#FREAKSOUT: UN RITORNO AL CINEMA ESTASIANTE

Finalmente nelle sale, nel vero senso della parola, un film dai connotati strabilianti di cui tutti, e dico proprio tutti, ne parlano bene: è Freaks Out!

Un film storico senza la pretesa di esserlo che entusiasma con un’ironia che fa riflettere, rispolverando accadimenti del passato, che sono ancora in voga, mescolati a frammenti di un futuro che per noi è già presente.

Siamo nel clou della seconda guerra mondiale, Roma sta per essere occupata e quattro amici, ben assortiti e ben affiatati, insieme al loro mentore, tutti connotati da poteri speciali e da un’innata propensione all’arte circense, cercano fortuna e successo mettendo in scena il loro spettacolo nel loro circo. È il circo Mezzapiotta perché, beh, siamo a Roma e Roma va omaggiata non solo nella scenografia ma anche nella sceneggiatura, cosa che fa sfociare i dialoghi in divertenti discorsi romaneschi tanto veraci quanto veritieri.

L’atmosfera circense si protrae per tutta la durata del lungometraggio che equivale ad un arco temporale di ben 2 piacevoli ore e trenta. In questo vagare e divagare, incombe l’ombra dei tedeschi nazisti. E la storia prende tutta un’altra piega.

Difatti ecco insinuarsi, tra l’altro e di tanto in tanto, l’audio in tedesco con sottotitoli in italiano, una sorpresa tra le sorprese. Come sorprendono le soffuse citazioni spiattellate che spaziano dal romano Sergio Leone all’internazionale Tim Burton, insieme a tanta innovazione e genialità in grado di suscitare intense emozioni. Come sorprendono gli attori protagonisti, con un Giorgio Tirabassi che più vero non si può, un Claudio Santamaria talmente ironico da risultare talmente profondo (nonostante un corpo completamente ricoperto da peluria tra cui trasudano solo gli occhi), un Pietro Castellito naturale e fricchettone da parere semplicemente se stesso, un Giancarlo Martini da applausi senza sosta, un’Aurora Giovinazzo talmente brava da non dare minimamente l’impressione di essere al suo primo esordio cinematografico come co-protagonista.Ma anche ode a Franz Rogowski, che interpreta l’antagonista tedesco, nazista e cattivo, e a Max Mazzotta, nei panni del partigiano intraprendente.

Super emozioni, super poteri, super eroi, super attori, super regista, super dialoghi, super scenografia, super post produzione, insomma una pellicola super sotto tanti punti di vista.

Se proprio c’è da fare una critica, senza peró spoilerare nulla, questa verte sulla scena finale, che risulta un po’ troppo violenta ma soprattutto un po’ troppo lunga e ridondante. Ma ciò non riesce mica a togliere al film quell’aurea di magia che lo caratterizza per quasi tutto il suo espletarsi.

Un ritorno al cinema estasiante, non solo mio ma anche e soprattutto del mitico regista Gabriele Mainetti, che dopo Lo chiamavano Jeeg Robot ci aveva lasciati a bocca aperta e a bocca asciutta da tempo.

Un film energico, simpatico e romantico, a tratti storico a tratti geniale, che sconquiffera l’anima tracimando sensazioni disparate.

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