volte in una irreale realtà.

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EMILY VANCAMP, HENRY CZERNY,  GABRIEL MANN, MADELEINE STOWE, CONNOR PAOLO, NICK WECHSLER, CHRISTA B. ALLEN, JOSH BOWMAN, ASHLEY MADEKWE

Una serie di #serie

Toto #Oscar2017

Se anche voi, cinefili e non, avete come programma per il weekend in corso una lunga, intensa e densa maratona cinematografica per guardare tutti, o quasi, i film candidati all’Oscar quest’anno, ecco alcuni modesti consigli su ciò che vale la pena vedere.

Il tempo stringe e tocca fare una cernita: i candidati come Miglior Film sono di certo i più appetibili.

Scialba pare la lista rispetto alla corposa produzione di filmoni e cult degli anni passati ed, in effetti, pochi convincono e molti deludono in questa presunta e presuntuosa epopea cinematografica. Non posso redimermi dall’affermare che questa maratona è stata noiosa, fatte le dovute eccezioni.

Ecco cosa ho scelto di vedere ed ecco cosa ne penso.

• LA LA LAND

Partiamo dal migliore.

Si, ci sono anch’io tra coloro a cui ronza perennemente in testa quel fischiettio che intona l’incantevole e ipnotica colonna sonora di questo film. Il film, che tramuta in musical con evocazioni artistiche che spaziano dalle citazioni cinematografiche alle connotazioni teatrali, dalla commemorazione di un passato musicale ancora in voga ai richiami pittorici, anche essi del passato, con scene che sembrano direttamente estratte da un quadro di Chagall, colpisce per la sua briosa semplicità.

Le colonne sonore “spaccano” con le loro coinvolgenti e allegre melodie, intonate da un profuso romanticismo che muove i due protagonisti, immersi in un’atmosfera fiabesca, a suon di ticchettio di tip tap.

Il presente che ostacola il futuro, le ambizioni che prevaricano la paura, la determinazione di lui che vuole fare il musicista e di lei che aspira a divenire attrice, sospingono la trama verso un’affascinante risolutezza che porterà al compimento dei loro sogni ma alla rottura della loro relazione amorosa. E qui, in fatto di coraggio, i protagonisti toppano, dandosi per vinti senza correre il rischio di continuare a viversi a distanza.

Insomma, un carico di emozioni in transito su di una strada in salita fatta di sogni. Perché se puoi sognarlo, puoi farlo; l’importante è non arrendersi in partenza; l’importante è non arrendersi mai.

E poi sarà per lo sguardo perentorio di Ryan Gosling, sarà per la goffa dolcezza di Emma Stone, sarà per quel timido e impacciato sfiorarsi di mani in un cinema al buio di una pellicola datata, la poetica trepidazione provocata da alcune scene ricorda che il sentimentalismo va ancora di moda.

Solo per coloro dediti a sognare ad occhi aperti.

E, con ancora in loop nelle mie orecchie ogni singolo sound di questa particolare pellicola, so già che non reggerà il confronto con gli altri film in gara. Lui per me ha già vinto una buona parte di quelle “sole” 14 candidature all’Oscar che si è beccato. Di sicuro quella come Miglior Colonna Sonora e come Miglior Fotografia.

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• MANCHESTER BY THE SEA

Una lunga storia triste. Apatica. Fatta di disavventure. Fatta di dialoghi silenziosi, di lacrime soffocate da un’apparente indifferenza, di un’emotività ben celata dall’austero cinismo di ogni singolo protagonista. Lenta.

Un uomo tuttofare vive di ricordi, rimembrando la sua allegra famiglia prima dell’incidente domestico che provocò il dramma. In un andirivieni di scene che ondeggiano tra presente e passato, giunge un altro dramma: muore il fratello del protagonista ed ecco che il nipote orfano viene affidato proprio a lui.

E così prosegue il racconto di uomini soli, di uomini fragili, di uomini con scarna personalità.

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• MOONLIGHT

Appare toccante questo film ben fatto che narra la fragilità del genere maschile, la labilità del mondo omesessuale e la stupidità del genere umano nel beffarsi di esso.

Il film inizia spedito, parte in quinta ma rallenta di botto, frena e decelera proprio sul finale che risulta insipido.

Intenso il significato che sta dietro il titolo.

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• LION – LA STRADA VERSO CASA

L’India di ieri che è ancora l’India di oggi e un bimbo dagli occhioni troppi dolci e troppo svegli che si perde dalla sua città di origine, che sopravvive al caos di Calcutta e che viene adottato da una bonaria famiglia australiana. Egli cresce, si evolve ma non dimentica le sue origini benché abbia totalmente dimenticato il nome del suo paese natale, nome che forse, data la tenera età all’epoca della scomparsa, non ha mai conosciuto. Tratto da una storia vera e dalle tante storie vere che accadranno, dato che ogni anno in India scompaiono migliaia di bambini, la trama incalza audace e nostalgica.

Visione amena.

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• BARRIERE

Un Denzel Whashinghton incredibile racconta la normalità che si disputa tra le strette mura domestiche di un’America sul finire degli anni ’50.

I rapporti interfamiliari tra padre e figli, tra moglie e marito, carichi di responsabilità e di doveri più che di piaceri, sono i protagonisti di questa narrazione di una vita quotidiana senza orpelli e senza fronzoli, interdetta dall’ombra del passato, da problemi economici e da una relazione extraconiugale.

Dialoghi incessanti e incalzanti non precludono un andamento loffio e prolisso.

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• ARRIVAL

Il classico film parafuturistico dove altre forme viventi invadono il pianeta Terra.

Oggetti d’oltre mondo, simili ad enormi e turgidi gusci, levitano in una sospensione perpetua su verdi distese americane. Una linguista ed altri specialisti cercano di entrare in comunicazione con questi spaventosi alieni, provando a decifrare il loro modo di comunicare fatto di segni grafici circolari in grado di modificare la percezione del tempo.

Scontato, dalla trama ormai desueta, annoia ed eclissa il panorama cinematografico contemporaneo.

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• THE LOBSTER

Uscito nel 2015, non è candidato all’Oscar come Miglior Film ma come Miglior Sceneggiatura Originale, e credo che questo Oscar se lo meriti tutto.

Ambientato in un futuro distopico e dispotico, dove la fantascienza sfiora la realtà, racconta di un mondo in cui i single non hanno scampo: chi non è in grado di trovare in un tempo prestabilito la sua dolce metà è destinato a trasformarsi in un animale desiderato, ma comunque in un animale.

Inquietante e strampalato, irruento e cruento, smorza il fiato sospeso con scene d’un amore catartico, a tratti cauto, a tratti ruspante, per certi versi rassegnato.

Geniale, con una carica emotiva e psicologica che crea pathos e suspance, spicca per originalità, nonostante il latente richiamo ad un Orwell da 1984.

Uno dei miei preferiti di sempre, nonostante l’angoscia strascicante.

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Toto #Oscar2017

#Napulè mille colori

Vedi Napoli e poi muori.

E poi muori perché ti sparano, perché ti derubano e ti minacciano, perché ti viene un infarto quando un motorino con a bordo almeno tre persone, rigorosamente senza casco, ti sfreccia accanto. Perché ti investono ignorando un semaforo rosso che per i nativi del posto è un mero arredo urbano.

Si, forse intendono questo asserendo quella frase.

Perchè appena si sbarca in quella giungla urbana, ogni luogo comune viene confermato. Già sul treno direzione Napoli si percepisce un’aurea di illegalità. Ma forse anche questo fa parte della bellezza di questa città: il proibito consentito, il grottesco.

A Napoli, però, si può anche morire di bellezza e di felicità. Perché quel sole millanta un lucente e brillante calore, posandosi quieto sulle acque salmastre di un rarefatto orizzonte e sui dolci pendii del Vesuvio che imponente sopisce. Perché il mare luccica e tira forte il vento. Perché le strade profumano di tradizione. Perché cammini per quelle viuzze e odi il caldo rumore delle posate metalliche sbaragliare dentro piatti di ceramiche colmi di pasta e patate, pasta e fagioli, pasta e ceci, nelle case di famiglie rumorose, numerose, unite.

Perché le pizza è troppo buona. Perchè la pizza fritta lo è ancora di più. Perché hai mangiato troppa pizza. Perchè la mozzarella di bufala è sempre al top. Perchè il caffè è fatto a regola d’arte. Perchè la croccantezza di una sfogliatella calda e fragrante appena sfornata o la bollente friabilità di un morso di frolla o la succulenta ed ineguagliabile sofficezza di un babà ti elevano ad un paradiso terrestre appena prima sconosciuto.

Così, a partire dalla stazione che tende sempre più ad un design d’avanguardia, transitando in metro nelle spettacolari fermate dell’arte, per poi passeggiare e fare shopping in via Toledo e nella galleria Umberto I, sino a raggiungere sua maestà piazza del Plebiscito con il suo gigante palazzo reale dall’ampio colonnato neoclassico, si arriva dolcemente sul lungomare, dove la vista è mozzafiato e l’andamento si accorda al dondolio dell’acqua marina, dove il paesaggio naturale viene brevemente interrotto dalla sobrietà dell’antica costruzione di Castel dell’Ovo.

È d’obbligo un’elevata passeggiata al Vomero, un tour nella Napoli Sotterranea e nella Galleria Borbonica, una visita al museo di Capodimonte e alla Cappella di Sansevero con la statua del Cristo velato, una sbirciatina al Maschio Angioino.

E poi si deve assolutamente varcare la soglia del popolare quartiere Spaccanapoli, per visitare il Duomo e ammirare parte dello splendido tesoro di San Gennaro; per conoscere la vera e tipica Napoli, tra panni stesi e svolazzanti al vento su fili tesi, tra fascinose corti accroccate e vicoli stretti e chiassosi.

Ci si può spingere oltre azzardando addirittura una passeggiata nei veraci quartieri spagnoli, per una tappa obbligata nell’ancora più verace cucina di Nennella.

Perché se arduo sarà scegliere se prediligere la storica pizza di Michele o la bivalente pizza di Sorbillo, la trattoria da Nennella accorda tutti. E poi il caffè si prende rigorosamente da Gambrinus, il babà da Scaturchio, le frolle e le ricce ustionanti da Attanaglio, i fritti da asporto da Di Matteo.

 

Passeggiando allegramente tra illegalità e tradizione, tra stupore e meraviglia, in un altalenante ibrido brivido di terrore e di piacere, che pervade questa città fatta di contrasti, l’idillio di un boccone della vera pizza prevarica ogni vano tentativo di furto.

 

#Napulè mille colori