#BOHEMIANRHAPSODY: BREVE RECENSIONE SENZA PELI SULLA LINGUA DEL FILM DELL’ANNO

Va ora in onda nelle sale della maggior parte dei cinema italiani uno dei film più attesi dell’anno, già campione di incassi al botteghino, spasimato dalla miriade di fans di una delle band che hanno fatto la storia della musica globale: quel film è Bohemian Rhapsody e questa band altro non sono che i Queen.

Un film per tutti gli amanti dei Queen e per quelli che, dopo aver visto il film, lo diverranno. Un film per chi ama la musica, in ogni sua specie. Un film per quelli che tutte le volte che odono una canzone dei Queen non resistono alla tentazione di cantarla, che dico, di urlarla a squarciagola. Un film per quelli che hanno il pelo irto ogni qual volta sentono le note dell’intro di Bohemian Rhapsody, canzone che si è confermata leggenda, che è divenuta titolo del film biopic sulla band e che si è aggiudicata il titolo di brano più ascoltato in streaming di sempre.

Un film che racconta la genesi di una delle band internazionali più famose di sempre, a partire dagli arbori degli anni ’70, con un’imprecisa fedeltà, soffermandosi puntigliosamente sulla vita di Freddy Mercury, quella straordinaria seppur breve vita.

Diretto da Bryan Singer, è interpretato, tra i tanti, dall’enigmatico Rami Malek, attore protagonista nei panni del mitico Freddy Mercury. Noto per la magistrale interpretazione del nerd sociopatico su cui si incentra la serie Mr. Robot, l’attore in Bohemian Rhapsody interpreta il ruolo del frontman dei Queen con una spiccata somiglianza fisica ma con una forzata caricatura di gesti, espressioni e sensazioni che perdono di naturalezza e fanno celare sulla sua interpretazione delle ombre che macchiano la sua presuntuosamente indiscussa bravura; ombre che tra l’altro vanno ad oscurare anche le interpretazioni degli altri componenti della band, che risultano inquinate da un pizzico di scialba apatia rispetto alla vitalità del vigore del reale protagonista che risulta essere solo e soltanto Freddy Mercury.

La sceneggiatura immediata si intervalla a strofe più o meno lunghe delle meravigliose e più famose canzoni della band, che vengono suonate, cantate e riprodotte con un’energia così coinvolgente che vien voglia di issarsi in piedi sulle poltrone della sala cinematografica e ballare e saltare e cantare a voce alta, altissima.

Il racconto dei fatti, tra scaltra ironia e ispida veridicità, è talvolta divertente talvolta struggente, ma sempre toccante, così toccante che si fa una fatica abnorme a trattenere le lacrime.

L’apice emozionale si raggiunge nella quanto più fedele riproduzione del pazzesco Live Aid nel 1985: i Queen conquistano il palco, la folla, il mondo e regnano come sovrani indiscussi il panorama musicale dell’epoca.

Rude e ovattato. Intenso e rilassato. Esagerato e fedele. Drammatico e romantico. Riflessivo e sognatore.

Trama incalzante. Fine insipida. In parole spicciole l’enfasi di una leggenda.

La cosa migliore del film? Aver fatto tornare in voga con foga le canzoni dei Queen alla radio!

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