I 20 ANNI DI #SEXANDTHECITY

Dato che il mio compleanno si avvicina, che l’età incalza e che i 20 anni sono solo un lontano, seppur non tanto lontano, ricordo, mi è venuto in mente, imbattendomi in un post di Instagram che ritraeva una New York piena di luci, sogni e colori, che invece i 20 di anni quest’anno sono stati compiuti da quella serie superlativa, celeberrima e trionfante che è Sex and the city.

Sei stagioni, due film, quattro donne, tanti (troppi) uomini.

E 20 anni. Di sorrisi. Di ilarità. Di libertà di espressione. Di rivoluzione. Di depravazione ma con stile. Di femminismo. Di dating. Di Cosmopolitan. Di migliori amici gay. Di tacchi a spillo. Di scarpe che costano quanto un mese di affitto. Di Louboutin. E di Manolo Blahnik. Di un blog scritto come si deve. Di un MacBook sempre aperto sul tavolino in salotto. Di uova strapazzate a colazione. Di una New York divorata a sgambettate. Di una Manhattan che splende di meraviglia. Di un fiume Hudson che vibra di luce e di stupore. Di Brooklyn.

Di Mr. Big. Di Carrie. E di Samantha, di Charlotte (io, quella ero io), di Miranda. Di influenze. E di influencer senza saperlo di esserlo. Di moda. E di mode. Di figure di merda che lasciano spazio ad una grassa risata. Di reggiseni omessi. Di abbinamenti a casaccio. Di abiti di lusso. Di minigonne. Di borse griffate. Di una cabina armadio da fare invidia alla Ferragni. Di intramontabili rayban a goccia. Di etichette spodestate. Di archetipi. Di frivolezze. Di essere scurrili con nonchalance. Di dollari come se piovesse. Di emancipazione. Di sushi adagiato su un corpo di donna ignudo. Di case rivestite da mattoncini. Di caffè americani sorseggiati lentamente. Di sabati tra amiche. Di sigarette. A volte di canne. Di un cancro al seno superato a botta di abbracci. E di sorrisi. Di graziosi cupcakes da Magnolia Bakery. Di strabordanti tranci di pizza da Ray’s pizza. Di Starbucks a volontà. E di becero cibo cinese per un appuntamento galante. Di Vogue. Di taxi gialli richiamati con un fischio. Di Louis di St Louis.

Di impotenza. E di tradimenti. Di fidanzati che vanno e che vengono. Di a volte ritornano, ma senza l’ “a volte”. Di amicizie che restano. Di screzi. Di scherzi del cuore. Di sesso. Di orgasmi esagitati. Di amore. Di matrimonio, anzi no, che proprio di quello non se ne vuole quasi sapere. Di vibratori. Di imbarazzo, a volte per chi guarda. Di lezioni di vita, in parte di quella vera, in parte di quella che un po’ tutte le donne vorrebbero, o forse dovrebbero, avere.

Di una serie che ha dettato legge nel mondo femminile, con poca discrezione e con tanto coraggio, con poco dramma e con tanto humor, sino a divenire una vera istituzione, sino a divenire la miglior serie di sempre (a mio avviso ed anche a quello di tanti altri).

Che poi più che una serie per me è assimilabile ad un colossal, dato che ogni volta che mi ci metto di impegno a guardare per l’ennesima volta qualche puntata, ci vado giù pesante, guardando almeno cinque puntate tutte d’un fiato.

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