#VARSAVIA: UNA BELLEZZA IMPREVISTA

In molti, che dico, anzi in troppi, mi avevano sconsigliato di visitare Varsavia perché “tanto fa schifo” o “it’s so ugly”. Io invece, come quasi sempre, ho deciso di seguire il mio istinto e venire a dare un’occhiata nella capitale polacca. E debbo dire che ne è valsa davvero la pena! Varsavia serba un centro storico ricco di colori, vette, bellezza.

Perchè Varsavia è una città che guarda avanti, che ha dovuto farlo e che continua a farlo, con sommo gaudio e lampante qualità nella maggior parte dei casi. Dilaniata dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, è risorta, in un non tanto immediato dopoguerra, tra restauro e ricostruzione “come era e dove era” di luoghi emblematici del centro storico e nuova edificazione di edifici contemporanei.

Il centro storico è una sorta di “fake“, o falso storico che dir si voglia, essendo stato quasi totalmente ricostruito dopo la guerra, ma suscita comunque meraviglia nella sua evocazione di un passato degno di splendore. Di fronte a suggestivi edifici colorati si erige il Castello Reale, di cui è possibile visitare i bellissimi ambienti e la collezione esposta, con la sua ampia piazza con al centro l’alta colonna di Sigismondo e da qui, percorrendo la bella via Swietojanska, si arriva alla Cattedrale di S. Giovanni e alla bellissima chiesa accanto che, peccato, non hanno una degna piazza antistante che permetta di fruire di una degna vista di queste due bellissime facciate. Passeggiando per le strade limitrofe, come la colorata via Piwna, a mio avviso la più emozionale di tutta la città, e gli altrettanti vicoli nei dintorni, si giunge al vero cuore della città vecchia, la Rynek Starego Miasta, la stupenda piazza del mercato circondata da deliziose case colorate e caratterizzata dalla statua della Sirenetta, che leggenda vuole che ella visse nel fiume Vistola dando fastidio ai pescatori. Qui i dipinti colorati di artisti locali contribuiscono all’arcobaleno di colori che ospita questa piazza ed una bellissima ed enorme fontana, azionabile con una grande leva meccanica, abbevera e rinfresca i numerosi turisti che la solcano.

Proseguendo per la città “vecchia” si può osservare la chiesa di Nostra Signora della Grazia, il Barbacane, ossia una parte della fortezza e delle mura che delimitavano il preesistente centro storico, la chiesa di S. Casimiro, il Museo Nazionale di Varsavia.

Altro fulcro delle valenze storico-architettoniche della città è l’asse della via Reale, che spacca le meraviglie del centro storico, partendo dal castello, e giunge sino a sud, alla residenza estiva dei reali il Palazzo Wilanow. Snodandosi in tre diverse vie, Krakowskie Przedmiescie, Nowy Swiat e Aleje Ujazdowskie, tange nel suo percorso alcuni punti salienti della città come la Chiesa di Sant’Anna, il presidenziale Palazzo Radzwill, l’Università e il Palazzo Kazimierzowski, la Chiesa di Santa Croce e il Palazzo di Potocki, il Parco Lazienk con il celebre palazzo sull’acqua e il monumento a Chopin sino ad arrivare, per l’appunto, al Belvedere di Wilanow, tra palazzi importanti e giardini gradevoli.

La zona nuova invece è caratterizzata dalla piazza della Banca e dall’indaffarato quartiere finanziario, che pullula di grattacieli contemporanei, con la loro trama di vetro e di acciaio, ed è dominato dal Palazzo della cultura e della scienza, il più alto della città sulla cui cima è possibile salire per godere del panorama. Così ad occhio nudo e superfluo, questo palazzo ricorda quasi una copia brutta e ridotta dell’Empire State Building di New York, invece ha semplicemente uno stampo sovietico. Nelle immediate vicinanze si trova il centro commerciale dalla facciata quasi avvenieristica, lo Zlote Tarasy.

Da qui, dirigendosi verso il quartiere ebraico, è possibile arrivare ad ammirare la Keret House, ossia l’installazione di una casa larga, anzi stretta, un metro e mezzo (152 cm nel punto più largo e 92 cm nel punto più stretto), e amplia circa 14 mq, progettata dall’architetto Jakub Szczesny, che vanta il primato di essere l’abitazione più stretta del mondo, e che è stata la casa-studio di un autore israeliano che di cognome fa Keret. Il suo prospetto è una lama quasi impercettibile e la facciata è ridotta ad un’asciutta fessura verticale che si fa spazio fra due alti edifici preesistenti ed appartenenti a due differenti epoche storiche. Nella sua collocazione nel ghetto ebraico, in questo micro lotto di risulta, risiede una buona parte della ragion d’essere di questo piccolo spazio: pare che il proprietario volesse possedere un suo spazio all’interno del ghetto come memoria dei suoi genitori venuti a mancare durante e per colpa dell’olocausto. E’ possibile visitarla solo in determinati weekend.

Spostandosi ad est, lungo la sponda del fiume Vistola, ci si imbatte in un lustre esempio di architettura contemporanea: è il centro della scienza Nauki Kopernik, dove lo spazio pubblico di qualità è il fulcro di tutta l’architettura, di altrettanta qualità, che lo circonda. Limitrofi sono il vicino ed informale Museo di Arte Moderna e la vista sul ponte Swietokrzyski, che mira verso lo stadio nazionale Narodowy. Ad ogni modo tutta la zona nell’intorno è in fermento, in un susseguirsi di cantieri in divenire.

Per vivere i margini della città, oggi sede del fermento culturale, bisogna dirigersi sulla sponda opposta, verso il quartiere Praga (detto anche Praga North e il cui nome sta per bruciare e non per la città di Praga), ossia il distretto che oscilla tra moda ed hipsteria. Nato come sobborgo bruciando l’intera foresta che precedentemente occupava quel luogo remoto aldilà del fiume Vistola, sfuggito ai bombardamenti, un tempo aveva una cattiva reputazione, ma fu riportato in auge dal regista Roman Polanski quando girò ivi il film Il Pianista.

Sempre in zone non proprio centrali, questa volta dirigendosi verso ovest, è possibile visitare un altro esempio di degna architettura contemporanea, il POLIN, ossia il museo della storia degli ebrei polacchi, ed un altro esempio di lodevole spazio pubblico attrezzato, che dico, attrezzatissimo, l’Aleja Sportow Miejskich nel Bemowo district, un parco urbano che si presenta come un genuino mix tra parco giochi e parco sportivo a cielo aperto nel bel mezzo della periferia polacca.

Ma cosa e dove mangiare a Varsavia? Ovviamente i pierogi, fritti o bolliti, ed ovviamente quelli buoni ed abbondanti che fanno da Specjaly Regionalne, nella città nuova, o da Gosciniec Polskie Pierogi,nei pressi del Barbacane. E poi ancora zuppe e stufati di carne. Il gelato invece è da provare più che per il suo sapore per le sue dimensioni che eccellono in altezza, in uno dei vari bar o chioschi del centro storico.

I prezzi sono molto contenuti, sia per mangiare che per dormire, nonostante ci si trovi nella capitale, forse perché l’Euro è bandito e lo Zloty, che vale poco meno di un quarto di Euro, è la moneta nazionale. Un weekend è sufficiente per visitare le maggiori attrazioni della città (anche se in realtà io, con la mia frenesia, l’ho girata in lungo e largo in un sol giorno, tralasciando alcuni luoghi nevralgici ma periferici) e per capacitarsi che Varsavia è di una bellezza imprevista.

( Per geolocalizzare i luoghi citati, come una buona parte dei ristoranti, visita la pagina del blog MYMAPS )

12 Comments

  1. Non sono ancora stata a Varsavia anche se mi piacerebbe… leggo che il centro è stato ricostruito post conflitto bellico, quindi sembra un po’ finto. Però mi sembra di capire che abbiano anche saputo come sfruttare e valorizzare certi spazi: l’idea del POLiN mi sembra bella! Comunque vorrei andare a Varsavia solo per provare, il Lody, quel buonissimo gelato gigante!

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  2. Fa rabbia pensare che per colpa dei bombardamenti tante città siano state costrette a ricostruire centri abitati secolari. Varsavia a me l’hanno sempre consigliata. Ovvio che non è una metropoli ma una cittadina che però ha saputo rialzarsi e regalarci scenari autentici! 😀

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  3. Non sono mai stata a Varsavia e sinceramente è una meta che anche nel mio lavoro non mi è mai Stata richiesta 😱 e che quindi non avevo mai approfondito. Non immaginavo avesse così tanto da offrire. Una bella Scoperta. Grazie!

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