#NonSopporto

DESIGN, FOOD, LIFESTYLE, TRAVELS

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Ciao Darwin, ciao #Barbie

LIFESTYLE

La rivoluzione sta arrivando. Il mondo di Barbie sta cambiando. La bellezza sta cambiando.

Tenetevi forte perchè da marzo 2016 l’ideale stereotipato di allusiva perfezione che, sin dalla nostra tenera età, ci propugnava concetti e preconcetti di una bellezza aleatoria, cede alla realtà e si piega a dimostrare che la bellezza in fondo ha diverse taglie, diverse altezze, diversi colori di pelle e di capelli, diverse sfumature. La bellezza oggettiva, che esula da passibili gusti soggettivi, viene alterata da una realtà non più celata. Ecco che arrivano, con grande stupore e in un estremo ritardo societario, la Barbie curvy (forse troppo poco curvy), la tall e la petite, in varie declinazioni, ma sempre tendenzialmente estremamente fighe, fighette e fighettine.

Non fate studiare #Architettura ai vostri figli

DESIGN

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_ Non fate studiare architettura ai vostri figli. Non ne vale la pena.

Vi ritrovereste con dei figli frustrati, incapaci di relazionarsi con il mondo del lavoro: troppo tecnici per gli artisti, troppo artisti per i tecnici, né carne né pesce, insomma. Se lo fate per il prestigio, meno che meno. Non esiste categoria più bistrattata, sfottuta, derisa: dai padroni di casa, dagli imprenditori edili, dai muratori, dagli ingegneri, dai geometri.
Un incubo.
Tanto ve lo dico subito, il lavoro (di architetto intendo) non lo trova. A meno che non abbiate la pazienza infinita di vederlo leccare i piedi nello studio di qualche affermato professionista per anni. Per dodici-sedici ore al giorno: a tirare linee, a disegnare sempre e solo scale di sicurezza o pozzetti d’ispezione, e tutto gratis o per un ridicolo rimborso spese. Tutto questo per poter mettere sul curriculum, dopo essere stato spremuto come un limone, di aver lavorato per lo stimato professionista. Che non serve a nulla.