I #FILM DELL’ULTIMO PERIODO

Meno male che ci sono i film a tenerci compagnia in queste sere ridondanti e spesso tutte uguali a se stesse, trascorse sul divano in tentativi di relax post cena fatti di tisana bollente [ o calice di vino rigorosamente rosso per i più arditi ], di copertina sulle gambe [ in genere anche questa rossa ], di termosifoni a palla e di coprifuoco alle ore 22:00. Perché la soddisfazione che ti da la visione di un film, precisamente di un bel film corposo e sostanzioso, rispetto a quella del guardare una serie, è ineguagliabile. È come mangiare per cena una buona e vera pizza tonda cotta nel forno a legna, comodamente accomodati in una pizzeria, dopo una serie di pizze al taglio mangiate velocemente per strada in pausa pranzo.

Ecco un po’ di film visti nell’ultimo periodo, disponibili su Netfix, in un ordine che come sempre prescinde dal grado di gradimento:


• L’INCREDIBILE STORIA DELL’ISOLA DELLE ROSE


Un’utopia che divenne realtà niente di meno che in Italia, al largo di Rimini. Si, il film è tratto da una storia vera: un’isola artificiale sognata, pensata e progettata da due ingegneri, sorse per un breve periodo, solo 55 giorni per l’esattezza, sul finire degli anni ’60 nelle acque internazionali al limite della costa romagnola. Una piattaforma di circa 400 mq, scaturita da due spiriti imprenditoriali e ingegneristici, proclamata stato indipendente con il nome di Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose [ dal nome del suo fautore, l’ ingegner Giorgio Rosa ], dove trovarono rifugio per un breve periodo festaioli agguerriti e intelligenti ribelli. La lotta per la sussistenza e la permanenza dell’isola è pacifica, in quell’essere guidata da ideali di libertà e di conoscenza. Una pellicola ambiziosa e tutta italiana, piacevole e lodevole, che mette in risalto le capacità di alcuni attori eccelsi, come il bravissimo Elio Germano, e del regista Sydney Sibilia, quello di Smetto quando voglio, che tutti sappiamo quanto sa essere bravo. Ovviamente il film è romanzato, quindi alcune parti non sono letteralmente fedeli alla realtà dei fatti.

• PIECES OF WOMAN


Un film struggente che racconta in maniera alquanto naturale la vita di coppia, la storia di un parto naturale fatto in casa finito male e l’evoluzione dei rapporti umani influenzati dagli accadimenti negativi, con una tale tracotanza di emozioni che provoca scossoni interiori. Un film che inizia con un’unica lunga sequenza che dura circa mezz’ora, grazie alla quale la scena cruciale del parto risulta ancora più realistica, più toccante. Un film lento e angosciante, empatico e psicologico, magistralmente interpretato dai suoi protagonisti, che ha la fotografia come colonna portante, la quale contribuisce a conferire un’aurea ancor più drammatica all’intero racconto. Un film americano si, ma girato da un promettente regista ungherese e scritto da sua moglie che ha vissuto in prima persona l’avvenimento narrato. Un film che pare sia indubbiamente in odore di Oscar. Bello e intenso.

• LA VITA DAVANTI A SE

Una Bari un po’ falsata sullo sfondo [ il che potrebbe già bastare a farmi piacere il film ] piena di clichè, ma soprattutto una Sophia Loren tornata alla riscossa, nonostante l’età, per spiattellare la sua bravura senza tempo e quella sua bellezza che il tempo non scalfisce ma la chirurgia plastica si. Una pellicola tratta da un vecchio romanzo e girata da Edoardo Ponti, figlio della stessa Loren, che rispolvera talenti del passato, datati ma non per questo andati, e ne scova di nuovi, giovani e promettenti, affrontando temi spinosi come la droga, la prostituzione e l’immigrazione. Un’ex prostituta è invitata da un suo vecchio amico a prendersi cura di un bambino ladro con alle spalle una situazione famigliare non proprio facile. E la storia di questa sorta di madre surrogata, contornata da altre storie collaterali ma altrettanto tristi, prova a far decollare il film senza però riuscirci. Si vocifera però che la Loren potrebbe essere candidata come miglior attrice protagonista ai prossimi Oscar, ma è troppo presto per dirlo.


• THE PANAMA PAPERS

Un film basato sull’omonimo scandalo che fece trapelare un fascicolo riservato, contenente milioni di documenti top secret, di uno studio legale di Panama che si occupava di società offshore. A tratti drammatico, a tratti comico, talvolta addirittura grottesco, ha come protagonista la vedova Maryl Streep che indaga su una frode assicurativa scoperta dopo la morte accidentale del marito, intervallata dalla narrazione di due personaggi, Antonio Banderas e Gary Oldman, che raccontano i fatti e gli antefatti, con smoking addosso e cocktail alla mano, soffermandosi in maniera simpatica sulla mania dei ricchi di tentare di evadere le tasse e delineando in maniera teatrale la storia che ha condotto dal baratto alle società offshore. Che poi i ricchi sono loro stessi. Particolare ma mica eccelso, poco amalgamato e per nulla fluido, ahimè non è riuscito a tenere desta la mia attenzione.

• DEATH TO 2020


Questo non è altro che un resoconto dell’anno appena trascorso attraverso un excursus velatamente ironico dei suoi accadimenti più salienti, pensato dai creatori di Black Mirror ma non per questo ugualmente angosciante, anzi. Ripercorrendo in ordine cronologico le tappe dell’anno più strambo di sempre, il 2020 appunto, e avvalendosi di un cast in parte d’eccezione [ ma di Hugh Grant rugoso e vecchietto ne vogliamo parlare?!], racconta i fatti avvenuti da un punto di vista critico e satirico. Un documentario sceneggiato e romanzato, che appare come una parodia realistica [ si, lo so, è un eufemismo ma lasciatemelo dire ], pervaso da quel famoso umorismo britannico che a me continua a non far ridere quasi per niente. E diciamolo pure, il docu-film non ha nulla a che vedere con Black Mirror, ma l’anno appena trascorso si, eccome!


• ROCKETMAN


Un musical biografico che mette in scena la vita di Elton John, un po’ affannata e un po’ parafrasata, tra successo e depressione, tra soddisfazione e insoddisfazione, tra palco e dipendenze. Svela i lati più oscuri della vita della star inglese, spesso poco noti ai più, me compresa [ come il fatto che Elton John fu sposato con una donna! Voi lo sapevate? ] e rotola nella discesa verso quel fondo fatto di solitudine, droga, alcool e musica; e sarà proprio quest’ultima a farlo librare verso una risalita. L’attore protagonista appare da subito poco naturale e molto costruito. L’ambizione del regista Dexter Fletcher è forse quella di raggiungere il successo di Bohemian Rapsody in maniera più blanda e senza minimamente riuscirci. Il paragone sorge spontaneo, il film è piacevole ma il coinvolgimento non è tale da sostenere un confronto con il suddetto film che racconta la storia dei Queen.


• OKJA


Il film è assurdo, come un po’ tutti i film di Bong Joon-Ho, ma da tutta questa assurdità lascia trapelare una tenerezza incredibile. Una serie di super maiali, ovviamente OGM, dalle dimensioni mastodontiche ma dalla dolcezza inconfutabile, vengono dati in affido per un periodo a degli allevatori sparsi in tutto il mondo, fino alla data del presunto macello. Una ragazzina coreana, che alleva con il nonno e con amore una di queste creature prodotte in laboratorio, si affeziona talmente tanto che fa di tutto per non lasciare andare il suo maiale. Questa pellicola coreana benchè tratti un tema scabroso, come quello dell’allevamento degli animali, e tende a scindere gli spettatori tra onnivori e vegetariani [ compresi quelli che lo diverranno durante la visione del film ], è pervaso da un racconto soffice, riflessivo ma anche divertente. A tratti macabro e violento, ma giusto un pizzico, fonde fantasia e sentimenti in un mix esplosivo di virtuosismi straordinari che inducono a definirlo una “favola animalista“.

ELEGIA AMERICANA

Ispirato ad una storia vera e tratto dall’omonimo romanzo che racconta questa storia, il film risulta difficile da metabolizzare, scatenando l’ira funesta delle critiche. Massacrato più dalla stampa internazionale che dai cinefili, definito addirittura “la parodia di un film da Oscar“, è stato giudicato blando e mica all’altezza delle aspettative. Io le aspettative le avevo quindi già basse, ma ho potuto constatare la linearità di un racconto in fondo fine a se stesso. L’infanzia difficile e il sogno americano del riscatto, ambientata in Ohio passando per il Kentucky, si intrecciano in una narrazione abbastanza piatta, nonostante il racconto delle vicende famigliari di una famiglia tormentata da violenza e dipendenza. La frustrazione e l’immobilità, che portano a quel non riuscire a cambiare le circostanze della propria vita, sono forse esasperate in maniera poco efficace. Il regista Ron Howard è discreto, a differenza degli attori che si calano con intenso trasporto emotivo nella parte [ io sono tra quelli che hanno trovato l’interpretazione di Glenn Close pazzesca! ].. Il film scorre ma quando finalmente finisce rimane ben poco.

MALCOLM & MARIE

Definito “un carnage di coppia in bianco e nero“, ecco arrivare direttamente dal cinema indie [ che sta per indipendente ] un film che fa urlare i più al capolavoro. Una notte, un’unica ambientazione che poi è la loro casa, un lungo dialogo che poi è una lite. E se è vero che tra i due litiganti il terzo gode, beh, questo terzo è proprio lo spettatore che si immedesima nella scena e nei retroscena di questa rabbia piena d’amore. Perchè a volte fanno più male le parole non dette di quelle dette. Un film piacevole, che oscilla tra il capolavoro e il tedio, senza essere nè uno nè l’altro. La colonna sonora però è superba, come anche la fotografia e la scenografia! La casa, difatti, è un esempio di villa americana contemporanea, ben integrata nel paesaggio californiano circostante e ad alta efficienza energetica: è la celebre Caterpillar House, progettata dallo studio Feldman Architecture, contenitore di un determinato status quo e di un design iconico. Il coinvolgimento totale dei due strepitosi attori, lei [la Zendaya di Euphoria ] pacata e sfiancata, lui [ John David Washington, figlio di Denzel ] esagerato e plateale [ forse un po’ troppo ], che lo hanno anche prodotto insieme al regista, regista che lo ha anche scritto [che poi è Sam Levinson, sempre quello della serie Euphoria ], è spasmodico e ad alto contenuto di empatia. E alla fine della storia, lo dico senza spoilerare nulla, lui che era stato accusato di egocentrismo si rivela comunque meno egocentrico di lei, che vela il suo ego sotto una coltre di vittimismo sfiancante. Beh, io oserei quasi dire che anche quest’anno abbiamo avuto il Merriage story che ci meritavamo, anche senza merriage e anche stavolta senza andare al cinema [ purtoppo! ]. Ultimo appunto: io l’avrei fatto finire qualche minutino prima. Ditemi che l’avete pensato anche voi!

L’ULTIMO PARADISO

Il ritorno di Riccardo Scamarcio fa subito tornare alla memoria la mia adolescenza non poi così lontana. Ma oltre che la mia, anche la sua di adolescenza è passata, nonostante si trovi ad interpretare la solita parte di bello e dannato, questa volta nelle vesti di un contadino ribelle, e non solo. Ecco, dico non solo, perchè Scamarcio, che poi è anche produttore e scenegggiatore del film, interpreta non solo il ruolo del protagonista, ma anche quello del fratello del protagonista, tra l’assurdo e il grottesco. Fine anni ’50, un piccolo e torbido paesino del sud Italia, Gravina di Puglia per l’esattezza, dove il caporalato regna ancora sovrano, tra i campi fertili e le distese sterminate di ulivi, e dove i sogni, intrisi di bisogno di libertà, iniziano a farsi spazio tra la gente un po’ repressa del posto. La storia ha un potenziale che non viene ben sfruttato, scadendo il film in dei clichè che di pugliese hanno ben poco, in una recitazione approssimativa, esasperata ed esagerata, in un’ambientazione troppo caricata. Risultato: più che un film sembra una farsa.

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