PERCHÉ #SANREMO È SANREMO

È vero che in questo strano e strambo anno siamo stati tutti un po’ tanto trepidanti nell’attesa di Sanremo? Perché Sanremo è Sanremo, e perché quest’anno promette bene. Più che altro promette innovazione [ Orietta Berti a parte ] e forse, anche, rivoluzione, con quella lunga lista di cantanti indie che tanto ci piacciono.

Che Sanremo fosse tornato di moda da un po’ di anni a questa parte [ come la barba incolta, le sopracciglia folte alla Frida Khalo e, WTF?, i pantaloni maschili larghi larghi alla anni ’80 ], era ormai un dato di fatto, ma tutta questa eccitazione febbricitante non l’avevamo mai vista sino ad ora. Noi generazione Y intendo. Perché forse ai tempi dei nostri genitori era un po’ così.

A presentarlo di nuovo un impomatato e sbrilluccicante Amadeus, accoppiato a quel Fiorello nazionale che non dispiace proprio a nessuno, accostati ad una serie di vallette e valletti non convenzionali e da una sfilza di ospiti nazionali che rubano come sempre un po’ troppa scena ai cantanti in gara. Cantanti che oramai sono performers navigati, con quel suo loro travestirsi ed esibirsi nella maniera più estrosa possibile, perché in effetti quest’anno c’erano un po’ mancate le sfilate di Carnevale.

Ma la cosa più bella di Sanremo sono i commenti, le critiche e i pettegolezzi. Nei gruppi telegram, nelle chat whatsapp, tra le storie di Instagram, sulle bacheche di Facebook, negli immancabili tweet su Twitter. E sui blog.

Ecco una lista di commenti che ovviamente sono critiche sarcastiche scritte a caldo durante la visione assonnata delle prime lunghe, lunghissime due puntate di questa edizione del festival.

Spomatate Amadeus. Tenete a bada Fiorello. Date un pallone a Ibra così si sentirà a suo agio. Smorzate i toni della De Angelis. Fomentate l’accento salentino di Elodie [ parentesi: il suo abito in tulle rosso il più bello del festival, sino ad ora! ]. Togliete l’incarico a quel grafico che è stato capace di produrre un logo così terribilmente naïf. Evitate di far cantare ancora Diodato perchè altrimenti quest’anno potrebbe vincere di nuovo lui [ ma quanto è bella Fai rumore?! ]. Tagliate le unghie ad Arisa. Cambiate lo stilista di Colspesce e Dimartino che quel rosa e celeste fanno tanto cameretta di sorellina e fratellino. Togliete il microfono ad Aiello. Scuotete Fedez e lavate i capelli alla Michelin, così se strucca pure, che i truccatori son riusciti a far sembrare brutta con quel trucco persino lei. Nascondete la droga a Gazzè e vietateli di pronunciare ancora una volta la parola “passiflora”. Uscite il nome del nutrizionista di Noemi. Arrabattate un nuovo taglio di capelli per Madame [ ma chi è?! ]. Coprite il petto poco villoso dei Maneskin. Fate tagliare quei capelli a Ghemon. Date un ansiolitico ai Coma Cose così smettono di fissarsi impauriti e si girano verso il pubblico che non c’è [ però quanto erano belli così timidi, emozionati ed innamorati? ]. Togliete quei lacci emostatici dalle gambe di Annalisa. Ridate la verve dei tempi dei Timoria a Renga. Presentateci questo Fasma che qui nessuno sa chi è!
Gettate nel mare le conchiglie sulle tette di Orietta Berti per farle andare insieme alla barca.
A ridate Morgan a Bugo. Accelerate l’unboxing de Lo Stato Sociale che Lodo non può stare così tanto fuori di scena. Pregate per La rappresentante di lista affinché non caschi da quei trampoli. Strappate la rete elettrosaldata di dosso a Malika. Diteci chi è Gaia. Date un piattone di carboidrati ad Ermal Meta. Smorzate l’entusiasmo esagerato di Random. Elargite un tocco di contemporaneità a quell’orchestra lì che accompagna la voce del cantante dei Tre allegri ragazzi morti. Abbracciate forte forte Fulminacci perché è troppo tenerino. Battete il 5 a Willie Peyote che non ve la manda a dire e non ne sbaglia una. Portate un paio di calzoni lunghi a Gio Evan, tinta unita per favore. Tamponate Irama, ancora e ancora. E smettetela di allungare così tanto il brodo con sketchs di poco conto e con tutti quegli ospiti riesumati da chissà dove, che noi vogliamo solo ascoltare i nostri artisti preferiti in gara ed andare finalmente a dormire!

E a proposito di preferiti, beh, io tifo spudoratamente per i Coma Cose, perchè la loro canzone resta piacevolmente nella testa, perchè la loro musica crea dipendenza, perchè il testo ha interessanti spunti aforistici, perchè nome omen e le Fiamme negli occhi loro ce le avevano per davvero, perchè sono giovani, freschi, emozionati e innamorati e perchè con quel loro guardarsi negli occhi senza staccarsi mai hanno fatto l’esibizione sanremese più empatica e più bella che io abbia mai visto, spaccando lo schermo del mio televisore al plasma!

A seguire, in pole position ci sono anche, in ordine di gradimento, quel tatone di Fulminacci con la sua Santa Marinella, quei folli geni de Lo stato sociale con Combat Pop, quel veemente di Aiello con Ora nonostante le stecche, quel romanticone di Ermal Meta con Un milione di cose da dirti. Una nota di merito va al testo di Willie Peyote [ ma avevamo per caso dubbi?! ], sempre sul pezzo nonostante la musicalità poco accattivante; una nota di demerito va, invece, a Gio Evan che si è fatto un po’ prendere la mano e la voce da quell’inflessione troppo pop tipica del festival.

I giovani? Devo ancora metabolizzarli.

In attesa degli Oscar ci accontentiamo di Sanremo, soprattutto in questo periodo di magra dove l’unica gioia della sera è un buon film o la musica leggera ascoltata alla TV. Anche se lo so che anche voi vi state crucciando per il fatto che sarà difficile conciliare la visione di Sanremo con la prossima puntata di Propaganda Live, oramai appuntamento imperdibile dei nostri venerdì casalinghi, sopratutto da un anno a questa parte. Come la mettiamo?

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