Regala un #libro

Sommersi dall’era digitale in cui viviamo, sopraffatti da una realtà virtuale che ingloba vizi e virtù umane e ci spinge a distaccarci sempre più da cose ed emozioni tangibili, resta immune da questo cambiamento epocale solo una domanda che in questo periodo dell’anno torna ad ammorbarci: “Cosa regalo a Natale?”.

Che sia un lui o una lei, il tuo lui o la tua lei, un amico, un parente o un conoscente, c’è solo un modo per “andare sul sicuro” e donare a chi ci sta più a cuore una cosa che non passa mai di moda, sebbene negli ultimi anni sia stato denigrato e surclassato da tablet, Kindle e serie TV: un libro! È ora di voltare pagina, nel vero senso della parola. È tempo di regalare un oggetto che dona emozioni, cultura e conoscenza, rispolverando tra l’immaginazione concreta di ognuno di noi.

Di seguito una selezione di dieci testi degni di nota, da classici datati e indiscussi a scritti contemporanei che strizzano un occhio alla letteratura di oggi, di ieri e di domani.

1984 | George Orwell

Un avveniristico romanzo che racconta di un mondo utopico e dispotico, ad ogni modo probabilmente possibile. Un mondo diviso in tre immensi superstati, l’Oceania, l’Eurasia e l’Estasia, in perenne conflitto tra di loro. Un mondo dove si subisce un costante controllo dall’autorevole autorità del Grande Fratello, che vigila e governa, tra comando e divieti. Un mondo dove “la storiae era un palinsesto che poteva essere raschiato e riscritto tutte le volte che si voleva.”. Un amore discreto, seppur ribelle e oltraggioso, che coinvolge il protagonista, è l’unica arma a disposizione per lottare ed aspirare alla conquista di un briciolo di umanità.

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“Per la prima volta si rese conto che chi vuole tenere un segreto deve celarlo innanzitutto a se stesso. Deve sempre sapere che è lì, ma finché non sia indispensabile, non deve farlo affiorare alla coscienza in una forma alla quale sia possibile conferire un nome. D’ora in avanti non doveva limitarsi ad avere pensieri corretti, doveva sentire in maniera corretta, sognare in maniera corretta. E doveva tenere il suo odio serrato come un globo di materia che fosse a un tempo parte di lui ed estraneo a lui, come una specie di cisti.”

LA VEGETARIANA | Han Kang

Il titolo è riduttivo. Tra le pagine di questo libro viene raccontata la metamorfosi di una semplice, pacata ed onnivora donna coreana, in una vegana fuori dal comune. L’input ad un’esistenza dapprima vegetale, poi vegetativa, scaturisce da un sogno. Visioni oniriche, laceramento delle convenzioni, brama di restrizioni, contagiano anche le persone vicine alla protagonista. Incubi, realtà e fantasia si intrecciano nella trama avvincente e ben scritta. Un testo concitato, che incalza nel mezzo ma diviene scialbo verso la fine.

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“Qualcosa si è bloccato all’altezza del plesso solare. Adesso è perennemente conficcato lì. Lo sento sempre anche se ho smesso di portare il reggiseno. Un grumo formato da urla e gemiti aggrovigliati, intrecciati tra loro uno strato dopo l’altro. È per la carne. Ho mangiato troppa carne. Le vite degli animali che ho divorato si sono tutte piantate lì.

IL CONDOMINIO | J. G. Ballard

Il libro è ambientato all’interno di un condominio londinese, situato in un avanguardista grattacielo di quaranta piani e di mille appartamenti, incubatore di vita, usurpatore di socialità. Il racconto oscilla tra fantasia ed utopia, tra finzione e dura realtà, in una gerarchia di piani che trasmuta in una gerarchia sociale. L’architetto progettista osserva compiaciuto, subisce, perisce.

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“Gli dava fastidio parlare, con Charlotte o chiunque altro, perché gli sembrava che le parole riempissero le cose dei significati sbagliati.”

L’ AMORE AI TEMPI DEL COLERA   | Gabriel Garcia Marquez

L’amore platonico, aleatorio, unidirezionale, e l’amore carnale, tangibile, quotidiano, colorano il racconto di un’epoca e di una terra d’Oltreoceano. Una storia d’amore e di speranza, che corre parallela alla cronaca del mondo di quel tempo, ammalia, per realismo e sentimentalismo, anche i cuori più saldi. Il tutto espresso con un testo corposo e succulento, che rende romantico un romanzo sempre verde.

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“Qualsiasi cosa sua le provocava il pianto: il pigiama sotto il guanciale, le pantofole che le erano sempre sembrate da infermo, il ricordo della sua immagine che si spogliava in fondo allo specchio mentre lei si pettinava per coricarsi, l’odore della sua pelle che avrebbe persistito sulla sua a lungo dopo la morte. Si fermava a metà di qualsiasi cosa stesse facendo e si dava un colpo con la mano sulla fronte, perché all’improvviso ricordava qualcosa che aveva dimenticato di dirgli. Le venivano in mente di continuo le tante domande quotidiane a cui solo lui avrebbe potuto rispondere. Una volta lui le aveva detto una cosa che lei non riusciva a concepire: gli amputati sentono dolori, crampi, solletico, alla gamba che non hanno più. Così si sentiva lei senza di lui, sentendolo dove non c’era più.”

MEMORIE DI ADRIANO | Marguerite Yourcenar

La straordinaria vita dello straordinario imperatore romano, intrisa della sua raffinata e poetica filosofia, raccontata da una scrittrice francese dei giorni nostri. Sublime storia d’altri tempi che diviene attuale come non mai tra le pagine di questo libro. Enfasi e minuzia di particolari incedono lente ma agguerrite, spalleggiate da un linguaggio sovente aulico, che dona un tocco di magia ad uno scritto storico.

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“Rimpiangerei non già Roma in se stessa, ma l’atmosfera del luogo ove si fanno e si disfanno continuamente le vicende del mondo. Al confronto con quel mondo dall’azione immediata, la dolce provincia mi sembra sonnecchiare in una polvere di idee già respirate.”

ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO | Marco Missiroli

Un testo audace esplicita i pensieri impliciti che dilaniano la mente del protagonista. La scrittura languida, che vibra e libra, fatta come è di frasi auliche e pensieri sconci, si anima di scorci parigini e di passeggiate milanesi, di erotismo e di preoccupazioni. Un fremito di parole, che scivolano dense verso un prematuro modo di amare, defraudato a tratti dai sentimenti. Un pizzico di piccante infonde piacere e lenisce temi seri e seriosi.

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“L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento.”

NEVE | Maxence Fermine

Un racconto di un bianco candor, come la neve, musa ispiratrice di questo libro che decanta la bellezza, sia essa donna, sia essa arte, sia essa, nella fattispecie, poesia. Frasi delicate, brevi, fiabesche narrano la storia di un giovane poeta giapponese, dedito all’arte intesa come anelito d’amore. Una favola limpida e atemporale che fuoriesce dalla penna di un bravissimo scrittore francese in grado di trasportare il lettore direttamente in Giappone.

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“La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri. Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio. Ha un nome. Un nome di un candore smagliante. Neve.”

• L‘ ARMINUTA | Donatella di Pietrantonio

L’Abruzzo di qualche anno fa, quello rude e scabro, come la terra che lo accoglie, fa da sfondo ad una storia di famiglie che si confondono sulla base di un’adozione taciuta. La protagonista, figlia di due madri, una biologica, l’altra fittizia, perde la cognizione della parola madre. L’ arminuta è così costretta a scivolare dall’agio al coraggio, passando dall’affettuoso comfort della famiglia agiata che l’ha cresciuta, allo scabroso disagio della famiglia povera che l’ha partorita. L’affetto per la sorella “ritrovata” la sospingerà verso il futuro. Parole ben composte che decollano verso una scrittura intima e lodevole. Il finale perde quota.

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“Non hai colpa se dici la verità. È la verità che è sbagliata.”

LA NEVE SE NE FREGA | Luciano Ligabue

Non abbiate timore di leggere un libro scritto da uno dei cantautori italiani più indiscussi e discussi di sempre. Non abbiate pregiudizi. Questo libro narra di una società prestabilita e video sorvegliata, dove si nasce vecchi e si muore giovani, dove è tutto scritto. E narra di un amore forte, dove il destino programmato e controllato della coppia coniugata e protagonista si accavalla alle emozioni che, ahimè, non sempre si riescono a tenere sotto controllo. Una storia forte, raccontata da una scrittura fresca e fluente, attuale e poetica, come solo il Liga può fare. Una rivisitazione in chiave più contemporanea del romanzo di Orwell, solo che qui si va avanti con gli anni, dato che non siamo più nel 1984 ma nel 2166.

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“Ti conosco così bene che ognuna delle tue reazioni l’ho prevista e poi l’ho vista fastidiosamente capitare.”

NOVECENTO | Alessandro Baricco

Il modo di scrivere di questo personaggio poliedrico dello scenario culturale italiano ammalia ed avvince, coinvolgendo il lettore anche in questo libro-monologo scritto per il teatro, per la vita. “Un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce.”, così Baricco definisce questo libro, che racconta la vita leggendaria di uno straordinario pianista, nato e cresciuto sull’oceano, in equilibrio sulle onde di un piroscafo che faceva la spola tra Europa e America, senza mai metter piede sulla terra ferma. La scrittura sublime, tersa, fulminea, fa si che la lettura avvenga in un sol boccone. Tra l’altro il film di Tornatore “La leggenda del pianista sull’oceano” è stato tratto da questo racconto.

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“Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto. Così diceva: quello che vedranno.”

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#NonSopporto

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Il caffè in vetro. Lo zucchero nel caffè. Il caffè in ghiaccio senza latte di mandorla. La moka da lavare. Il letto da rifare. La guancia sgualcita dal sonno. Chi si azzarda a rivolgermi la parola prima del mio primo caffè mattutino. Il cappuccino tiepido. La televisione accesa mentre si dorme. Il cellulare lasciato a caricare mentre si dorme. Il cellulare acceso mentre si dorme. La sveglia dell’IPhone che si rifiuta di suonare se il telefono è spento. Il volume della TV troppo alto. Il doppio cuscino. Le lenzuola di flanella. I soprammobili. L’asciugamano attorcigliata in bagno. Il tappo del bagnoschiuma aperto. La tavoletta del wc alzata. Il rotolo di carta igienica terminato. L’acqua del rubinetto che scorre mentre si spazzolano i denti. Il tubetto del dentifricio ripiegato. L’accappatoio bagnato posato sul letto. I piatti di plastica. I tovaglioli di stoffa. Le tovaglie. Una bocca estranea a me che beve nel mio bicchiere. Il ticchettio dell’orologio mentre provo, invano, a dormire. Il ronzio dell’aspirapolvere. Le sonorità di un phon. Chi strilla quando parla. Chi alza subito il tono di voce. Coloro che non ti guardano mentre parli loro. Oziare nel letto senza dormire. La gente pigra. La gente che non viaggia. La mancanza di curiosità. Gli immuni alla cultura. Le persone a dieta. Le persone litigiose. Gli invidiosi. I bugiardi. La gelosia. Chi ha il doppio cellulare. Chi non compra libri, chi non legge libri. La prima fila al cinema. Chi salta la fila. Chi chatta su whatsapp al cinema. Chi usa il cellulare mentre guida. Gli uomini che spengono la radio quando parcheggiano. Il tutto esaurito al concerto dei Coldplay. Le persone esaurite. Chi non si siede al proprio posto assegnatoli ad un concerto all’Olimpico. Chi odia il teatro. Le poltrone del teatro talmente alte che mi penzolano le gambe. I fotografi che si lasciano sopraffare dal fotoritocco. Le emoticons su volti fotografati di bambini piccoli. La radio che passa sempre le stesse canzoni. La pubblicità dì Spotify. Chi non consacra le feste. Gli asociali. I compleanni in cui si paga alla romana. I permalosi. Chi, anche solo inconsapevolmente, mi ruba la penna. Chi si intasca l’accendino. Chi sotterra le cicche nella sabbia. Chi getta le carte per terra. Chi posa le borse per terra. Gli incivili. Gli impliciti. Le amicizie di circostanza. Il profilo di Instagram privato. Chi ha mai anche solo pensato di comprare followers su Instagram. Chi nasconde le amicizie dal proprio profilo Facebook. Chi mi vieta di sbirciare il proprio profilo Facebook. Il mio amico di Facebook che non mi saluta. Il profilo di coppia su Facebook. L’amica o l’amico che quando si fidanza puff: sparisce. Le canzoni di Clementino. L’ultimo album di Ligabue. La puzza di sigarette. Il tanfo di sudore. L’odore della candeggina. Il sapore del coriandolo. L’alito al mattino. Il rumore dei respiri durante una lezione di yoga. Il seitan. I funghi secchi. L’insalata in busta. L’avocado acerbo. Le banane mature. Coloro che camminan nel bel mezzo di una carreggiata, ignorando i marciapiedi. Il doloroso sellino della bicicletta. I pittbull lasciati liberi. Gli uomini che pisciano per strada. Quelli che sputano per terra. Le approssimazioni. L’assenza di galanteria. La carenza di intraprendenza. Gli addii. L’apatia. Le mail spam. Chi non legge i miei articoli sul blog. Le lampade Seletti. Le serie non aggiornate su Netflix. Gli influencer. I timidi dinanzi a un buffet. Chi non divora gli stuzzichini ad un aperitivo. Il ghiaccio nella Coca Cola. Chi vuole avere sempre ragione. Chi nega l’evidenza. Quelli che “je rode” sempre. Le donne che allattano in pubblico. Le unghie dei piedi senza smalto. Le unghie lunghe delle mani con lo smalto scuro. Lo smalto delle unghie degradato. I graffi sulla stoffa. Lo scontro di una forchetta di metallo con i denti. I dolori mestruali. I brufoli. Barbara d’Urso. Lavorare di domenica. Le torte bagnate con troppo liquore. Chi parla troppo. Chi, invece, parla troppo poco. Gli egoisti. Chi non sa ascoltare. L’ape piaggio che puntualmente avanza lentamente davanti a me, mentre il mio piede destro freme sull’acceleratore perché sono in ritardo. Il sabato sera a casa. La pizza con poca mozzarella. Il prosciutto crudo cotto. I cornetti surgelati. Il presunto cornetto alla Nutella che poi ha dentro una mera e triste imitazione della Nutella. L’olio di palma nella Nutella. Le Gocciole alla nocciola. Il pacco di Pandistelle che finisce subito. I Ringo. La carne di agnello. La carne al sangue. Le cozze crude. Le persone che si accollano. Il pesce surgelato. Il pasticciotto di quel bar a Gallipoli che non è più come una volta. Gallipoli ad agosto. Le lattine di birra. La birra Lambic. Il vino mediocre. L’acqua Levissima. Le borse Michael Kors. La Ferragni. Gli insetti. Il film de I soliti idioti. Il caldo atroce. Le macchine bianche. La musica techno. L’edilizia becera. L’architettura scadente. Le persiane verdi. La spazzatura per strada. Le lenti a contatto. Gli occhiali sporchi. Una donna con i capelli corti. Un uomo con i capelli lunghi. La forfora. I parrucchieri che tagliano i capelli con lo sfilzino. La shampista con la ricostruzione delle unghie che ti scartavetra il cuoio capelluto. Le estetiste indelicate. I capelli grassi. La pelle secca. I gomiti screpolati. I peli sulla lingua. Le commesse che non rispondono al tuo “Buongiorno”. La sauna. La posta pubblicitaria che suona sempre e solo al tuo interno. Il solletico. Gli assorbenti interni. L’idea di partorire. La sabbia nel costume. Il mare agitato. Le persone agitate. I ritardatari. Chi non mantiene la parola data. Chi spiffera un segreto. Chi disprezza il sud. Chi odia il nero. I razzisti. L’accento barese. Il riso scotto. La pasta scotta pure. I profumi troppo dolci. Le camicie senza i bottoni sino al collo. La chiazza di sudore sulle camicie. L’alone del deodorante. L’impronta del mascara sulle palpebre. Chi vive nel passato. Chi pensa troppo al futuro. Chi mi chiede quando mi sposo. Chi mi chiede se sono un architetto di interni o di esterni. Coloro che pensano che un geometra sia più economico di un architetto. Chi mi calpesta i piedi. Chi prova a mettermi in testa i piedi. I tirocini non retribuiti. L’errore irreversibile di Autocad. Il 29 agli esami universitari. Un 110 senza lode. Quel “Le faremo sapere”. L’arroganza. I libri con la copertina rigida. Il calzino che cede. Il calzino spaiato. Le mutande slabbrate. Un uomo con le mani piccole. Un uomo con i piedi grandi. I parcheggiatori abusivi. La sedia appena sotto il ciglio del marciapiede per preservare il parcheggio davanti casa. Il servizio al tavolo non incluso nel prezzo. Una bionda piccola a 5€. Un cocktail a 10€. L’IVA. Alcune leggi italiane. Chi non rispetta le regole. I conti alla rovescia. I conti che non tornano. Il conto in rosso. Gli hotel senza la colazione inclusa. La moquette. Il cameriere di Starbucks che sul mio bicchiere scrive Alice invece di Alessia. Il menú turistico. Le persone poco disponibili. La mancanza di igiene. La mia ipocondria. L’ipocrisia. Un mazzo di chiavi con troppe chiavi. Un portafoglio troppo gonfio. Lo sportello del bancomat temporaneamente fuori servizio. Chi visualizza e non risponde. I letti a castello. I bagni senza finestra. Il termocamino. Il pavimento con le piastrelle disposte in diagonale. Il finto parquet. L’effetto pietra. Una finta cortina di mattoni. Il truciolato di Ikea. I mobili Mondo Convenienza. Chi prende sempre e solo l’ascensore. Chi lascia il portone di casa aperto. Chi si dimentica le luci accese. Il colore del 90% dei palazzi in Italia. Coloro che non vogliono camminare a piedi. I sotterfugi. L’Out of Stock di Zara. I negozi che non hanno scarpe di numero 35. Le persone troppo alte. Gli uomini troppi magri. La violenza. Chi l’ha visto. Salvini. Gli scurrili. Il gelato al pistacchio di colore verde acceso. Le tazze rovinate. Le tazze brutte. Le tazzine di caffè spese del bar che puntualmente ti sbrodola una goccia di espresso sul lembo delle labbra. Le persone frivole. Chi si ferma all’apparenza. Chi pensa solo ad apparire. Chi non si ferma allo Stop. L’aria condizionata troppo fredda. L’acqua da bere gelata. L’acqua della doccia bollente. I presuntuosi. Gli opportunisti. Chi tossisce senza pararsi la bocca con la mano. Le donne senza fazzoletti nella borsa. Gli zaini apposti sulle spalle nella metro. Gli scioperi dell’Atac il venerdì. Gli autisti dell’Atac. Gli automobilisti indisciplinati. Gli uomini che non hanno voglia di guidare. I ritardi di Trenitalia. Un volo troppo costoso di Ryanair. I controlli in aeroporto. Il caldo sulle banchine della metropolitana di Barcellona. La metro deserta di notte a Monaco. Gli scontrosi controllori della metro di Amsterdam. La bicicletta che proprio non riesce a frenare sull’Erasmus bridge a Rotterdam. I topi per le strade di Bruxelles. Il sapore pastoso del latte irlandese. Il latte a lunga conservazione. L’esoso afternoon tea a Londra. Il pesce cotto senza essere sventrato in Portogallo. Trovare chiuso Pierre Hermè a Parigi. Il deterioramento del Superkilen a Copenhagen. Le troppe poche polpette troppo buone in un piatto a Malmö. Le botole nei marciapiedi di New York. Le spiaggia ciottolose della Grecia. La scortesia dei romani. Le rosette senza mollica. L’autobus fuori servizio. Gli sport estremi. I cafoni. Le bestemmie. I prezzi esagerati di una cena in un ristorante stellato. Le borse di Prada troppo costose. Il bodyguard che ti fa sentire in soggezione da Tiffany. Chi mi chiama Signora. Chi mi chiede se sono maggiorenne. Il prezzo di Casabella. La Nespresso che non ha ancora aperto una boutique a Lecce. Le cialde compatibili. Tiger che di aprire in Salento non ne vuole proprio sapere. Le penne blu. Il colore giallo. I denti gialli. Un abito da sposa avorio. La droga. Chi si ubriaca tutte le sere. Chi non esce tutte le sere. Il sole che non tramonta nel mare. La pioggia. L’assistente della prof. di Restauro, bello come il sole al crepuscolo ma, inevitabilmente, gay. Gli omofobi. Gli uomini provoloni. La tristezza che inevitabilmente mi assale la domenica sera. Il lunedì. La mia ansia perenne. Le abitudini. Chi va a cena sempre al solito posto. Il matè. Le superga illibate. La Xylella. La TAP. La TAV. L’alta velocità. Chi disprezza l’ambiente. Chi non contempla la parola riciclo. La margarina vegetale. I film senza lieto fine. Le mie lentiggini. Le mie vertigini. Il mio PC da formattare. L’ordine degli Architetti. La formazione professionale continua. Inarcassa. Le promozioni poco convenienti della Vodafone. Chi dorme troppo. Chi cammina troppo lentamente. Chi parla troppo veloce. La memoria esaurita su ICloud. Chi paga l’abbonamento in palestra e poi alla fine non ci va. Chi non paga l’abbonamento sui mezzi pubblici. Gli scrocconi. Chi butta via il cibo. Chi non sta bene con se stesso. Gli intolleranti. Quel grazie non detto. Il ruttino cacofonico. Le pantofole raso terra. La zanzara che mi fa compagnia durante la notte. I ragni che compaiono in quell’angolo irraggiungibile di muro. Il mio ex vicino di casa che si tagliava le unghie delle mani affacciato alla finestra, di sabato mattina, mentre io facevo colazione. Il sapore troppo forte di uovo in alcune pietanze. Il brodo del sabato a pranzo. Quel monumento in ristrutturazione durante una mia capatina in quella città così lontana. I musei colmi di gente. I cuori cinici. I cuori affranti. I sogni infranti. La noia.

Chi si tedierà leggendo questo post.

Chi si offenderà leggendo questo post.

Chi non sopporta questo post. 

#NonSopporto

#HappyNewYear

Per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio. Ma io la fine non la contemplo. Mi piace pensare e sperare che questo nuovo anno sia un prosequio di quello passato, un unicum in crescita, con risvolti e sviluppi migliori.

Perché il 2015, eccezion fatta di tristi accadimenti e di perdite improvvise, è stato a conti fatti un anno denso, ricco di nuove sfide e di novelli successi. Viaggi, tanti. La laurea, un’altra. Essere Architetto, un sogno che si avvera. Un trasferimento all’estero, si, ancora uno. Nuove amicizie, disparate e multietniche. Nuove avventure. Nuovo lavoro, importante ma estenuante. Il ritorno. La gioia e la nostalgia. Gli amici di sempre, e non. L’amore di sempre, sempre lui. Il sole e il mare. L’Italia, quant’è bella. I libri che non ti abbandonano mai. Nuove ricette e nuove e innumerevoli cene. L’amore delle persone care che profuma ogni cosa. E poi un blog, il mio.

Ecco, vorrei che il 2016 fosse (per tutte/i) così, attivo e reattivo, avventuroso e dinamico, sorprendente e divertente, ma, se possibile, ancora migliore. Perché chi si accontenta gode, ma così così.


Ad maiora, semper!

Buon anno!

#HappyNewYear

#PerchèUnBlog?

Perché se non ce l’hai (un blog), non sei nessuno.

Perché oramai è uno status quo e se magari un giorno aboliranno l’albo degli Architetti (ma magari!), sicuramente questo sarà soppiantato dall’albo delle Blogger.
Perché anche se odio le borse Michael Kors, le Smith e i jeans strappati, ho anch’io un fidanzato “fotografo” che asseconda le mie passioni.
Perché adoro il rosa, i cupcakes, i fiocchi, i cuori e le perle.
Perché non ho una Yankee Candle e non faccio acquisti maniacali su Asos, ma ho anch’io tradito Mr Darcy per Mr Big per poi subire il fascino di Mr Grey.
Perchè Tiffany è stata la mia seconda casa.
Perché anch’io non sarò mai assuefatta da Sephora, Ikea, Tiger, H&M, Zara, Primark…
Perché ho imparato a resistere all’impulso del primo morso per scattare una foto di una pietanza fumante da postare su Instagram.
Perché per gli amici sono TricAdvisor (Tricarico è il mio cognome).
Perchè fa figo hashtaggare una foto con #blogger , #vitadablogger … e chi più ne ha, più ne metta.
Perché non sono figa abbastanza, ma mi gratifica fingere di esserlo.
Perché ho due lauree e mi nutro di libri, ma ho anche un lato profondamente frivolo e femminile.
Perché l’architettura ha dominato la mia vita per anni prosciugando le mie energie ed ora è arrivato il momento di divagare un po’.
Perché la leggerezza (mentale) è il sapore della vita.
Perché l’Insalata Bionda degli albori e la Clio Make Up di sempre hanno creato in me dipendenza.
Perchè Carrie è la mia musa ispiratrice.
Perchè la Lucarelli docet.
Perché da piccola volevo fare la scrittrice.
Perché da grande vorrei scrivere un libro.
Perché credo che sia una vetrina sul mondo.
Perchè non posso esimermi dal dire, sempre, la mia (opinione).
Perché forse, correttore automatico a parte, sarò in grado di scrivere qualcosa che non sia grammaticalmente scorretto, giovando di ipotetiche licenze poetiche.
Perché amo l’ironia, anche se con un pizzico di genuina polemica.
Perché sono un’inguaribile romantica, sognatrice ma con le punte dei piedi per terra.
Perchè esigo un mio piccolo spazio personale, in questo enorme marasma virtuale.
Perché non mi piace espormi ed essere al centro dell’attenzione, ma io ci provo lo stesso.
Perchè una bionda piccola è come il nero: sta bene con tutto.
Perché seguo la moda, ma non troppo.
Perché blogger si diventa.
Perché condividere è (oramai) vita.
E voi perché avete un blog?

 

#PerchèUnBlog?