#2019: QUEL TIRARE UN PO’ LE SOMME CON SE STESSI

Il 2019 mi ha regalato tanti dubbi e poche certezze. Un lavoro più o meno nuovo, comunque diverso. Una nuova città in cui ritrovarsi a vivere e nella quale mai e poi mai avrei pensato di viverci. Una casa nuova, tutta (più o meno) mia, in cui sentirmi a mio agio. Piccoli progetti per grandi persone. Ambizioni talvolta stagnanti. Quel tirare un po’ le somme con me stessa. Viaggi, verso nord e verso est. Lo splendore del nord tedesco sotto la coltre di un freddo cielo invernale. Una Milano con un Salone del Mobile e con un Fuori Salone fuori di testa. L’emozione così toccante del monte Fuji visto dall’oblò di un aereo in fase di atterraggio, così nitido seppur così ovattato, che era proprio così come lo avevo sempre immaginato. L’esuberanza che mi ha messo in circolo il Giappone, insieme allo stupore, alla meraviglia e a quella lungaggine di ricordi che faranno sempre vibrare le corde del mio cuore. Una lunga serie di libri letti ambientati nel Sol Levante che hanno come suggellato la magia ivi vissuta. Ancora libri, questa volta ambientati altrove, ma comunque bellissimi. Amici che vanno e amici che, per fortuna, come sempre restano. Distanze che sembravano insormontabili ma che alla fine si sono rivelate un soffio. La solita rimpatriata con i miei colleghi dell’Università, questa volta sullo sfondo di un matrimonio da favola immerso nel verde della campagna marchigiana. Il nord della Puglia in avanscoperta nei miei day-off estivi. La magia di Praga con i 39 gradi all’ombra in un luglio afoso anche al nord. Un’estate stranamente lavorativa. Tanta nuova musica. I concerti indie, quelli rock e quelli pop, in abbondanza, balsamo per le orecchie e per la mia felicità. Incursioni di street art. Il Jova Beach Party, che non si può poi proprio definire un concerto, ma piuttosto l’evento dell’anno, quello fatto da uno spettacolo a tutto tondo dove si alternano artisti di vario calibro e dalle varie sfaccettature e dove lui, sir Jovanotti, ha cantato, suonato e saltato per più di 4 ore di fila senza fermarsi mai, senza stancarci mai. Le ferie di metà settembre. La Grecia, ancora lei, con la magia dell’Acropoli su cui volevo fare le capriole da tempo e le cupole azzurre così ammalianti di Santorini. La moussaka fatta a regola d’arte. Un mare forza nove che incuteva terrore. Tanti imprevisti. Il fascino troppo flebile di Tirana. Il mio mare tra il tranquillo tepore di ottobre. Lo yoga, sempre lui, che cura l’anima, e cazzo se è vero. I rayban meteor che sono di nuovo tornati sul mercato. Tante persone nuove e belle, e tante altre che bah. Quelli amici che rivedi un paio di volte l’anno eppure è come se non vi foste divisi mai. Le solite Superga bianche che si sporcano appena due ore dopo il loro ennesimo lavaggio. Nuove frontiere. Lubiana e l’incanto del lago di Bled. La sorprendente sorpresa che ha portato in serbo la Romania con la sua Timişoara che ha abbondantemente superato le mie aspettative. Gli abbracci spontanei di mio nipote. Un’estate troppo calda, e un inverno troppo caldo pure. Architetture che annebbiano la vista. Tanti sogni, per ora ancora nel cassetto, che dovrebbero spiccare il volo. Nuove consapevolezze, come quella che “chi non rischia la gioia ha già preso il rischio di essere triste”. Al contempo una minore porosità alle emozioni. Errori e azioni azzeccate. Tanti cambiamenti. E una sfilza di accadimenti che ovviamente non mi ricordo.

Non per guardare indietro, perché si sa che bisognerebbe guardare sempre e solo avanti, senza rimuginare, senza rimorsi, senza rimpianti, ma pare che dal passato si impari.

E l’inizio del nuovo anno è un po’ un tirare le somme con quello passato e, non da meno, con se stessi.

Mi raccomando però: non siate troppo severi.

Buon nuovo anno!

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