TRE #LIBRI BREVI MA INTENSI

Quale modo migliore di trascorre avanzi di tempo libero [ e in questo periodo di reclusione forzata tra le mura domestiche mi pare di capire che ce ne siano tanti… ] se non quello di leggere un buon libro? Piacevole antidoto alla voglia di evasione, balsamo per l’anima e nutrimento per le conoscenza, ci distrae, ci riempie, ci rispecchia, talvolta ci mette in discussione, ci ammonisce. Ecco tre libri brevi ma intensi, di facile lettura, adatti ad essere divorati in pochi giorni, che fanno riflettere, svagare, acculturare:

• MANCARSI | Diego De Silva

È il primo De Silva che leggo, autore che ho sempre un po’ scansato e sottovalutato in quanto mi sembrava un tantino commerciale dato quell’essere propinato un po’ troppo in ogni libreria in cui io mettessi piede. E devo dire che mi pento di questo pregiudizievole tempo perso, in quanto si è dimostrato un autore scaltro e piacevole, con una scrittura intensa e scorrevole, pregna di riflessioni e di quegli aforismi che ci fanno vacillare l’anima. Mancarsi ha un titolo mai così attuale come in questi giorni: ci mancano le persone che se ne sono andate per sempre, quelle vicine eppure lontane, e pure quelle che non abbiamo incontrato mai. Come nel caso dei protagonisti del racconti, che conducono due vite parallele che scorrono all’unisono lungo due direzioni affini e che, come due rette parallele, non si incontreranno mai, forse. Un uomo, una donna e un bistrot; due storie d’amore naufragate e un’apprensione verso un futuro fatto di sentimenti; due destini che battono all’unisono come due cuori innamorati e un’indagine introspettiva che scava nel profondo.

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| È piuttosto volgare, il buon senso. Abbassa il livello delle aspirazioni, valuta le possibilità di successo e soprattutto quelle di fallimento, calcola. Il coraggio, la sincerità e l’istinto non hanno nessuna possibilità di resistergli, se gli dai il tempo di organizzarsi e preparare la controffensiva. L’impulso che ci spinge a cambiare, il vento che rovina, non ha quegli argomenti, anzi spesso non ne ha affatto. Non si lascia corrompere da ragioni di convenienza e non pretende di avere ragione. Propone scelte estreme e irresponsabili e non promette risultati. Possiamo assecondarlo o sopprimerlo, prenderlo o lasciarlo, dire sì o no.È questo il bello. |


• LA CREPA | Claudia Pineiro


Un architetto di mezza età frustrato nel lavoro così come nella vita famigliare, ordinario e abitudinario, si trova coinvolto in un accadimento spiacevole e compromettente che riguarda lo studio di architettura in cui lavora da sempre. La crepa è non solo il titolo, ma anche l’elemento cardine di ogni avvenimento, in senso lato, in senso metaforico e anche, e soprattutto, nel vero senso della parola. La crepa è quella fessura che irrompe in una vita come tante, in un’esistenza piatta, in una parete di un appartamento che riserva sorprese. Squarcia, sgretola, distrugge, sino a divenire inganno. Inganno che si impersonifica con il capo, con la collega, con una giovane donna, con un impostore. Un giallo blando e senza pretese ambientato in una Buenos Aires fatta di cemento, di inganni e di apparenze con un risvolto psicologico: il riscatto di un uomo estremamente normale.

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| Può essere una predisposizione che alcuni di noi hanno a lasciarsi travolgere da cose che ad altri passano di lato senza lasciare traccia? |

 

• MALEDETTI ARCHITETTI | Tom Wolfe

Per gli addetti ai lavori (progettuali ed edilizi, s’intende), per chi è appassionato di architettura e design, ma anche per quei profani in procinto di affidarsi alle mani di un architetto per una progettazione qualsiasi, ecco un libro istruttivo, evocativo e lungimirante, che rende noto e spiattella con culturale sarcasmo e con quella saccenteria presa in prestito dagli architetti appunto, cosa bisogna aspettarsi quando ci si affida nelle mani di un architetto. Dal Bauhaus a casa nostra, risulta veritiero per certi versi, discutibile [ molto ] sotto altri aspetti. È comunque un excursus, nonché un refresh della memoria a riguardo, dell’evoluzione dell’architettura moderna e contemporanea fatto da un occhio critico e giornalistico.

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| Vidi una volta i proprietari di una tale dimora vacillare sull’orlo dello smarrimento dei sensi a causa di tutto quel biancore e leggerezza e sottigliezza e pulizia e nudità e levigatezza. Bramavano disperatamente un antidoto, qualcosa che desse intimità e colore. Tentarono di sommergere i sofà sotto una valanga di cuscini di seta dai colori più ribelli e festosi immaginabili. Ma l’architetto tornò [ torna sempre, come un assassino sul luogo del delitto ] e implacabile li redarguì, li svillaneggiò e fece sparire quelle care cosine multicolori. |

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