#NewYork : emozioni e digressioni

LIFESTYLE, TRAVELS

Tombini fumanti. Grattacieli alti. Sole celato. Ombra perenne. Scorci soleggiati. Verde insinuoso. Un rettangolo verde contornato da lati di cemento: Central Park. Strade ortogonali. Linee sinuose. Una linea verde che corre e rincorre la città: l’High line. Traffico umano. Traffico. Disordine. E ordine. Frenesia. E tranquillità. Ridondanza. E diversità. Rooftop. Viste vertiginose. Viste pazzesche. Scorci mozzafiato. Times Square. Luci, troppe. Gente, troppa. Troppo Frastuono. Broadway. Colori accesi. Famigerati artisti di strada. Macy’s e lo shopping compulsivo. L’Empire State Building. Le torri gemelle che non ci sono più. L’architettura che rapisce. L’edilizia che stupisce. L’arte che lenisce. Il MoMA. Il MET. Le rotondità perfette del Guggenheim.

Il caldo atroce sulle banchine della subway. Il freddo atroce nei vagoni della subway. Aria condizionata gelida. Acqua da bere gelida. Acqua del rubinetto potabile. Acqua del rubinetto nauseante. Serbatoi giganti di acqua su ogni tetto che si rispetti.

Cuscini alti. Materassi alti. Botole nei imarciapiedi. Blatte sui marciapiedi. Topi tra i marciapiedi. Sacchi di spazzatura adagiati sopra i marciapiedi. Puzza. E pulizia. E polizia. Obesi. E palestrati. Gente cosmopolita. Fast food cosmopolita. La malia recondita del Chelsea Market. Burro d’arachidi nel cioccolato. M&m’s al cioccolato bianco. M&m’s al burro d’arachidi. Pancakes impilati. Muffin da mezzo chilo l’uno. Cheesecakes alte 30 cm. Sandwich da 20$. Steakhouse da 50$. Hamburger da 5000 Kcal. Patatine fritte ovunque. La bandiera americana ovunque. Starbuck’s ovunque. Caffè annaffiato. Caffè rovente. Caffè ustionante.

Brooklyn e quel ponte maestoso. Brooklyn e il fermento culturale. Brooklyn e il vintage. Williamsburg e gli hypster. Williamsburg e il brunch. Williamsburg e i mercatini dell’usato e non. Williamsburg e gli ebrei. E quel gradevole ritorno al passato che sa di arte, di estro, di libertà.

Lo stagliarsi di un’ambito skyline lambito dalla corrente fuggiasca del fiume Hudson.

Coney Island. La magia. L’infanzia ritrovata. L’Hotdogs di Nathan’s.

Le città nella città.

Questi strascichi di parole compiute e di frasi incompiute per rivivere in una carrellata di flashback l’atmosfera che, oltre allo smog, si respira nella grande mela. Tutto è come immaginavate, tutto è come viene propinato nelle pellicole.

New York è è la città del sogno che diventa realtà, del film che diventa realtà. È la città dei contrasti, delle contraddizioni preponderanti, della bellezza velata da una malinconica bruttezza. È la città delle esclamazioni e delle imprecazioni; delle emozioni e delle digressioni; dello stupore e della meraviglia: per quel costante fluttuare di corpi emotivamente instabili e fisicamente abili; per quel perpetuo andirivieni di automobili giganti; per quell’incessante frastuono di rumori, di suoni infranti, di luci penetranti; per quella fitta trama di edifici enormemente alti.

È una città da visitare, e poi da rivisitare, con consapevolezza. Perché New York è una giungla urbana che, inevitabilmente, vi rapirà il cuore, con quel suo ancestrale fascino caotico.

 

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