LA #SVIZZERA CHE NON TI ASPETTI

Sarà forse colpa della spaventosa prosperità economica che emana al sol pronunciare il suo nome, sarà forse colpa del suo essere collocata geograficamente in un nord che la incastona tra le montagne, ma la Svizzera non è mai stata considerata una meta turistica molto ambita. Me ne sono resa conto quando, parlando con amici e conoscenti, annunciavo il mio prossimo viaggio in Svizzera e loro, guardandomi guardinghi, mi chiedevano perplessi: “Ma davvero vai in vacanza in Svizzera? Perchè proprio in Svizzera? Che c’è da vedere in Svizzera?”. Beh, è giunto il momento di svelarvi cosa di più bello c’è da vedere in Svizzera. Perchè la Svizzera serba una bellezza inaspettata.

Neutrale da sempre, litigiosa da mai, la Svizzera si estende, piccola ed ordinata, nel suo alternarsi tra natura incontaminata e paesaggio antropizzato, impregnata da un verde intenso in primavera ed inondata da bianca e soffice neve durante l’inverno. In questo scenario prevalente la natura regna sovrana. Ma non solo.

Franchi, banche e un’aurea perpetua di “riccanza” (si, pare che oggi la parola ricchezza non va più di moda). Ma anche formaggio, latte appena munto dal sapore intenso, pascoli illibati. E, ovviamente, cioccolata a volontà. Verde e città. Centri storici ipnotici ed architettura contemporanea di qualità. Questo appeal multisensoriale appaga sia gli avventurieri bramosi di trekking, scalate ed arrampicate, tra nuvole di pollini e ventate di letame, sia i meno temerari che vogliono semplicemente godere di tranquille passeggiate nel cuore delle più importanti città, respirando comunque un’aria satura di silenzio e quasi priva di smog. Perchè qui la gente parla solo se necessario, contenendo il tono di voce, ed il mezzo di locomozione prediletto sono le gambe, le proprie gambe.

Il mio viaggio comincia da Basilea, città emblematica per la sua architettura in costante evoluzione ed aggiornamento, dove molti architetti rinomati hanno messo in atto il proprio talento, costruendo edifici attuali che fanno da contorno ad un centro storico davvero suggestivo. Essa ospita, tra l’altro, uno degli studi di architettura tra i più famosi al mondo, quello di Herzog & De Meuron. Già sorvolando la città in fase di atterraggio, si può osservare dall’alto la magia che essa sprigiona, in un fascinoso alternarsi di tradizione e modernità.

L’aeroporto si trova a pochi chilometri dal centro cittadino, che è raggiungibile in macchina o in autobus in soli circa 20 minuti. Se si sceglie di soggiornare in una struttura ricettiva, al momento del check-in verrà consegnata la Basel Card, che permette di viaggiare gratuitamente su tutti i mezzi del trasporto pubblico e offre l’ingresso scontato del 50% in tutti i musei cittadini.

Per iniziare il tour della città, è bene varcare subito lo Spalentor, la porta cittadina che, una volta attraversata, catapulta nel vivo di un centro storico fatto di case dalle modanature lignee e da importanti tetti a spiovente particolarmente accentuati. Addentrandosi per le strade di questo, ammirando ogni valevole scorcio, non si può non soffermarsi presso: la cattedrale (Munster) ed il suo bellissimo chiostro; la Markplatz, la piazza con il colorato e magnificiente edificio del Municipio (Rathaus) intonacato di rosso, che in maniera camaleontica asseconda le variabili sfumature dei raggi di sole che lo inondano nelle differenti ore del giorno; la Casa Azzurra e la Casa Bianca, eleganti e disciplinate; l’animata Freie Strasse, via prediletta per lo shopping; il movimento perpetuo della fontana Tinguely, prospiciente il teatro, opera di un ingegno meccanico, che si accompagna al labirinto sonoro opera di Richard Serra; il Mulino Gallizian, un antico e caratteristico mulino ad acqua, ed i vicoli caratteristici che lo circondano; il Reno tutto da scoprire, che riserva una vista verso la città contemporanea che sorge ed insorge, e che è possibile attraversare prendendo uno dei famosi battelli trainati da un filo e sospinti dalla corrente; il Kunstmuseum di Basilea, con la sua parte storica e la sua succursale austera e contemporanea. E poi, allontanandosi dal cuore del centro, si trovano: il BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali) di Mario Botta e il vicino e mastodontico Hammering Man di J. Borofsky, una scultura dalle dimesioni ciclopiche; l’Euregio-Geschtshaus di Richard Meyer, intriso di bianco, vetro e linee ortogonali, situato nei pressi del Markthalle, il mercato cittadino dove è possibile gustare specialità provenienti da tutto il mondo. Gli “archefili”, ossia gli appassionati di architettura smaniosi di contemporaneità, proprio come me,  non potranno non dare “un’occhiata” a: lo stadio di St. Jacob, progettato ovviamente da Herzog & De Meuron, che qui giocano in casa, così come l’edificio del Sudpark e la Zentralstellwerk SBB (centro di smistamento ferroviario), tetro ed essenziale; la riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’ex birreria Warteck, dove ad un’edificio industriale si antepone una scala bianca e pungente; l’elegante Torre Roche, dove il bianco si eleva fino a confondersi con le nuvole; il museo Tinguely, progettato da Mario Botta, contornato, ovviamente, da verde, come Svizzera comanda; il Masse Basel, edificio avvolgente dal sapore futuristico, che con le sue cromie ipnotizza chiunque lo osservi e che nel suo cerchio perfetto riempito di cielo riesce a creare uno spazio urbano davvero gradevole, e il Bar Rouge nel grattacielo di fronte, dove è possibile ammirare dall’alto l’intera città (badate bene che è aperto solo dalle ore 17 in poi). Spostandosi in una zona più periferica si può vedere la grandezza del Novartis Campus, dove edifici pensati da archistar internazionali prendono corpo e forma, che è possibile visitare con dei tour organizzati ogni due settimane, ed il vicino quartiere St. Johann che è stato riqualificato di conseguenza. Andando invece verso l’inizio della città, in un diradamento edilizio che sconfina nel verde, ci si imbatte in uno dei musei più belli del paese, la Fondation Beyeler, progettata dal nostro connazionale Renzo Piano, immersa nel verde periferico che circonda la città, ed emersa, almeno così pare, da uno specchio d’acqua in cui, elegante, si riflette.

Last but not least, ecco dove mangiare, sempre in quel di Basilea, qualcosa di buono e di tipico che la Svizzera offre, emulando in parte le nazioni con cui confina: da Kohlmanns, elegante ristorante in pieno centro, è possibile gustare una super farcita Flammkuchen (una specie di pizza svizzera) e un altrettanto super farcito rosti di patate, rigorosamente croccante; da Zum Braunen Mutz, dirimpettaio del ristorante di cui sopra, è possibile mangiare abbondanti e tipici piatti da pub, come salsicce, carne locale, cordon bleau home made e sempre e per sempre il rosti di patate, il tutto accompagnato da buone birre locali, da Safran Zunft per assaggiare la strepitosa fondue bachus, che è della scioglievole carne di vitello cotta a regola d’arte. Altri piatti caratteristici e ben fatti si possono assaggiare da Tibits o da Volkshaus, catene di ristoranti locali dislocati in vari posti della città e di altre città. A colazione potrete trovare ottime brioche ed un discreto caffè in una delle Confiserie Bachmann; per un gradevole aperitivo con vista andate sul sicuro scegliendo il Bar Rouge, come già accennatovi prima. Per tutto il resto c’è il Markthalle.

A meno di un’ora di distanza da Basilea, salendo sul tram 8 della linea urbana, è possibile varcare il confine e sconfinare in Germania, a Weil am Rhein, una piccola cittadina tedesca che ospita una delle pietre miliari degli appassionati di design e di architettura: il Campus Vitra, (motivo scatenante della mia incursione in Svizzera). Qui ha sede infatti, oltre alla fabbrica dove vengono prodotti quegli iconici arredi tra i più famosi al mondo, un vero e proprio spazio espositivo dislocato in vari spazi caratterizzati da un’architettura elevata: la Vitra Haus di Herzog & De Meuron (da notare che questo spazio espositivo è visitabile gratuitamente, a differenza degli altri), il Vitra Design Museum di , il Conference Pavillion di Tadao Ando, la Vitra Fire Station di Zaha Hadid, il Vitra Schaudepot sempre di Herzog & De Meuron, un vero e proprio museo della sedia, dalle fattezze industrial.

Dopo tre giorni densi di meraviglia, è giunto il momento di spostarsi nella Capitale, prendendo un treno di una puntualità che noi italiani ce la sogniamo. E nell’incedere tra una città e l’altra, osservando l’armonia del paesaggio circostante, sembra quasi di essere in una puntata di Heidi, imbattendosi in mucche che pascolano libere e felici ed in pecorelle mai smarrite. Manca solo Peter.

Eccoci arrivare a Berna, città che desta meraviglia nel suo essere ricca di affascinanti contrasti permeati di storia, che è facile cogliere non appena si fuoriesce dalla stazione, nell’incesto tra la moderna pensilina (anche se sarebbe più adeguato chiamarla pesilona) di acciaio e vetro che ripara il piazzale con il capolinea dei bus e l’antica Chiesa dello Spirito Santo, su cui quasi si innesta. Anche qui, come per Basilea, i mezzi pubblici saranno gratuiti se soggiornerete in una struttura ricettiva. La visita della Capitale non può che cominciare dal Barenpark, ossia il parco, con annessa la famosa “fossa degli orsi”, che ospita tre teneri orsi, che con un pizzico di fortuna è possibile ammirare amoreggiare o giocherellare tra erba ed arbusti, tra coccole e agili arrampicate, nonostante il sovrappeso. Attraversando uno dei ponti più panoramici della città, per oltrepassare quel fiume di un azzurro intenso che la spacca in due, si arriva nel cuore del centro storico e si resta stupiti dinanzi alle considerevoli dimensioni del duomo (Munster), sulla cui torre è possibile salire. Da qui, passeggiando, ci si imbatte nella  Kornhausplatz, nella Barenplatz, nel teatro, nella Bundeshaus, il palazzo federale protagonista della grande Bundesplatz, ampia piazza dove bambini educati giocano meravigliati con gli eleganti getti d’acqua che fuoriescono dal pavimento; nella Zytglogge, ossia la caratteristica torre dell’orologio, che segna gli incroci degli assi stradali principali, passando per i viali popolati e popolari di Kramgrasse e Marktgrasse, pullulanti di colorate fontane scultoree; nei ponti con molteplici punti panoramici che congiungono la città vecchia con la parte più nuova. Se avanza del tempo da dedicare alla cultura, è d’obbligo visitare il Kunstmuseum di Berna. Per rilassarsi, magari allo scoccare del tramonto, risulterà gradevole una passeggiata con andamento più che lento nel Rosegarten, ossia il giardino delle rose, che tra aiuole rigorose e verde accurato, offre una vista panoramica mozzafiato sullo skyline antico della città, essendo collocato su di un lotto elevato.

In una periferia colma di verde e di silenzio si trova, perfettamente in armonia con il rilassato e quasi illibato contesto che lo circonda, lo Zentrum Paul Klee, un polo museale di studio e di cultura dell’artista svizzero-tedesco di cui porta il nome, progettato dal celeberrimo architetto italiano Renzo Piano, che con la sua sensibilità da progettista naturale è riuscito a captare l’essenza del luogo, agendo in maniera chirurgica in questo paesaggio naturale, grazie alla realizzazione di una costruzione che nasce dalla terra, che in essa si nasconde e si fonde, integrandosi con discrezione.

Dal punto di vista gastronomico, Berna offre ottimi spunti e spuntini. Si possono gustare deliziosi formaggi ed una meravigliosa fonduta di questi da Lotschberg, in un ambiente giovanile dal sapore vintage; si può mangiare cibo tipico e non, come hamburger (consigliatissimo quello di pesce) e insalatone da Altes Tramdepot, con vista incantevole sul cuore della città e con in sottofondo gli schiamazzi degli orsi che si divertono nel parchetto sottostante, perchè qui la gente non schiamazza, ricordiamolo; si può divorare un veloce, gustoso ed economico hamburger da Kung Fu Burger, ex ristorante cinese, con ancora l’aspetto da ristorante cinese, convertito in un friendly burger bar da ragazzi giovani ed intrapendenti. Di fronte si trova il Turnhalle, uno dei locali più giovanili di Berna dove bere birre o cocktails di qualità in tranquillità, dal tramonto all’alba (quasi), ascoltando buona musica e godendo di un delizioso spazio esterno dal profumo di hipster. Specializzato in ottime birre locali e artigianali è anche Barbiere, localino dal fare e dall’aspetto retrò che tanto ammalia. Se è weekend allora il brunch sorge spontaneo, ed un ottimo e goloso brunch con vista è possibile ordinarlo al Rosegarten Cafè, situato nel bel mezzo del Rosegarten, con un punto di vista panoramico mozzafiato sull’intero centro di Berna. Per assaggiare una leccornia in stile bernese, sia essa cioccolato o pasticcino, bisogna entrare nella Confiserie Eichenberger, dove lo stupore sarà fomentato dall’acquolina. Per sfamarsi con brioche appena sfornate a colazione bisogna dirigersi da Ass-bar-Bern, un piccolo forno-pasticceria situato nella via più trafficata del centro.

Poi però c’è l’altra faccia della medaglia: Ginevra. Spostandoci, sempre in treno, verso il sud del paese, ecco che la Svizzera francese accoglie i visitatori non più con il metodico ordine tipico del nord, ma con un caos vissuto che si mescola a rumori internazionali, a calore umano, a sorrisi di colore diverso, ma anche ad un accenno di degrado che fa capolino tra architetture naif senza infamia e senza lode. Per i mezzi pubblici vale lo stesso discorso fatto per le altre città, e cioè i turisti che soggiornano in una struttura ricettiva potranno usufruirne in maniera del tutto gratuita.

La cosa più impattante della città è l’imponente ed attrezzato lungo fiume, che tra un lungo percorso pedonale e delle incursioni di aiuole ben curate, offre una vista sulle barche ormeggiate e sul modesto skyline della città. Percorrendolo è possibile ammirare in ogni sua sfaccettatura, l’esile e prorompente Jet d’Eau, un rivolo d’acqua slanciato che con potenza si protrae verso il cielo. Di fronte, sul lato opposto della sponda, si estende un molo che ospita la spiaggia più frequentata di Ginevra: Les Bains de Paquis, una sorta di stabilimento balneare con docce, camerini, area relax e spa, e bistrot annesso. Passeggiando per le vie del centro storico, tra piazze, piazzette, salite e discese, l’attenzione verrà sicuramente catturata da l’ Hotel de Ville, dall’affascinante e frammista cattedrale di S. Pietro, dalla Basilica di Notre Dame, dalla chiesa ortodossa con le sue eccentriche note dorate, dai giardini inglesi ed il famoso orologio fatto di fiori, e da tutti i grandi parchi che contaminano la città. Dirigendosi più a nord, verso la piazza delle Nazioni Unite, si viene accolti dalla Broken Chair, una scultorea sedia rotta che si erge in tutta la sua grandezza sulla piazza, forse la cosa più eclatante della città.  Sempre collocato a nord, ma dal lato opposto, si trova il gradevole quartiere di Petit Saconnex. Un edificio di qualità risulta essere il MEG (Museo Etnografico di Ginevra), una delle poche opere di architettura contemporanea della città.  Se si visita Ginevra, non si può non visitare la sede del CERN, con l’imponente Microcosmo in cui è possibile entrare in maniera del tutto libera e gratuita, per capire qualcosa di più dell’affascinante mondo che con costanza si dedica alla ricerca scientifica sulla materia.

I posti consigliatissimi dove mangiare sono: Cafè du Soleil, dove è possibile gustare un’ottima fondue di formaggio svizzero, a prezzi tra l’altro contenuti per essere in Svizzera; Il Relais de l’Entrecote, per mangiare della buona carne in compagnia di una tipica e saporita salsina e di un conto salato per la quantità effettivamente ingerita, La buvette des Bains de Paquis, una sorta di tavola calda sul lago, precisamente sul molo dove è collocata una delle spiagge predilette della città, dove in un’atmosfera fresca, rilassante e senza pretese è possibile mangiare, a prezzi contenuti, un ottimo e colorato piatto del giorno, pesce, carne o fondue.

Dopo questa scorpacciata di cibo, di architettura e di natura, è giunto il momento di ripartire. Anche l’aeroporto di Ginevra ha una posizione abbastanza abbordabile, trovandosi a circa trenta minuti dal centro cittadino, ed è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, come il bus 10.

Ecco perchè vale la pena visitare la Svizzera, una Svizzera che non ti aspetti.

( Per geolocalizzare i luoghi citati, come una buona parte di pasticcerie, pizzerie e ristoranti, visita la pagina del blog MYMAPS )

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