Profumo di un Natale #Baltico

Quando dicembre sbaraglia sul calendario ed iniziano ad accendersi le prime luci propiziatorie delle feste che verranno, la voglia di immergersi in un’atmosfera natalizia a 360 gradi giunge spontanea.
Quale modo migliore se non quello di fare un salto in un posto nordico e freddo, corazzato da vino caldo alla cannella e mercatini di Natale, con casette lignee e graziose, per tuffarsi a capofitto nella magia del Natale?
E tra tutto il nord, io quest’anno ho scelto le repubbliche Baltiche, come la Lettonia e la Lituania.
Tra luci soffuse e diffuse nei centri storici imponenti delle città di Riga e Vilnius, costellati di addobbi graziosi ed eleganti, in un’inondazione di note natalizie, è inevitabile inalare l’intenso profumo di un Natale baltico.
Pare, come leggenda comanda, che il primo albero di Natale fu addobbato per la prima volta proprio a RIGA.
Ed è qui, nella capitale lettone, che il Natale, con luminosa eleganza, abbraccia ogni cosa, dai palazzi alla natura, dalle strade ai giardini, sino a diffondersi nell’animo della gente. Nella piazza antistante il Duomo, un maestoso albero di Natale, finemente addobbato, capeggia e domina tra le graziose casette in legno che danno vita al mercatino di Natale. Artigianato locale, dove legno, ambra e lana si trasformano in oggetti accoglienti, cucina tipica, vino caldo speziato, tisane natalizie al profumo di cannella ed al sapor di frutti di bosco e gli immancabili dolcetti allo zenzero, donano una calorosa atmosfera natalizia alle pendici del duomo.
Lì nei pressi è d’obbligo curiosare per la stradina che accoglie i bizzarri e colorati edifici dei Tre Fratelli, tre edifici simili ma diversi tra loro, il centrale dei quali ospita il Museo di architettura lettone, entrare ad ammirare la chiesa di San Giacomo, passeggiare tra i suggestivi vicoletti sino a raggiungere il castello, Riga Pils, sulla cui piazza si erge un altro maestoso albero di Natale. Il castello di Riga si affaccia sul fiume Daugava e si pone e si impone, nella sua semplicità, dirimpetto al moderno quartiere oltre sponda, fatto di alti edifici di acciaio e cristallo. Camminando per le strade della Vec Riga, il centro storico per intenderci, anelito di atmosfera natalizia e, cosa non da poco, patrimonio UNESCO, ci si imbatte nelle maggiori attrazioni della città, come la casa delle Teste Nere, edificio pregno di storia e ricco di decorata architettura, la chiesa di San Pietro, affiancata da un’irta torre campanaria, la casa del Gatto, i vari mercatini ed alberi di Natale dislocati nelle principali piazze della città, lo svettante monumento della libertà, gli straordinari ponti, come il suggestivo ponte ferroviario in metallo, costituito da arcate superiori ricorrenti o il recente e moderno ponte Dienvidu, e il contemporaneo edificio triangolare che ospita la Libreria Nazionale, che con pesante leggiadria si riflette nelle acque del fiume. Emblematici, nonostante le rigide temperature, sono anche i numerosi parchi che si intervallano nell’ordinata trama urbana. Degna una capatina  il grottesco mercato centrale, colorato da numerose varietà di frutta, verdura, carni e pesci.
Non si può non salire al 26esimo piano del Radisson Hotel situato su una delle vie principali, Elizabeth Iela, che ospita lo skybar panoramico, con vista pazzesca sullo skyline della città, che permette di ammirare, durante l’ascesa nell’ascensore vetrato, le curve geometrie dorate dell’imponente cattedrale ortodossa. Proseguendo su questa stessa via, costeggiata da negozi luxury, si arriva ad un quartiere più a nord pregno di edifici ad alta concentrazione di Art Nouveau, che è possibile osservare passeggiando con il naso all’insù per Antonjas Iela, Alberta Iela e traverse annesse e connesse.
Altro quartiere che merita una tappa è Miera Iela Republika, il quartiere hipster di Riga, presieduto da edifici industriali dismessi, negozietti e baretti alternativi, e dalla tuttora operante fabbrica di cioccolato Leima, marchio lettone, emanante un intenso odore di cacao, che si propaga per l’intero quartiere.
Per appagare l’ appetito, che, ahimè, non manca mai, oltre alle sfiziose proposte dei mercatini natalizi, è possibile gustare zuppe e piatti della cucina locale nel caratteristico e centrale ristorante Salve, bere qualcosa di caldo, cioccolatoso e coccoloso nel Black Riga Bar, dove l’ingrediente principale è il Black balm, liquore tipico di Riga, e bere un’ottima birra, accompagnata da piatti tipici a base di carne e di musica live lettone, al Folkklubs Ala Pagrabs.
A poche ore di macchina o di autobus (economico e comodo, con schermo
a bordo per ogni sedile se si sceglie di viaggiare con la compagnia Ecolines), dirigendosi a sud, si raggiunge un’atra capitale Baltica, VILNIUS, nel cuore della Lituania, più piccola, semplice e discreta ma comunque pervasa dalla magia del Natale che impazza. Circondato da una periferia un po’ trasandata e, per così dire, alquanto vintage, il centro storico vanta però imponenti edifici di rappresentanza, come il Municipio e la sede principale dell’Università, e chiese di alto pregio, come il Duomo in perfetto stile neoclassico, sovrastato dall’imponente Torre di Gediminas, la chiesa di S. Caterina, la strabiliante chiesa gotica di S. Anna, la splendente e bizzarra chiesa ortodossa di S. Michele e S. Costantino e la Sinagoga, situata nell’elegante ed accogliente quartiere ebreo.
Anche qui il mercatino di Natale ha luogo nei pressi del Duomo e lambisce, con le sue eleganti baracche, bianche e con i tetti a spiovente, un albero di Natale gigante, fatto di filari di luci. È possibile gustare snack prevalentemente dolci e caratteristici del nord Europa e, lì nei pressi, salire su un luminoso trenino che fa il tour per le principali vie della città.
Per una pausa dal freddo, un’ottimo the caldo, da accompagnare con una squisita e saporita fetta di torta, è servito nella pasticceria chabby Pinavija. Se si ha voglia di un caffè fragrante ed appena macinato, in versione ristretta, lunga o filtrata, non si può che andare nella caffetteria hipster Love is strange, posizionata a valle della collina delle Tre Croci, dove design essenziale e chicchi aromatici avvolgono la giovane clientela.
A proposito di hipsteria, la zona più di tendenza a riguardo è la repubblica di Uzupis, con tanta di costituzione da rispettare se si vive in questo quartiere così bohemian e dal carattere forte, bizzarro, alternativo ed indipendente. Arte contemporanea e storia si intrecciano, abbracciando anche i vicoli più segreti.
Per un’abbuffata di cucina locale vale la pena cenare da Senoji Trobele, trattoria dall’intimo animo lituano, dove è possibile gustare i Cepelinai, ossia i famosi gnocconi di patate farciti di carne o verdure, mangiare della tenerissima carne di cervo e sgranocchiare pane fritto con scaglie di aglio da intingere in una maionese calda al formaggio.
Con il gelo come sfondo e la neve che lenta si adagia sui tetti a spiovente, ogni inverno dai primi di dicembre sino allo scoccare dell’Epifania, gli accoglienti mercatini di Natale di Riga e di Vilnius tornano ad allietare grandi e piccoli, con tutta la carica di positività e di dolcezza che, sovente, gli caratterizza.
Confortati dal calore delle luci di Natale, con in sottofondo Let it snow e lo scoppiettio del legno che arde nei braceri atti a cuocere le prelibatezze del posto, la felicità è una cosa semplice quando non si ha”niente altro che del bianco a cui badare“.
Profumo di un Natale #Baltico

Regala un #libro

Sommersi dall’era digitale in cui viviamo, sopraffatti da una realtà virtuale che ingloba vizi e virtù umane e ci spinge a distaccarci sempre più da cose ed emozioni tangibili, resta immune da questo cambiamento epocale solo una domanda che in questo periodo dell’anno torna ad ammorbarci: “Cosa regalo a Natale?”.

Che sia un lui o una lei, il tuo lui o la tua lei, un amico, un parente o un conoscente, c’è solo un modo per “andare sul sicuro” e donare a chi ci sta più a cuore una cosa che non passa mai di moda, sebbene negli ultimi anni sia stato denigrato e surclassato da tablet, Kindle e serie TV: un libro! È ora di voltare pagina, nel vero senso della parola. È tempo di regalare un oggetto che dona emozioni, cultura e conoscenza, rispolverando tra l’immaginazione concreta di ognuno di noi.

Di seguito una selezione di dieci testi degni di nota, da classici datati e indiscussi a scritti contemporanei che strizzano un occhio alla letteratura di oggi, di ieri e di domani.

1984 | George Orwell

Un avveniristico romanzo che racconta di un mondo utopico e dispotico, ad ogni modo probabilmente possibile. Un mondo diviso in tre immensi superstati, l’Oceania, l’Eurasia e l’Estasia, in perenne conflitto tra di loro. Un mondo dove si subisce un costante controllo dall’autorevole autorità del Grande Fratello, che vigila e governa, tra comando e divieti. Un mondo dove “la storiae era un palinsesto che poteva essere raschiato e riscritto tutte le volte che si voleva.”. Un amore discreto, seppur ribelle e oltraggioso, che coinvolge il protagonista, è l’unica arma a disposizione per lottare ed aspirare alla conquista di un briciolo di umanità.

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“Per la prima volta si rese conto che chi vuole tenere un segreto deve celarlo innanzitutto a se stesso. Deve sempre sapere che è lì, ma finché non sia indispensabile, non deve farlo affiorare alla coscienza in una forma alla quale sia possibile conferire un nome. D’ora in avanti non doveva limitarsi ad avere pensieri corretti, doveva sentire in maniera corretta, sognare in maniera corretta. E doveva tenere il suo odio serrato come un globo di materia che fosse a un tempo parte di lui ed estraneo a lui, come una specie di cisti.”

LA VEGETARIANA | Han Kang

Il titolo è riduttivo. Tra le pagine di questo libro viene raccontata la metamorfosi di una semplice, pacata ed onnivora donna coreana, in una vegana fuori dal comune. L’input ad un’esistenza dapprima vegetale, poi vegetativa, scaturisce da un sogno. Visioni oniriche, laceramento delle convenzioni, brama di restrizioni, contagiano anche le persone vicine alla protagonista. Incubi, realtà e fantasia si intrecciano nella trama avvincente e ben scritta. Un testo concitato, che incalza nel mezzo ma diviene scialbo verso la fine.

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“Qualcosa si è bloccato all’altezza del plesso solare. Adesso è perennemente conficcato lì. Lo sento sempre anche se ho smesso di portare il reggiseno. Un grumo formato da urla e gemiti aggrovigliati, intrecciati tra loro uno strato dopo l’altro. È per la carne. Ho mangiato troppa carne. Le vite degli animali che ho divorato si sono tutte piantate lì.

IL CONDOMINIO | J. G. Ballard

Il libro è ambientato all’interno di un condominio londinese, situato in un avanguardista grattacielo di quaranta piani e di mille appartamenti, incubatore di vita, usurpatore di socialità. Il racconto oscilla tra fantasia ed utopia, tra finzione e dura realtà, in una gerarchia di piani che trasmuta in una gerarchia sociale. L’architetto progettista osserva compiaciuto, subisce, perisce.

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“Gli dava fastidio parlare, con Charlotte o chiunque altro, perché gli sembrava che le parole riempissero le cose dei significati sbagliati.”

L’ AMORE AI TEMPI DEL COLERA   | Gabriel Garcia Marquez

L’amore platonico, aleatorio, unidirezionale, e l’amore carnale, tangibile, quotidiano, colorano il racconto di un’epoca e di una terra d’Oltreoceano. Una storia d’amore e di speranza, che corre parallela alla cronaca del mondo di quel tempo, ammalia, per realismo e sentimentalismo, anche i cuori più saldi. Il tutto espresso con un testo corposo e succulento, che rende romantico un romanzo sempre verde.

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“Qualsiasi cosa sua le provocava il pianto: il pigiama sotto il guanciale, le pantofole che le erano sempre sembrate da infermo, il ricordo della sua immagine che si spogliava in fondo allo specchio mentre lei si pettinava per coricarsi, l’odore della sua pelle che avrebbe persistito sulla sua a lungo dopo la morte. Si fermava a metà di qualsiasi cosa stesse facendo e si dava un colpo con la mano sulla fronte, perché all’improvviso ricordava qualcosa che aveva dimenticato di dirgli. Le venivano in mente di continuo le tante domande quotidiane a cui solo lui avrebbe potuto rispondere. Una volta lui le aveva detto una cosa che lei non riusciva a concepire: gli amputati sentono dolori, crampi, solletico, alla gamba che non hanno più. Così si sentiva lei senza di lui, sentendolo dove non c’era più.”

MEMORIE DI ADRIANO | Marguerite Yourcenar

La straordinaria vita dello straordinario imperatore romano, intrisa della sua raffinata e poetica filosofia, raccontata da una scrittrice francese dei giorni nostri. Sublime storia d’altri tempi che diviene attuale come non mai tra le pagine di questo libro. Enfasi e minuzia di particolari incedono lente ma agguerrite, spalleggiate da un linguaggio sovente aulico, che dona un tocco di magia ad uno scritto storico.

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“Rimpiangerei non già Roma in se stessa, ma l’atmosfera del luogo ove si fanno e si disfanno continuamente le vicende del mondo. Al confronto con quel mondo dall’azione immediata, la dolce provincia mi sembra sonnecchiare in una polvere di idee già respirate.”

ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO | Marco Missiroli

Un testo audace esplicita i pensieri impliciti che dilaniano la mente del protagonista. La scrittura languida, che vibra e libra, fatta come è di frasi auliche e pensieri sconci, si anima di scorci parigini e di passeggiate milanesi, di erotismo e di preoccupazioni. Un fremito di parole, che scivolano dense verso un prematuro modo di amare, defraudato a tratti dai sentimenti. Un pizzico di piccante infonde piacere e lenisce temi seri e seriosi.

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“L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento.”

NEVE | Maxence Fermine

Un racconto di un bianco candor, come la neve, musa ispiratrice di questo libro che decanta la bellezza, sia essa donna, sia essa arte, sia essa, nella fattispecie, poesia. Frasi delicate, brevi, fiabesche narrano la storia di un giovane poeta giapponese, dedito all’arte intesa come anelito d’amore. Una favola limpida e atemporale che fuoriesce dalla penna di un bravissimo scrittore francese in grado di trasportare il lettore direttamente in Giappone.

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“La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri. Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio. Ha un nome. Un nome di un candore smagliante. Neve.”

• L‘ ARMINUTA | Donatella di Pietrantonio

L’Abruzzo di qualche anno fa, quello rude e scabro, come la terra che lo accoglie, fa da sfondo ad una storia di famiglie che si confondono sulla base di un’adozione taciuta. La protagonista, figlia di due madri, una biologica, l’altra fittizia, perde la cognizione della parola madre. L’ arminuta è così costretta a scivolare dall’agio al coraggio, passando dall’affettuoso comfort della famiglia agiata che l’ha cresciuta, allo scabroso disagio della famiglia povera che l’ha partorita. L’affetto per la sorella “ritrovata” la sospingerà verso il futuro. Parole ben composte che decollano verso una scrittura intima e lodevole. Il finale perde quota.

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“Non hai colpa se dici la verità. È la verità che è sbagliata.”

LA NEVE SE NE FREGA | Luciano Ligabue

Non abbiate timore di leggere un libro scritto da uno dei cantautori italiani più indiscussi e discussi di sempre. Non abbiate pregiudizi. Questo libro narra di una società prestabilita e video sorvegliata, dove si nasce vecchi e si muore giovani, dove è tutto scritto. E narra di un amore forte, dove il destino programmato e controllato della coppia coniugata e protagonista si accavalla alle emozioni che, ahimè, non sempre si riescono a tenere sotto controllo. Una storia forte, raccontata da una scrittura fresca e fluente, attuale e poetica, come solo il Liga può fare. Una rivisitazione in chiave più contemporanea del romanzo di Orwell, solo che qui si va avanti con gli anni, dato che non siamo più nel 1984 ma nel 2166.

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“Ti conosco così bene che ognuna delle tue reazioni l’ho prevista e poi l’ho vista fastidiosamente capitare.”

NOVECENTO | Alessandro Baricco

Il modo di scrivere di questo personaggio poliedrico dello scenario culturale italiano ammalia ed avvince, coinvolgendo il lettore anche in questo libro-monologo scritto per il teatro, per la vita. “Un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce.”, così Baricco definisce questo libro, che racconta la vita leggendaria di uno straordinario pianista, nato e cresciuto sull’oceano, in equilibrio sulle onde di un piroscafo che faceva la spola tra Europa e America, senza mai metter piede sulla terra ferma. La scrittura sublime, tersa, fulminea, fa si che la lettura avvenga in un sol boccone. Tra l’altro il film di Tornatore “La leggenda del pianista sull’oceano” è stato tratto da questo racconto.

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“Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto. Così diceva: quello che vedranno.”

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Una settimana a #NewYork

New York è una città dalle dimensioni che rasentano l’infinito, così come rasentano l’infinito anche le cose da vedere, da fare, da assaggiare.

Se stilare una lista dei posti emblematici sembra essere una “mission impossible”, ecco un’accurata selezione di luoghi e di assaggi imperdibili per vivere e sopravvivere ad una settimana newyorkese, in un girotondo di attrazioni turistiche selezionate e attimi di vita da “very local”.

Pronti… Ma prima di spiccare il volo, nel vero senso della parola, non dimenticate di compilare, entro al massimo 72 ore prima della partenza, l’ESTA (autorizzazione di viaggio obbligatoria), operazione possibile solo ed esclusivamente sul sito ufficiale (https://esta.cbp.dhs.gov/esta/application.html?execution=e1s1) ad un costo di circa 14$ (diffidate dalle imitazioni e da siti truffatori). Inoltre è buona regola fornirsi di una buona assicurazione sanitaria (il costo si aggira intorno ai 70€), per eventuali e scongiurati infortuni, essendo le spese mediche molto esose negli States.

…Partenza, via!

Atterrati all’aeroporto J. F. Kennedy sarete probabilmente presi da una repulsione per questa struttura che sembra andare controcorrente rispetto all’avanguardistico avanzare di una metropoli come NY. Ma, superata la lunga fila per il check dei passaporti, dove forse vi rivolgeranno domande scomode o di semplice routine, sarete sopraffatti da una scarica di adrenalina per il solo e semplice fatto che avete appena messo piede nella città più ambita del mondo. Se non volete sborsare almeno 60$ per giungere in centro comodamente seduti su di un famoso taxi giallo, dirigetevi verso l’Airtrain che, direttamente dall’interno dell’aeroporto, vi porta in poche fermate sino a Jamaica Station, grande nodo di interscambio metropolitano dove è possibile prendere una delle tante linee metro per raggiungere il vostro alloggio. Badate bene che il biglietto del treno si acquista all’uscita del treno e si oblitera, quindi, all’uscita. Dirigendovi nell’interrato metropolitano, non esitate ad aqcuistare subito la Unlimited Ride Metrocard, direttamente dalle macchinette automatiche poste nei pressi dei tornelli della metro, che con una spesa di 32$ vi permetterà di viaggiare sui mezzi del trasporto pubblico urbano per una sette giorni.

Optate per un hotel, magari uno dei pochi con colazione inclusa e magari situato in una posizione centrale come Manhattan, da prenotare con largo anticipo, o per un appartamento da riservare su Airbnb, leggermente più economico. Posate le valigie, esitate davanti ad un alto e soffice materasso ma desistite perché lì fuori c’è un mondo pronto a sorprendervi.

Armatevi di scarpe comode perchè i kilometri da percorrere saranno tanti; di una tripla dose di caffeina mattutina perché New York è una città che non dorme mai e anche voi, di conseguenza, tenderete ad assecondare il ritmo frenetico di questa energica città contagiosa; di una mappa della città, cartacea e tangibile, perché google a volte può trarvi in inganno.

Vi avviso: le miglia da percorrere saranno tante, le gambe vi tremeranno per la fatica, ma ogni sforzo sarà ripagato da quella semplice emozione di sentirsi come catapultati in una canzone di Alicia Keys, in una serie di Suits, in una puntata di Sex and the city, in una scena di Colazione da Tiffany, in un dialogo di Gossip girls, in un vlog di Clio Make-up, in una puntata de Il boss delle torte, in una sceneggiatura di Woody Allen.

Day 1:

Agguerriti e pronti ad andare in avanscoperta della città, non appena arrivate iniziate a vagare senza meta, partendo dal cuore di Manhattan, per esplorare la città d’impulso, per prendere confidenza con essa, per far librare le vostre prime emozioni.

Il mio approccio è stato quello di ingurgitare subito un hamburger (avevate dubbi?), ovviamente da Shake Shack, famosa catena newyorkese di burger di qualità, immersa in quel piccolo squarcio di verde del Madison Square Park, con vista Flatiron Building, edificio simbolo dell’eleganza storicizzata di New York.

Vi consiglio di iniziare proprio così ad assaporare Manhattan, cominciando a macerare hamburger ed a macinare chilometri, con la testa tra le nuvole ed il naso all’insù, mentre provate a metabolizzare l’essenza enigmatica di questa città. Passeggiate per Union Square, sino ad arrivare al vicino Whashington Square Park. Risalendo verso nord, fermatevi da Doughnut Plant, per assaggiare la vera doughnut americana, soffice, con un lieve sentore di fritto ed un’ampia scelta di gusti, in questa bakery dal design carino a tema ciambelle. Se arrivate poco prima delle chiusura, vi verranno regalate delle ciambelle avanzate in omaggio.

Lì nei pressi, ritornando verso il Flatiron Building, al Flatiron Room, potrete gustare degli ottimi drink miscelati da talentuosi barman americani, in un ambiente raffinato, un po’pretenzioso ed, ovviamente, costoso, ma che vi fa rivivere l’atmosfera datata dell’America di un tempo, tra note jazz e voci soul, rigorosamente live.

Sperduti, e forse anche perduti, nella fitta trama stradale di streets e di avenues, costeggiata da edifici slanciati, tesi e protesi verso un cielo che, timido, fa capolino, ci si sente piccoli e discreti, ma parte indissolubile di un tutto.

Prima di ritirarvi non potete perdere il magico incanto di passeggiare nel trambusto di Times Square di notte, sbaragliati da luci, suoni e colori, in un bombardamento di immagini che sprizzano globalizzazione da tutti i pixels! Sopraffati da questa esplosione di trash a profusione, cercate conforto nella vicina Broadway, dove magari cadrete in tentazione acquistando un costoso biglietto per uno dei tanti famosi musical del palinsesto. A proposito di tentazioni, perdetevi nei meandri colorati dello store M&M’s world, facendo cadere dai dispenser cascate di noccioline colorate al cioccolato nero o bianco o persino al burro d’arachidi; fate la scorta di pacchi e pacchi di reese’s, i famosi cioccolatini ripieni di burro d’arachidi, nel Reese’s store; fate un giro nell’Hard Rock Cafè; assaggiate i gamberetti fritti panati nel cocco di Bubba Gump, pub ispirato all’omonimo posto del film Forrest Gump.

Esausti ed increduli, è ora di andare a dormire, perchè da domani si inizia a fare sul serio!

 

 

Day 2:

Caffè americano nero bollente, reflex appesa al collo…ed una mini cheescake da Elieen’s Special Cheesecake per degustare quella torta buona buona che solo i neyorkesi sanno fare! Loro la prediligono plain, ossia senza topping superiore. E’ così, dopo una colazione veloce ma calorica, si è pronti a dirigersi verso il simbolo per antonomasia della grande mela: la Statua della Libertà! Arrivate nel profondo sud di Manhattan e prendete il traghetto da Battery Park per Ellis Island, ad un costo complessivo andata e ritorno di circa 18$. Il vero spettacolo è nel tragitto: traghettati sulla cresta del fiume Hudson, voltatevi per scrutare il profilo aguzzo di New York, sormontato come è da grattacieli che frastagliano il cielo. Prima tappa l’isolotto presidiato dalla Statua della Libertà, Liberty Island per l’appunto. Scendete ed ammirate da vicino, dal basso verso l’alto, questo monumento enorme più nell’immagginario comune che non nella realtà. Se trovate posti vacanti, se siete il tipico turista medio e se non soffrite di vertigini, salite sulla corona della Statua per osservare il panorama. Riprendete il traghetto, fate una capatina su Ellis Island, più per continuare ad osservare la City da questo lontano punto di vista che per visitare il museo dell’Immigrazione, gratuito ma mediocre. Potete anche scegliere di risparmiare questi dollari per il traghetto e di ammirare la Statua della Libertà da lontano, a bordo del gratuito Staten Island Ferry, che lambisce ma non tange la Liberty Island, ma che è gratuito.

Tornati sulla terra ferma, è un rito di passaggio la visita a Ground Zero, dove le orme delle Torri Gemelle sono state consacrate alla memoria insieme alle tante anime perite nell’attentato dell’11 settembre. Un parco, un museo, l’osservatorio nazionale del World Trade Center, e l’avanguardistico scheletro bianco dell’Oculos di Calatrava, non colmano il vuoto lasciato dalle gemelle omozigote dello scenario newyorkese.

Continuando la passeggiata nel Lower Manhattan, addentratevi nel Financial District, per sentirvi un po’ Will Smith nel celebre Hitch, con You Can Get It If You Really Want in sottofondo che vi ronza nella mente, per vedere da vicino Wall Street, la Borsa, e per provare a fare una foto all’agguerrito toro accerchiato da turisti pronti a selfarsi.

Risalite il centro sino a giungere a China Town, per respirare una ventata di vera Asia in un ambiente che profuma d’oriente, pur essendo inglobato in un occidente che più occidente non si può. Qui, tra scritte cinesi ed odori forti, assorbita da questo quartiere emblema del Levante, scorgerete la piccola scritta “Little Italy“,  che vi dà il benvenuto nella piccola ed omonima via dedicata ai sapori ed alle tradizioni della nostra Patria.

 

 

Day 3:

Se il sole pulsa forte nel cielo, non potete che fare una piacevole passeggiata sull’High Line. Percorretela tutta, che ne vale davvero la pena. Immettetevi su queste rotaie sopraelevate, trasmutate in un parco lineare, imboccandole da Gansevor Street, per ammirare il cantiere di isolati che partoriranno architetture di nuova generazione, in uno spiccato spaccato di una città ancora più contemporanea. Camminando su questa linea verde, magari con un coffee to go firmato Starbucks tra le mani, gusterete un esempio raffinato di progettazione intelligente, che ha permesso di trasformare un vecchio percorso ferroviario in un vero e proprio parco, dal design ammiccante e contemporaneo, che permette di isolarsi temporaneamente dal trambusto cittadino senza però perdere il contatto con esso. In questo susseguirsi di tratti , tra intervalli di solido cemento e di friabile erba, tra rigide panchine e comode sdraio, tra edifici di ieri e di domani, tra pit stop rilassanti e camminamenti incessanti, si arriva al Chelsea district.  E dato che l’appetito vien camminando, intrufolatevi nel Chelsea Market, un mercato coperto e non convenzionale, dall’aspetto vintage e retrò estremamente accattivante, per una sosta a base di shopping (c’è lo il famosissimo store di Anthropologie!) e a base di cibo. Ricavato all’interno di una ex fabbrica di biscotti, i famosi Oreo per intenderci, vi tenterà con odori e colori nei vari shop dislocati al pian terreno; ai piani superiori invece sono ospitati degli spazi di lavoro di nomi rinomati, come Youtube per esempio. Non perdetevi un tacos saporito e veloce da Los Tacos N.1, un assaggio di sushi fresco e scioglievole all’interno del Lobster Place dove tra le mille tentazioni è possibile gustare un ottimo, anche se minuto, Lobster Roll, un calorico dolcetto da Amy’s bread ed una bevanda salutare a base di Matcha al ChaLait. Di fronte al mercato non potete esimervi dall’ammirare l’ampia sede di Google, immaginando cosa possa accadere all’interno di quel fantastico mondo che dal reale spazia al virtuale. Costeggiando il Chelsea Market, vi imbatterete in un wall total black dove si trova la porta di ingresso del famoso ristorante fusion Buddakan, reso celebre, oltre che dalla raffinatezza dei piatti serviti, anche dalla scena di Sex and The City in cui Carrie festeggia con le amiche la sua ultima sera da single, prima di convolare a nozze con Mr. Big. Continuate a scoprire il quartiere, sino a sconfinare senza rendervene conto nel Metapacking District, dall’animo affine al Chelsea district. Qui potrete assoporare l’arte giovane americana al Witney Museum, edificio progettato di Marcel Breuer ed ampliato da Renzo Piano, semplice fuori, esplosivo dentro.

Spostatevi verso Soho, per una piacevole passeggiata tra le vetrine di negozi di grandi marche, come il Prada Flagship Store progettato dallo studio Oma (575 Broadway). Continuate a camminare sino a giungere a Tribeca, altro grazioso quartiere, e non esitate ad entrare nel New Museum progettato da Sanaa (235 Bowery), dove la facciata bianca e contemporanea sgomita tra edifici un po’ più cupi e datati.

Scovate un “posticino” nel vostro stomaco per addentare con estrema difficoltà ma con golosa dedizione il pastrami on rye, sandwich farcito con innumerevoli strati di arrosto succulento, al “modico” costo di circa 20$, da Kat’z Delicatessen, luogo famoso per aver fatto da sfondo alla scena cult del film Herry ti presento Sally del mitico Woody Allen. E già al primo morso capirete che l’orgasmo di Sally infondo non era poi così simulato!

 

 

Day 4:

Oggi la giornata non può che iniziare addentando un egregio biscotto da Levain Bakery, forno celebre per i cookies dalle dimensioni, dal peso e dalla bontà smisurati! Rimpizzati da un numero smisurato di calorie, si è pronti ad esplorare Central Park.  L’emozione di un ricordo di una qualche scena di un qualche film vi rapirà, tra l’incanto del verde e la magia del rumore finalmente ovattato. Percorrendo sentieri, ammirando vallate, respirando aria ossigenata, fermatevi a sorseggiare un caffè sulla terrazza della Loeb Boath House, che affaccia sul laghetto, sorridendo nell’ammirare le barchette remate per lo più da turisti impacciati. Indulgiate, trattenendo la lacrima, presso lo Strawberry Field Memorial, uno splendido giardino all’interno del parco dedicato alla memoria di John Lennon, dove potrete ammirare il mosaico commemorativo con la scritta Imagine. Poi sdraiatevi sull’erba fresca, per rilassarvi contemplando un cielo infinito, magari canticchiando una canzone dei Beatles.

Contornato dal verde immenso di Central Park, proprio a metà del lato destro del parco, troverete il MET (The Metropolitan Museum of Art), uno dei musei più famosi al mondo, dedicato all’arte senza tempo di tutti i tempi. Per pranzo concedetevi un veloce, semplice ma succulento, hamburger da Burger Joint, un fastfood retrò dal carattere schietto ed informale, situato all’interno di un formale e lussuoso hotel, Le Parker Meridien. Preparatevi ad affrontare una lunga ma veloce fila.

Per smaltire qualche morso del panino appena ingerito, camminate ancora nell’arte, risalendo, passo dopo passo, in un crescendo di bellissima cultura, la spirale perfetta del Guggenheim Museum. Prima di entrare fermatevi ad adulare le rotondità perfette di questo museo dal carattere semplice, forte e moderno, progettato dal celebre architetto americano F. Lloyd Wright. Il sabato pomeriggio, dalle 17.45 alle 19.45 circa, l’ingresso al museo avviene non pagando obbligatoriamente il costo dell’intero biglietto, ma lasciando una libera e simbolica offerta.

Concedetevi una cena coi fiocchi, e magari provate ad addentare una tenera t-bone, da Smith & Wollensky per assaporare la celebre bistecca di Miranda ne Il Diavolo veste Prada o da Club A Steakhouse, per un filetto davvero succulento a lume di candela.

 

 

Day 5:

A New York, sin dai tempi di Real Time, è ormai tappa obbligata una capatina da Carlo’s Bakery, si, lui, il boss delle torte reso famoso dal celebre canale del digitale terrestre.  Aprofittatene per fare una colazione dei campioni, scegliendo tra le tante dolcezze esposte. Se andate nello shop sulla 8th Ave, nei pressi di Times Square, passate per Penn Station e sbirciate per vedere il Madison Square Garden, famoso stadio casalingo del basket e dell’hockey.  Nelle vicinanze potrete ammirare l’edificio del New York Times Bulding, grattacielo che prende forma nella mente ingegnosa di Renzo Piano e l’Hearst Tower di Norman Foster. Arrancando verso il lusso, spostatevi sulla quinta strada per passeggiare nei meandri della magnificienza, tra boutique d’alto rango, la Trump Tower e caffè sontuosamente moderni.  Fate un tour da Tiffany e si, voi donne, scattatevela pure una foto fingendo di essere Audrey Hepburn dinanzi la celebre vetrina sulla 5th Avenue; ammirate il cantiere per la rimozione del famoso cubo di vetro, un tempo ingresso del più celebre negozio Apple al mondo perchè, si, lo stanno rimuovendo (sigh!); aggrappatevi alle enormi lettere della scultura con la gigantografia della scritta Love, opera di Pop Art dell’artista Robert Indiana ed inno ad un amore icondizionato.

Abbondanate il traffico cittadino per esiliarvi, per almeno un paio d’ore, all’interno del MOMA (The Museum of Modern Art), perchè è proprio qui che, probabilmente, trascorrerete il vostro tempo migliore. Svillupato su sei ampi piani, questo museo vi permetterà di percorrere, in un escalation di arte superba, l’eccellenza dell’arte e dell’architettura dal mondo e per il mondo, aprendo varchi temporali recenti per lo più recenti. Potrete acquistare il biglietto on line, per un costo di circa 25$, se volete evitare la fila. Se invece stare in fila non vi imbizzarrisce, potete approfittare dell’ingresso gratuito previsto ogni venerdì pomeriggio a partire dalle ore 16.

Per cena rifocillatevi con un veloce ma perfetto bagel da Ess-a-bagel, dove il primo della lista del menù, il favorito, a base di salmone, formaggio fresco, cipolla rossa e insalata, con la farcitura che supera lo spessore della ciambella, è da leccarsi i baffi.

 

 

Day 6:

Questa giornata non può che cominciare con un’immersione nel flusso umano che avanza con moto perpetuo all’interno del Grand Central Terminal, la stazione principale della grande mela. Maestosa ed elegante, vi accoglierà con un caos calmo. Potrete qui fare colazione con uno dei svariati e deliziosi cupcakes, da accompagnare con un ottimo brownies al cioccolato take-away per la merenda, da Magnolia Bakery, sede distaccata dello shop più grande situato sulla 6th Avenue.

Curiosate tra gli edifici simbolo della city, avanzando tra brani miliari dell’architettura moderna, come l’emblematico Seagram Building, l’elegante grattacielo che incarna il detto “Less is more” del rinomato architetto che l’ha progettato, Mies Van der Rohe, l’appuntito Chrysler Building, l’United Nations Headquarters, con il grattacielo essenziale e lineare progettato dal maestro dell’architettura moderna Le Corbusier, la Morgan Library ampliata da Renzo Piano, il più recente Lincoln center, un complesso di edifici come teatri, cinema, auditorium, nonchè sedi di varie compagnie artistiche.

Per farvi pervenire una ventata di nostalgia dell’Italia, assaggiate una slice di pizza da Ray’s pizza, quella preferita da Miranda in Sex and the city per intenderci, e rimpiangerete quella pizza che solo in territorio italiano sanno preparare.

Verso l’imbrunire, recatevi sul Top of the Rock, rooftop del Rockfeller Center, il cui ingresso è da prenotare con largo anticipo, acquistando il biglietto on line (costa ben 34$), per assicurarsi di godere del panorama spettacolare dal 72esimo piano di questo grattacielo che solo al calar del sole si può ammirare. La vista si apre su di un panorama a 360° che spazia da un abbraccio visivo a Central Park allo skyline di Manhattan, dominato dal celebre Empire State Building e dalla pura, essenziale e snella eleganza del recente grattacielo bianco e sottile 432 Park Avenue, progettato dal team di Rafael Vinoly Architects (ebbene sì, va a quest’ultimo l’onore di esser definito il mio grattacielo preferito di NY!). In molti prediligono la scalata del più blasonato Empire State Building, per apprezzare lo scenario newyorkese da una terrazza più alta, ma in realtà è dal tetto del Rockfeller Center che vanta una vista qualitativamente migliore, in quanto è possibile ammirare il protagonista indiscusso di tutto lo skyline newyorkese: il suddetto blasonato Empire State Building, per l’appunto!

Il sole è calato, le luci impazzano in un cielo bruno e stellato, ed è giunto il momento perfetto per un happy hour su di uno dei tanti deliziosi rooftop di Manhattan, come il Top of the Strand, trandy lounge bar situato al 21esimo ed ultimo piano dell’omonimo hotel, che gode di una vista impareggiabile ed impagabile dell’Empire State Building.

 

 

Day 7:

Per rallentare il ritmo di questa vacanza, non si può che tranquillamente divagarsi a Brooklyn.

Brooklyn è tanta roba. E’arte, è cultura, è culture; è cibo dal mondo, è vetrina sul mondo. E’ fantasia, è consapevolezza. E’ vintage, è riciclo. E’ musica, è colori. E’ un mondo nel mondo che vi rapirà letteralmente. E passando per Brooklyn, scovando e scoprendo le mille anime che, da Dumbo a Williamsburg, caratterizzano il carattere estremo di questo quartiere, sarete pervasi da un aroma di serena felicità che s’infonde e si diffonde tra le strade, tra la gente. Tra negozi vintage, kilo shop, second hand shop, caffetterie fairtrade che sprigionano un intenso aroma di caffè appena tostato, botteghe artigiane, vetrine di arte, fashionissimi flea market e street food hipster, sarete magicamente rapiti da questa zona di New York City, in cui si respira un’atmosfera di autonomia e libertà, intrisa di una nostalgia del passato che va al passo coi tempi che corrono.

Il brunch, rito immancabile ed impeccabile di ogni weekend americano che si rispetti, non può che essere fatto o da Eggs, per piatti semplici e veloci, frechi e salutari, della tradizione americana a base, ovviamente, di uova, o da Five Leaves, posticino fantastico da very hipster, che appagherà a pieni voti il vostro palato,ordinando un ottimo Avocado toast, delle croccanti patatine al tartufo ed i migliori Ricotta Pancakes di tutta la città, dalle soffici dimensioni esorbitanti.

Catapultatevi verso la riva del fiume, per ammirare uno skyline d’oltre Hudson un po’ più quieto. Percorrete con lo sguardo il Williamsburg Bridge e poi magari prendete il traghetto che in pochissimi minuti ed in sole due fermate vi trasporta verso i piloni del Brooklyn Bridge.

Rilassatevi osservando il fiume che si inquina dei magici riflessi dei grattacieli, interdetti da un traffico fluviale non indiffernte, nel Brooklyn Bridge Park, alle pendici del famoso ponte.

Se un leggero languorino si è impossessato di voi, mangiate uno spuntino veloce da a base di aragosta da Luke’s Lobster, un gelato colorato alla Brooklyn Ice Cream Factory o adagiatevi sulle comode sedie a ridosso del fiume all’interno del River Cafè, per rimpinzarvi con prelibatezze che vantano una stella Michelin.

Eccoci finalmente giunti al contatto diretto con l’emblema della città: il Ponte di Brooklyn. Iconografato da una nota marca di gomme da masticare, è forse l’opera monumentale che più si assoccia all’idea di New York. Percorretelo lentamente, imboccandolo da Brooklyn, per ritornare verso Manhattan, facendo frequenti pirouettes su voi stessi, per meglio beneficiare della vista mozzafiato che questa passerella fatta di assicelli di legno sospesi vi regala.

Se vi sentite quasi saturi del caos metropolitano, raggiungete la parte più a sud di Brooklyn per immergervi nell’atmosfera retrò che si respira a Coney Island, penisola tranquilla dominata da fast food e da Luna Park a cielo aperto, dove è possibile ammirare un oceano nostalgico che, con discrezione, lambisce una soffice sabbia popolata da gabbiani e da americani in procinto di rilassarsi o di fare sport. Non dimenticate di mangiare un numero non precisato di hot dog, quelli veri, picccoli e succulenti, da Nathan’s Famous, il fastfood dove l’hot dog ha avuto i natali. E, cospargendo di salse il vostro wrustel perfetto, fate a gara anche a voi a chi ne mangia di più, per assaporare l’atmosfera che qui si vive ogni 4 luglio, quando ha luogo la gara dei mangiatori di hot dog. Fuori il locale c’è un tabellone con la lista dei vincitori annuali, capeggiata da colui che detiene il guinness dei primati per avere mangiato ben 69 hot dogs in soli 10 minuti!

 

 

In questo andirivieni culturale, tra quartieri che esondano cultura, edifici rinomati e musei d’eccellenza, non possono mancare delle incursioni di shopping estremo. Sfatiamo certi falsi miti che professano essere economici prodotti gettonati come rayban, Tommy Hilfigher, Kate Spade, Sugar, Anastasia, ecc… I prezzi sono all’incirca equivalenti a quelli europei, se non più alti in certi casi. Giusto i capi Levi’s (badate ben che in americano si pronuncia “Levaís”!), Ralph Loren e qualche capo Nike sono alquanto convenienti. E per catapultarsi nel calderone di brand americani tanto agognati, per toccarli con mano, provarli ed acquistarli, non vi resta che entrare da Macy’s, il mall più grande degli States, situato nel centro di Manhattan. Se puntate alla quantità e non alla qualità, addentratevi nei meandri disordinati di Century 21, una sorta di discount della moda, a due passi da Ground Zero. Un mondo a parte sono le Pharmacy, una sorta di parafarmacie-supermercato, spesso aperte sino a tardi o addirittura h24, dove trovate di tutto, dal cibo al make-up, dall’acqua ai gusti più strani agli oero ai gusti più strani, e dove probabilmente, se siete femminnucce come me, comprerete un numero non pervenuto di lip balm della Eos e di eyliner e rossetti della Elf. Se siete patiti dell’oriente introducetevi con discrezione in Koreantown, dove supermercati e ristoranti orientali, barbecue e karaoke coreani, sono intervallati da negozi di beauty dove è possibile comprare le famose maschere in tessuto, dal packaging più bizzarro.

Se poi vi avanza del tempo, perchè l’energia, quell’ardita, non può e non deve mai esaurirsi, fate un salto allo zoo del Bronx, per un’avventura immersiva; mangiate hot dog e bevete litri di birra americana sugli spalti di uno stadio mentre assistete ad una partita di baseball; inoltratevi nella parte più ad est di Long Island, per sentire una ventata d’Oceano ancora più intensa.

Una settimana a #NewYork

#BlackFriday: back now

Io che vi do consigli di moda?!
Si, avete capito bene!
Se il clima natalizio inizia a soffiare lieve e leggiadro per aria, sventola invece con impazienza un’atmosfera in fermento per il tanto atteso Black Friday.
100% made in USA, come Halloween per esempio, è il venerdì successivo
al giorno del ringraziamento ed è una giornata in cui le grandi catene lanciano una vendita promozionale limitata nell’arco delle 24 ore o, talvolta, alla durata dell’intero weekend, se non, addirittura, dell’intera settimana. È possibile trovare molti prodotti selezionati a prezzi stracciati, dando così il via allo sfrenato shopping che il periodo natalizio trascina con se.
Negli Stati Uniti è un vero e proprio culto e qui si assiste ad orde di compratori agguerriti pronti letteralmente a strattonarsi per accaparrarsi l’oggetto del desiderio.
Dagli States si è esteso a macchia d’olio nei paesi dell’occidente, assecondato da un consumismo che, purtroppo, stenta a regredire, e dall’impazzare dello shopping on line.
Se siete stufi delle solite e blasonate catene quali Zara, H&M, Bershka, Stradivarius, ecc…che comunque non deludono mai se non quando il pezzo che cercavate con estrema voglia è andato incredibilmente sold out, se vi sentite un po’ troppo commerciali nell’indossare la stessa maglia della donna seduta al bar accanto a voi e siete vogliose di demonizzare in qualche modo la standardizzazione del vostro look abituale, ecco alcune valide alternative d’acquisto, più originali, forse un tantino più costose, ma sicuramente con un occhio di riguardo per la qualità.

UNIQLO

Quest’azienda giapponese, leader nella produzione di abbigliamento casual di ottima qualità ma ad un prezzo accessibile, realizza capi d’abbigliamento basic dall’animo smilzo, sia maschili che femminili, concepiti come tasselli di un puzzle che possono abbinarsi tra di loro in maniera versatile. Dal design minimal, è caratterizzato da linee pure e disadorne che fanno di ogni capo un evergreen. Un soffice lusso da indossare che, non da ultimo, soddisfa appieno la mia smania di righe.

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www.uniqlo.com

LAZZARI

Originali con un tocco retró, colorate, quasi fiabesche: è così che si possono descrivere le collezioni di Lazzari. Questa piccola azienda a conduzione familiare promuove il Made in Italy ed il fatto come a mano e come una volta, vantando una particolare cura dei dettagli, come è possibile vedere dall’armonia di orli e cuciture. Capi confortanti, discretamente contornati da volant, arricchiti da animali in voga adagiati su di un tessuto dal tocco morbido, regalano al vostro guardaroba un’originale nota vintage con un pizzico di bon ton.

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https://www.lazzarionline.com/the-story

VICOLO

Anche questo Made in Italy, Vicolo è un brand che propone capi di tendenza, dai colori e dalle fantasie dinamiche, geometriche ed originali, per creare outfit ricchi di personalità. La continua ricerca e la raffinatezza delle lavorazioni danno luogo ad un abbigliamento di ottima qualità.

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http://www.vicolo.com/campaign-fall-winter-2017-18/#

ARKET

Il colosso della moda svedese, H&M per intenderci, ha partorito nel 2017 un nuovo marchio di prêt-à-porter improntato sulla semplicità e sulla qualità dello stile nordico. Non solo abbigliamento, ma anche homeware e note di lifestyle, che rispettano con consapevolezza l’ambiente che ci circonda.
Lo stile schietto, che ricorda le architetture pure dei giorni nostri, le forme semplici, le tinte unite, con qualche azzardo di bicromia nelle fantasie “marinè”, ed i colori tenui donano ad ogni prodotto una grazia estrema.

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https://www.arket.com/entrance.html

COS

Se la classe non è acqua, beh, forze la classe è Cos. Elegante, essenziale, a volte estremo, dal forte animo stilistico contemporaneo. Anche questo appartenente al gruppo svedese H&M, propone dei capi stilizzati, ben studiati, dove la qualità è bilanciata da un costo non troppo elevato. La raffinatezza armonica di ogni elemento tessile si riflette nel design minimale dei loro punti vendita. Di estrema bellezza gli accessori, dalle borse alla gioielleria/bigiotteria.

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https://www.cosstores.com/it/

&OTHER STORIES

Alla stregua di Cos, un sobrio brand affiliato al gruppo H&M (che novità!), che propone collezioni più fresche e giovanili. Qui i colori si accendono, le fantasie si animano e le forme perdono rigidezza.
Sorprende per qualità la linea beauty.

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https://www.stories.com/es/

OPALINE

Trama vintage, grafica stilizzata, datata ma elegante, colori pastello con un sentore cromato, elementi di ispirazione orientale, tessuti pregiati ed una tradizione che abbraccia la contemporaneità: questi i tratti essenziali di Opaline, un brand giovane ideato da una giovane stilista di origine indiana. Iniziando con pigiami comodi ma eleganti, ha esteso la sua produzione all’abbigliamento in generale sino ad inerpicarsi anche sul ramo del design.
L’influenza occidentale capeggia su ogni capo.

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http://www.opalineworld.com/ispirazione/

Forse conoscevate già questi brand, forse ne avevate sentito parlare visionando una Instagram story di qualche influencer senza skippare maniacalmente, forse il nome vi è apparso su qualche inserzione di Facebook, forse gli reputerete banali o forse gli amerete, quel che importa è che, senza markette alcune, abbiate delle valide realtà di moda contemporanea da monitorare in previsione del prossimo venerdì nero.

E non disperate se gli stores non sono fisicamente collocati nei pressi della vostra città, avrete comunque la possibilità di acquistare con la stessa veemenza on line, comodamente adagiati sul vostro sofà.

[Se vi iscrivete alle loro newsletter sui rispettivi siti, riceverete in anteprima informazioni sulle promozioni previste!]

#BlackFriday: back now

#NonSopporto

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Il caffè in vetro. Lo zucchero nel caffè. Il caffè in ghiaccio senza latte di mandorla. La moka da lavare. Il letto da rifare. La guancia sgualcita dal sonno. Chi si azzarda a rivolgermi la parola prima del mio primo caffè mattutino. Il cappuccino tiepido. La televisione accesa mentre si dorme. Il cellulare lasciato a caricare mentre si dorme. Il cellulare acceso mentre si dorme. La sveglia dell’IPhone che si rifiuta di suonare se il telefono è spento. Il volume della TV troppo alto. Il doppio cuscino. Le lenzuola di flanella. I soprammobili. L’asciugamano attorcigliata in bagno. Il tappo del bagnoschiuma aperto. La tavoletta del wc alzata. Il rotolo di carta igienica terminato. L’acqua del rubinetto che scorre mentre si spazzolano i denti. Il tubetto del dentifricio ripiegato. L’accappatoio bagnato posato sul letto. I piatti di plastica. I tovaglioli di stoffa. Le tovaglie. Una bocca estranea a me che beve nel mio bicchiere. Il ticchettio dell’orologio mentre provo, invano, a dormire. Il ronzio dell’aspirapolvere. Le sonorità di un phon. Chi strilla quando parla. Chi alza subito il tono di voce. Coloro che non ti guardano mentre parli loro. Oziare nel letto senza dormire. La gente pigra. La gente che non viaggia. La mancanza di curiosità. Gli immuni alla cultura. Le persone a dieta. Le persone litigiose. Gli invidiosi. I bugiardi. La gelosia. Chi ha il doppio cellulare. Chi non compra libri, chi non legge libri. La prima fila al cinema. Chi salta la fila. Chi chatta su whatsapp al cinema. Chi usa il cellulare mentre guida. Gli uomini che spengono la radio quando parcheggiano. Il tutto esaurito al concerto dei Coldplay. Le persone esaurite. Chi non si siede al proprio posto assegnatoli ad un concerto all’Olimpico. Chi odia il teatro. Le poltrone del teatro talmente alte che mi penzolano le gambe. I fotografi che si lasciano sopraffare dal fotoritocco. Le emoticons su volti fotografati di bambini piccoli. La radio che passa sempre le stesse canzoni. La pubblicità dì Spotify. Chi non consacra le feste. Gli asociali. I compleanni in cui si paga alla romana. I permalosi. Chi, anche solo inconsapevolmente, mi ruba la penna. Chi si intasca l’accendino. Chi sotterra le cicche nella sabbia. Chi getta le carte per terra. Chi posa le borse per terra. Gli incivili. Gli impliciti. Le amicizie di circostanza. Il profilo di Instagram privato. Chi ha mai anche solo pensato di comprare followers su Instagram. Chi nasconde le amicizie dal proprio profilo Facebook. Chi mi vieta di sbirciare il proprio profilo Facebook. Il mio amico di Facebook che non mi saluta. Il profilo di coppia su Facebook. L’amica o l’amico che quando si fidanza puff: sparisce. Le canzoni di Clementino. L’ultimo album di Ligabue. La puzza di sigarette. Il tanfo di sudore. L’odore della candeggina. Il sapore del coriandolo. L’alito al mattino. Il rumore dei respiri durante una lezione di yoga. Il seitan. I funghi secchi. L’insalata in busta. L’avocado acerbo. Le banane mature. Coloro che camminan nel bel mezzo di una carreggiata, ignorando i marciapiedi. Il doloroso sellino della bicicletta. I pittbull lasciati liberi. Gli uomini che pisciano per strada. Quelli che sputano per terra. Le approssimazioni. L’assenza di galanteria. La carenza di intraprendenza. Gli addii. L’apatia. Le mail spam. Chi non legge i miei articoli sul blog. Le lampade Seletti. Le serie non aggiornate su Netflix. Gli influencer. I timidi dinanzi a un buffet. Chi non divora gli stuzzichini ad un aperitivo. Il ghiaccio nella Coca Cola. Chi vuole avere sempre ragione. Chi nega l’evidenza. Quelli che “je rode” sempre. Le donne che allattano in pubblico. Le unghie dei piedi senza smalto. Le unghie lunghe delle mani con lo smalto scuro. Lo smalto delle unghie degradato. I graffi sulla stoffa. Lo scontro di una forchetta di metallo con i denti. I dolori mestruali. I brufoli. Barbara d’Urso. Lavorare di domenica. Le torte bagnate con troppo liquore. Chi parla troppo. Chi, invece, parla troppo poco. Gli egoisti. Chi non sa ascoltare. L’ape piaggio che puntualmente avanza lentamente davanti a me, mentre il mio piede destro freme sull’acceleratore perché sono in ritardo. Il sabato sera a casa. La pizza con poca mozzarella. Il prosciutto crudo cotto. I cornetti surgelati. Il presunto cornetto alla Nutella che poi ha dentro una mera e triste imitazione della Nutella. L’olio di palma nella Nutella. Le Gocciole alla nocciola. Il pacco di Pandistelle che finisce subito. I Ringo. La carne di agnello. La carne al sangue. Le cozze crude. Le persone che si accollano. Il pesce surgelato. Il pasticciotto di quel bar a Gallipoli che non è più come una volta. Gallipoli ad agosto. Le lattine di birra. La birra Lambic. Il vino mediocre. L’acqua Levissima. Le borse Michael Kors. La Ferragni. Gli insetti. Il film de I soliti idioti. Il caldo atroce. Le macchine bianche. La musica techno. L’edilizia becera. L’architettura scadente. Le persiane verdi. La spazzatura per strada. Le lenti a contatto. Gli occhiali sporchi. Una donna con i capelli corti. Un uomo con i capelli lunghi. La forfora. I parrucchieri che tagliano i capelli con lo sfilzino. La shampista con la ricostruzione delle unghie che ti scartavetra il cuoio capelluto. Le estetiste indelicate. I capelli grassi. La pelle secca. I gomiti screpolati. I peli sulla lingua. Le commesse che non rispondono al tuo “Buongiorno”. La sauna. La posta pubblicitaria che suona sempre e solo al tuo interno. Il solletico. Gli assorbenti interni. L’idea di partorire. La sabbia nel costume. Il mare agitato. Le persone agitate. I ritardatari. Chi non mantiene la parola data. Chi spiffera un segreto. Chi disprezza il sud. Chi odia il nero. I razzisti. L’accento barese. Il riso scotto. La pasta scotta pure. I profumi troppo dolci. Le camicie senza i bottoni sino al collo. La chiazza di sudore sulle camicie. L’alone del deodorante. L’impronta del mascara sulle palpebre. Chi vive nel passato. Chi pensa troppo al futuro. Chi mi chiede quando mi sposo. Chi mi chiede se sono un architetto di interni o di esterni. Coloro che pensano che un geometra sia più economico di un architetto. Chi mi calpesta i piedi. Chi prova a mettermi in testa i piedi. I tirocini non retribuiti. L’errore irreversibile di Autocad. Il 29 agli esami universitari. Un 110 senza lode. Quel “Le faremo sapere”. L’arroganza. I libri con la copertina rigida. Il calzino che cede. Il calzino spaiato. Le mutande slabbrate. Un uomo con le mani piccole. Un uomo con i piedi grandi. I parcheggiatori abusivi. La sedia appena sotto il ciglio del marciapiede per preservare il parcheggio davanti casa. Il servizio al tavolo non incluso nel prezzo. Una bionda piccola a 5€. Un cocktail a 10€. L’IVA. Alcune leggi italiane. Chi non rispetta le regole. I conti alla rovescia. I conti che non tornano. Il conto in rosso. Gli hotel senza la colazione inclusa. La moquette. Il cameriere di Starbucks che sul mio bicchiere scrive Alice invece di Alessia. Il menú turistico. Le persone poco disponibili. La mancanza di igiene. La mia ipocondria. L’ipocrisia. Un mazzo di chiavi con troppe chiavi. Un portafoglio troppo gonfio. Lo sportello del bancomat temporaneamente fuori servizio. Chi visualizza e non risponde. I letti a castello. I bagni senza finestra. Il termocamino. Il pavimento con le piastrelle disposte in diagonale. Il finto parquet. L’effetto pietra. Una finta cortina di mattoni. Il truciolato di Ikea. I mobili Mondo Convenienza. Chi prende sempre e solo l’ascensore. Chi lascia il portone di casa aperto. Chi si dimentica le luci accese. Il colore del 90% dei palazzi in Italia. Coloro che non vogliono camminare a piedi. I sotterfugi. L’Out of Stock di Zara. I negozi che non hanno scarpe di numero 35. Le persone troppo alte. Gli uomini troppi magri. La violenza. Chi l’ha visto. Salvini. Gli scurrili. Il gelato al pistacchio di colore verde acceso. Le tazze rovinate. Le tazze brutte. Le tazzine di caffè spese del bar che puntualmente ti sbrodola una goccia di espresso sul lembo delle labbra. Le persone frivole. Chi si ferma all’apparenza. Chi pensa solo ad apparire. Chi non si ferma allo Stop. L’aria condizionata troppo fredda. L’acqua da bere gelata. L’acqua della doccia bollente. I presuntuosi. Gli opportunisti. Chi tossisce senza pararsi la bocca con la mano. Le donne senza fazzoletti nella borsa. Gli zaini apposti sulle spalle nella metro. Gli scioperi dell’Atac il venerdì. Gli autisti dell’Atac. Gli automobilisti indisciplinati. Gli uomini che non hanno voglia di guidare. I ritardi di Trenitalia. Un volo troppo costoso di Ryanair. I controlli in aeroporto. Il caldo sulle banchine della metropolitana di Barcellona. La metro deserta di notte a Monaco. Gli scontrosi controllori della metro di Amsterdam. La bicicletta che proprio non riesce a frenare sull’Erasmus bridge a Rotterdam. I topi per le strade di Bruxelles. Il sapore pastoso del latte irlandese. Il latte a lunga conservazione. L’esoso afternoon tea a Londra. Il pesce cotto senza essere sventrato in Portogallo. Trovare chiuso Pierre Hermè a Parigi. Il deterioramento del Superkilen a Copenhagen. Le troppe poche polpette troppo buone in un piatto a Malmö. Le botole nei marciapiedi di New York. Le spiaggia ciottolose della Grecia. La scortesia dei romani. Le rosette senza mollica. L’autobus fuori servizio. Gli sport estremi. I cafoni. Le bestemmie. I prezzi esagerati di una cena in un ristorante stellato. Le borse di Prada troppo costose. Il bodyguard che ti fa sentire in soggezione da Tiffany. Chi mi chiama Signora. Chi mi chiede se sono maggiorenne. Il prezzo di Casabella. La Nespresso che non ha ancora aperto una boutique a Lecce. Le cialde compatibili. Tiger che di aprire in Salento non ne vuole proprio sapere. Le penne blu. Il colore giallo. I denti gialli. Un abito da sposa avorio. La droga. Chi si ubriaca tutte le sere. Chi non esce tutte le sere. Il sole che non tramonta nel mare. La pioggia. L’assistente della prof. di Restauro, bello come il sole al crepuscolo ma, inevitabilmente, gay. Gli omofobi. Gli uomini provoloni. La tristezza che inevitabilmente mi assale la domenica sera. Il lunedì. La mia ansia perenne. Le abitudini. Chi va a cena sempre al solito posto. Il matè. Le superga illibate. La Xylella. La TAP. La TAV. L’alta velocità. Chi disprezza l’ambiente. Chi non contempla la parola riciclo. La margarina vegetale. I film senza lieto fine. Le mie lentiggini. Le mie vertigini. Il mio PC da formattare. L’ordine degli Architetti. La formazione professionale continua. Inarcassa. Le promozioni poco convenienti della Vodafone. Chi dorme troppo. Chi cammina troppo lentamente. Chi parla troppo veloce. La memoria esaurita su ICloud. Chi paga l’abbonamento in palestra e poi alla fine non ci va. Chi non paga l’abbonamento sui mezzi pubblici. Gli scrocconi. Chi butta via il cibo. Chi non sta bene con se stesso. Gli intolleranti. Quel grazie non detto. Il ruttino cacofonico. Le pantofole raso terra. La zanzara che mi fa compagnia durante la notte. I ragni che compaiono in quell’angolo irraggiungibile di muro. Il mio ex vicino di casa che si tagliava le unghie delle mani affacciato alla finestra, di sabato mattina, mentre io facevo colazione. Il sapore troppo forte di uovo in alcune pietanze. Il brodo del sabato a pranzo. Quel monumento in ristrutturazione durante una mia capatina in quella città così lontana. I musei colmi di gente. I cuori cinici. I cuori affranti. I sogni infranti. La noia.

Chi si tedierà leggendo questo post.

Chi si offenderà leggendo questo post.

Chi non sopporta questo post. 

#NonSopporto

#NewYork : emozioni e digressioni

Tombini fumanti. Grattacieli alti. Sole celato. Ombra perenne. Scorci soleggiati. Verde insinuoso. Un rettangolo verde contornato da lati di cemento: Central Park. Strade ortogonali. Linee sinuose. Una linea verde che corre e rincorre la città: l’High line. Traffico umano. Traffico. Disordine. E ordine. Frenesia. E tranquillità. Ridondanza. E diversità. Rooftop. Viste vertiginose. Viste pazzesche. Scorci mozzafiato. Times Square. Luci, troppe. Gente, troppa. Troppo Frastuono. Broadway. Colori accesi. Famigerati artisti di strada. Macy’s e lo shopping compulsivo. L’Empire State Building. Le torri gemelle che non ci sono più. L’architettura che rapisce. L’edilizia che stupisce. L’arte che lenisce. Il MoMA. Il MET. Le rotondità perfette del Guggenheim.

Il caldo atroce sulle banchine della subway. Il freddo atroce nei vagoni della subway. Aria condizionata gelida. Acqua da bere gelida. Acqua del rubinetto potabile. Acqua del rubinetto nauseante. Serbatoi giganti di acqua su ogni tetto che si rispetti.

Cuscini alti. Materassi alti. Botole nei imarciapiedi. Blatte sui marciapiedi. Topi tra i marciapiedi. Sacchi di spazzatura adagiati sopra i marciapiedi. Puzza. E pulizia. E polizia. Obesi. E palestrati. Gente cosmopolita. Fast food cosmopolita. La malia recondita del Chelsea Market. Burro d’arachidi nel cioccolato. M&m’s al cioccolato bianco. M&m’s al burro d’arachidi. Pancakes impilati. Muffin da mezzo chilo l’uno. Cheesecakes alte 30 cm. Sandwich da 20$. Steakhouse da 50$. Hamburger da 5000 Kcal. Patatine fritte ovunque. La bandiera americana ovunque. Starbuck’s ovunque. Caffè annaffiato. Caffè rovente. Caffè ustionante.

Brooklyn e quel ponte maestoso. Brooklyn e il fermento culturale. Brooklyn e il vintage. Williamsburg e gli hypster. Williamsburg e il brunch. Williamsburg e i mercatini dell’usato e non. Williamsburg e gli ebrei. E quel gradevole ritorno al passato che sa di arte, di estro, di libertà.

Lo stagliarsi di un’ambito skyline lambito dalla corrente fuggiasca del fiume Hudson.

Coney Island. La magia. L’infanzia ritrovata. L’Hotdogs di Nathan’s.

Le città nella città.

Questi strascichi di parole compiute e di frasi incompiute per rivivere in una carrellata di flashback l’atmosfera che, oltre allo smog, si respira nella grande mela. Tutto è come immaginavate, tutto è come viene propinato nelle pellicole.

New York è è la città del sogno che diventa realtà, del film che diventa realtà. È la città dei contrasti, delle contraddizioni preponderanti, della bellezza velata da una malinconica bruttezza. È la città delle esclamazioni e delle imprecazioni; delle emozioni e delle digressioni; dello stupore e della meraviglia: per quel costante fluttuare di corpi emotivamente instabili e fisicamente abili; per quel perpetuo andirivieni di automobili giganti; per quell’incessante frastuono di rumori, di suoni infranti, di luci penetranti; per quella fitta trama di edifici enormemente alti.

È una città da visitare, e poi da rivisitare, con consapevolezza. Perché New York è una giungla urbana che, inevitabilmente, vi rapirà il cuore, con quel suo ancestrale fascino caotico.

 

#NewYork : emozioni e digressioni

#STAMMIBENE

Consapevolezza, integrità e naturalezza sono gli ingredienti primeggianti di STAMMIBENE, il nuovo ed unico mercato con cucina, dedito alla continua ricerca della genuinità perduta, che ha da poco aperto i battenti nel centro di Bari.
Un mercato con ristobotteghe, ossia variegati punti ristoro dove degustare ciò che di più sano e gustoso si può ottenere da prodotti locali e stagionali, a filiera corta e controllata, nell’arco dell’intera giornata.
Le freschissime ed espresse proposte culinarie abbracciano infatti ogni singola fascia oraria, spaziando da dolci fatti come in casa per la colazione, inzuppati in un espresso fatto a regola d’arte, nel latte o in bevande “a base di”, a spuntini veloci e naturali anche take-away, ad aperitivi sostanziosi e sostanziali, sino a giungere ai prelibati piatti bilanciati della tradizione mediterranea, rivisitati in chiave contemporanea, coloriti e colorati da una giusta dose di spezie, serviti a pranzo e a cena.
Il tutto contornato da un ambiente accogliente che trasuda freschezza, che vive e respira avvolto come è da un design sostenibile, armonico ed innovativo. Insomma ogni genere di comfort food desiderabile, addentato in un’adorabile comfort zone.
Atmosfera, arredamento, servizi, menú e prodotti sono stati pensati da un’agguerrita ciurma di ben 100 Ambasciatori del Gusto (di cui io stessa sono orgogliosamente onorata di far parte), provenienti da ogni parte d’Italia, che hanno annaffiato con copiose ispirazioni il primordiale seme di Stammibene.
Il mercato è progettato dal basso, ideato da chi lo userà e realizzato da un formidabile staff composto da 40 persone coordinate dal direttore Alessandro Milella, dall’executive chef Antonio Scalera e da Francesca Mosele che ha progettato l’anima di bar e cantina, che ha saputo apparecchiare con maestria i sogni di ogni fruitore su di un tavolo fatto di concrete visioni divenute presto realtà. Proprio come il Pratavolo, tavolo con un piano d’appoggio realizzato con vera e propria erba, pronto a dare l’illusione di un picnic nel parco anche tra le mura della città consolidata. O Aromantica, un’orto verticale costituito da erbe aromatiche che inondano le narici degli avventori in procinto di entrare nel mercato. E poi c’è Legumi & Legami, una zona dove è possibile scegliere tra legumi, semi e cereali antichi, percorrendo un fiume sotterraneo fatto proprio di legumi, semi e cereali antichi; Spezie dal mondo, punto in cui è possibile annusare e scegliere tra profumate e saporite spezie internazionali; Cucina Visiva, corner dove le prelibate pietanze stagionali, regionali con incursioni internazionali, a base di ingredienti autentici e naturali, vengono preparate sotto i vostri occhi curiosi e affamati. Ampia la scelta di vini naturali selezionati, riposti su di una colma scaffalatura dal nome Bere Bene, da degustare in accompagnamento al cibo gourmet.
In questo incedere lento e gradevole, lambendo i cinque sensi, tra dolce e salato, infusi, the, confetture, miele e prodotti naturali dedicati alla cura del corpo, si giunge alla sala ravvivata da un’avvolgente parete vegetale, che dona sempre a portata di naso una fresca ventata di ossigeno e che invoglia a soffermarsi dinanzi il vicino Alfabeto del Gusto, abaco dettagliato degli ingredienti di stagione che è possibile assaporare al mercato.

Seminando queste briciole di fantasia e di estrema bontà, è possibile mangiare bene senza rinunciare al gusto, in città come in campagna.

STAMMIBENE
Via Nicolai 31, Bari
Aperto tutti i giorni | 7.30 – 23.00

Un nuovo posto del cuore, nel cuore di Bari. Perché “uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene se non ha mangiato bene“.

 

[ Le foto sono un racconto visivo di quel girotondo di abbracci e di sapori avvenuto durante la cena di noi Ambasciatori del Gusto ]

#STAMMIBENE